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    Tolo Tolo: Il viaggio di Checco

    Alla sua prima regia Luca Medici, in arte Zalone, prova a dare un cambio di marcia al suo cammino cinematografico.

     

     

    Dopo tanta trepidante attesa da parte dei numerosi fan e dei cassieri dei cinema italiani, arriva il quinto film di Checco Zalone che segna anche il suo esordio dietro la macchina da presa.

    Come è arcinoto, Tolo Tolo è stato preceduto e accompagnato da aspre polemiche politiche e fiumi di analisi sociologiche suscitate, e chiaramente indotte con abile mossa commerciale, dal teaser trailer del film; il video spot incentrato sulla canzoncina molleggiante “Immigrato” ha persino sollevato, nelle menti più acute, accuse di razzismo verso Zalone. A ben guardare e con il senno del poi, proprio quel trailer che apparentemente sembrava non svelare nulla del film, è molto più rivelatore di quel che poteva apparire, per almeno uno degli aspetti principali di Tolo Tolo.

    Infatti, esattamente come nel video, Zalone percorre tutto il suo lungo-metraggio sul filo del rasoio del politicamente scorretto, usando il registro del cinismo (dal cuore tenero in fondo) e del sarcasmo per evidenziare la ridicola follia dei luoghi comuni e delle ideologie che di essi si nutrono. L’operazione a volte riesce e a volte meno, ma di certo lascia nello spettatore un senso di spiazzamento che forse è il vero scopo finale di Zalone, il quale non fa mistero di ispirarsi alla grande tradizione della commedia italiana alla Dino Risi e alla Sordi.
    Ed in effetti, con questo film, Checco passa dalla comicità pura alla commedia “di costume”: così se nei precedenti quattro film, a guida Nunziante, la predominante assoluta era la risata, e i temi sottostanti (la speculazione finanziaria, il terrorismo, l’omosessualità, la precarietà, etc.) erano quasi il pretesto per scatenare gag e battute taglienti, in questo nuovo lavoro, non a caso scritto a quattro mani con Paolo Virzì, le parti si rovesciano e le trovate comiche sembrano quasi dosate per non distogliere troppo dal racconto del (simbolico) viaggio della speranza fatto dai protagonisti.

    È vero, si ride meno e questo è certamente un punto critico nella carriera di un attore o autore “brillante”, ma è anche vero che c’è più cinema. Non solo citazioni o espliciti omaggi, ma anche il chiaro intento di elevare il livello produttivo e qualitativo del film, con una struttura più solida che lascia spazio alla libertà creativa ed alla narrazione – e il termine è quanto mai appropriato, credetemi, e richiama uno dei momenti di maggiore ilarità.
    È sicuramente presto, troppo presto, per dire se Tolo Tolo segni davvero il passaggio di Zalone ad una fase più matura e meno “televisiva” del suo modo di fare film ed è probabile che gli amanti del primo Checco lo vorrebbero, o lo avrebbero preferito, forse più mattatore comico e meno interprete o regista, e non è detto che sia un punto di vista sbagliato.

    Quello che ci auguriamo da fan della prima ora del Nostro e ciò che auguriamo a Checco Zalone per il suo contributo (in ogni caso salvifico) al cinema italiano è quello di trovare lungo la sua rotta di migrante del grande schermo, un porto sicuro di approdo che non lo lasci errare nella terra di nessuno.

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  • Nymphomaniac – Volume 2: Minestrone in salsa piccante

    Il secondo volume della spericolata impresa firmata da Lars von Trier segna un decisivo passo indietro rispetto al pur non esaltante Volume I.

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    La versione del lavoro di Lars von Trier presentata nelle sale italiane è frutto di una riduzione autorizzata dallo stesso regista rispetto alla versione originale, riduzione poi suddivisa a sua volta in due parti per ragioni distributive.
    E’ quindi chiaro che si tratta in ogni caso di un unico film, ed infatti il Volume II riparte da dove si era concluso il primo “blocco”.
    Nonostante questa evidente continuità narrativa nel Volume II c’è un cambio di registro piuttosto marcato che se da un lato conduce lo spettatore nelle zone più estreme e “hard” dell’esperienza ninfomane, dall’altro mostra tutti i limiti di un’operazione artefatta o forse più semplicemente non riuscita.
    Infatti, i nuovi capitoli della pedante lezioncina di sesso e psicologia a buon mercato impartita dal Nostro, diventano via via sempre più grotteschi, surreali, infarciti di nozionismo da Bignami, e nello spettatore ben presto la curiosità lascia spazio alla noia, l’ironia al senso del ridicolo, e lo stimolo riflessivo al vero e proprio fastidio.

    Tra apparizioni mistiche da orgasmo spontaneo ed estenuanti esplorazioni nel terreno sado-maso, trovano posto l’esperienze omosessuali della protagonista (che grande provocazione!), le confessioni verginali del suo padre confessore e come se non bastasse una scivolata piuttosto disgustosa sul tema della pedofilia…
    A compimento di tutto questo trionfo del minestrone piccante, arriva un finale thriller che ancora una volta non si capisce se è volutamente comico o soltanto maldestro.
    Tirando tutte le dovute somme, semmai avesse avuto un senso per il pubblico, sarebbe stato meglio fermarsi al primo volume per quanto incompleto piuttosto che rivelare la fragilità di un lavoro che sa molto di commerciale e poco di creativo.
    Caro Lars, le bugie avranno pure i falli lunghi ma hanno sempre le gambe corte.

    Paolo Piccioli

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  • Fabrique du Cinéma sbarca al Lido di venezia

    La free press dedicata al nuovo cinema italiano ospite della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

    Una tavola rotonda per discutere tra giovani di come fare cinema oggi. Così Fabrique du Cinéma, la free press trimestrale dedicata al nuovo cinema italiano, sbarca al Lido, ospite della 70a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia con il Patrocinio della Regione Veneto.
    Il 5 settembre la Laguna diventa l’occasione per parlare di cinema under 35.  Un incontro durante il quale verrà presentato il terzo numero della rivista e proposto un dibattito e una riflessione sulla situazione attuale del giovane cinema in Italia, partendo dalle produzioni low cost, dalle distribuzioni alternative , dalle nuove forme di promozione.

    Tra gli ospiti alcuni rappresentanti delle giovani produzioni la KIMERA FILM, casa di produzione con due film all’attivo (“Et in terra Pax” e “La mia classe”), entrambi selezionati a Venezia, e la NEDIOGA FILM che peresenterà in anteprima il teaser di “Watch them fall”, la storia di un uomo in caduta libera, il cui protagonista Marco Bocci sarà presente insieme al regista Kristoph Tassin e il produttore Pierpaolo Cortesi.

    Interverranno anche Andrea Iervolino, che presenterà la sua esperienza di distributore all’estero e  CUBOVISION, l’offerta Tv on demand di Telecom Italia, presente al Festival di Venezia come co-produttore del film di Ettore Scola su Fellini Che strano chiamarsi Federico del quale proporrà in esclusiva l’anteprima Tv,  quale rappresentante della nuova distribuzione digitale.

    Spazio inoltre al teaser del nuovo film di Roan Johnson, “Fino a qui tutto bene”, realizzato da una troupe interamente under 35.  Tra i protagonisti Alessio Vassallo e Isabella Ragonese.
    Partner dell’evento: Accademia del Cinema Italiano, Regione Veneto, Veneto Film Commission e Roma Lazio Film Commission.

    Appuntamento al 5 settembre alle 17 all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia (Sala Tropicana, 1- Ente dello spettacolo).
    A seguire alle 22 l’evento di presentazione del terzo numero della rivista Fabrique du Cinéma, in collaborazione con Mirko Negri presso il Green Carpet Club “La Pagoda”, Lungomare Guglielmo Marconi, 23.

     

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