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    Venezia 74.: Arrivano John Woo e Andrea Segre

    Tre nuovi titoli, presentati in anteprima mondiale, entrano nel cartellone della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (30 agosto – 9 settembre). I tre film che completano il programma sono:

    Zhuibu (Manhunt), è l’atteso ritorno di John Woo al thriller poliziesco che lo ha reso famoso con The Killer e Hardboiled. Remake contemporaneo di un classico giapponese del genere, è la storia di un uomo cinese incastrato per omicidio in Giappone, che tenta di riabilitare il suo nome mentre deve sfuggire alla caccia della polizia giapponese e agli attacchi di misteriosi killer. John Woo (A Better Tomorrow, Face/Off – Due facce di un assassino) ha ricevuto a Venezia il Leone d’oro alla carriera nel 2010. Il film verrà presentato Fuori Concorso.

    L’ordine delle cose di Andrea Segre (Io sono Li, La prima neve) racconta la storia di Corrado, poliziotto di una task force specializzata nella gestione del sistema di controllo dei flussi migratori. Corrado riceve il compito di coordinare una delicata missione in Libia e lì incontra Swada, una donna somala che sta cercando di raggiungere il marito in Finlandia. Il film verrà presentato in Proiezioni speciali.
     
    L’Enigma di Jean Rouch a Torino – Cronaca di un film raté di Marco di Castri, Paolo Favaro, Daniele Pianciola è un documentario che racconta la storia di quello che fu un vero “laboratorio d’idee”, e la nascita del film che ne è derivato: Enigma. Il documentario ricostruisce i due anni che intercorsero tra l’arrivo di Jean Rouch e la conclusione del progetto, attraverso la voce dei suoi protagonisti in dialogo con un materiale straordinario: oltre 20 ore di making of. Il film sarà presentato all’interno della sezione competitiva Venezia Classici – Documentari.

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    Detroit di Kathryn Bigelow alla Festa del Cinema di Roma 2017

    Antonio Monda mette a segno un altro colpo e porta alla  dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma (26 ottobre – 5 novembre 2017) il nuovo attesissimo film di Kathryn Bigelow, Detroit.

    Cinque anni dopo Zero Dark Thirty e nove dopo The Hurt Locker, il film che le valse il premio Oscar per la miglior regia (prima e unica donna ad averlo ottenuto in questa categoria), Kathryn Bigelow torna dietro la macchina da presa per firmare un’opera di straordinaria intensità: Detroit rievoca infatti uno dei più tragici e sanguinosi episodi della storia statunitense, la sommossa che ha attraversato le strade della metropoli americana esattamente cinquant’anni fa, fra il 23 e il 27 luglio 1967.

    “Un nuovo film straordinario di una grandissima regista – ha commentato Monda – Un’opera potente e magistrale che riesce a rimanere asciutta senza cadere nella trappola del film denuncia, pur raccontando agghiaccianti episodi del passato che evocano, drammaticamente, fatti di tragica attualità. È un grande onore presentare un film di questa qualità alla Festa del Cinema”.

    Il film, scritto dal premio Oscar Mark Boal, alla terza collaborazione con Bigelow, ospita nel cast, fra gli altri, John Boyega (Star Wars: Il risveglio della Forza), Will Poulter (The Revenant), Jacob Latimore (Collateral Beauty), Jack Reynor (Transformer 4) e Hannah Murray (Game of Thrones).

    IL TRAILER

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  • Tutto o niente, il film con Jake Johnson su Netflix

    Eddie Garrett, interpretato da Jake Johnson, non è un vincente, ma un tossicodipendente che parcheggia le macchine per vivere. Sta scivolando attraverso la vita un debito alla volta, sprecando in ogni momento in cui potrebbe essere anche leggermente diverso. Il fratello maggiore (Joe Lo Truglio) cerca sempre di convincere Eddie a crescere e a lavorare per la famiglia, ma Eddie è convinto di raggiungere prima o poi una grande vincita. Un giorno egli si imbatte in un sacchetto misterioso durante il suo turno di lavoro, e vede una luce alla fine del tunnel. La borsa misteriosa è piena di soldi ma lasciarla nelle mani di un tossicodipendente non è il più grande dei piani come si può immaginare.

    La discesa di Eddie verso il fondo avviene in modo rapido e prevedibile, nel film Tutto o Niente prodotto da Netflix, co-scritto dallo stesso Johnson e dal regista Joe Swanberg(Drinking Buddies). Sono stati diversi i film e le serie tv che trattano il mondo del gioco d’azzardo, anche oggi che sono molto diffusi i siti di giochi e casinò online come Netbet. Il film è tuttavia anche dolce, divertente e incoraggiante, anche se la maggior parte dei telespettatori potrebbe descriverlo come “un tossicodipendente che gioca d’azzardo e accetta di controllare un sacco di soldi mentre il suo amico criminale va in prigione”.
    Per chi lo ha seguito già nella sitcom New Girl, Jake Johnson è molto divertente da guardare anche in questo film, mentre sconvolge la sua strada da uno scenario peggiore all’altro. Il suo co-protagonista Lo Truglio è fresco e brillante, ma anche simpatico come il fratello di Eddie, Ron. Adora Eddie, ma combatte anche da anni le stesse lotte, quindi si rifiuta di essere un pushover o un pulsante di reset per risolvere i problemi di Eddie. Vuole che suo fratello stia bene, ma non continuer a permettergli di a fare sempre confusione in tutte le cose.

    Come accennato in precedenza, c’è anche una storia romantica che coinvolge Eddie, con Eva, una mamma single. Tutto o Niente ha uno script prevedibile e sottrae un certo lavoro di carattere solido al cast, che è un peccato perché il trailer promette bene come potete vedere di seguito.

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    Addio a Jeanne Moreau

    Ci lascia a 89 anni l’icona più spregiudicata e irriverente del cinema francese. Jeanne Moreau si è spenta nella notte nella sua casa di Parigi; a darne l’annuncio l’agente dell’attrice.
    Louis Malle disse di lei: “La più essenziale qualità della Moreau è la sua capacità di essere quasi brutta e, dopo dieci secondi, di girarsi ed essere incredibilmente bella. In ogni caso Moreau è sempre se stessa“, mentre Orson Welles la definì “la più grande attrice del mondo”.
    Enorme talento, figlia di una ballerina inglese e di un albergatore d’oltralpe, Jeanne Moreau nacque a Parigi il 23 gennaio 1928 e mosse i suoi primi passi nella Comedie Française, dopo essersi iscritta di nascosto ai corsi di recitazioni tenuti da Denis d’Inès (debuttò in teatro, ad Avignone, nel 1947).
    Imprevedibile e instabile, sempre desiderosa di libertà, rescisse il contratto di quattro anni con la Comedie, per tornare a fare teatro per conto suo e iniziare il suo formidabile percorso cinematografico.
    Le sue prime apparizioni sono in thriller di serie B, i Grisbi movie con Jean Gabin, ma l’incontro con Malle fu essenziale per la sua notorietà e per diventare l’attrice più scandalosa di Francia, con film come Ascensore per il patibolo e Gli Amanti, ruoli forti e scabrosi che la trasformano in un sex symbol internazionale.
    Nel 1960 ottiene la Palma d’Oro come migliore attrice per Moderato cantabile di Peter Brook, ma non si monta la testa e ai salotti vip preferisce la frequentazione di intellettuali e scrittori (suoi grandi amici sono stati Jean Cocteau, Jean Genet, la coppia Henry Miller e Anais Nin e l’adorata Marguerite Duras). Avvezza a qualsiasi eccesso, ha iniziato con le mille sigarette che le hanno reso la voce arrochita e inconfondibile e l’alcol, un problema serio, curato solo recentemente con grande difficoltà.

    L’incontro con François Truffaut è fondamentale: il regista francese le regala il suo ruolo più bello, quello di Catherine in Jules e Jim. I primi anni Sessanta sono i migliori di Mademoiselle Moreau, con l’interpretazione di Lidia in La notte di Michelangelo Antonioni, cui seguono Eva di Joseph Losey, Il Processo di Orson Welles e Il diario di una cameriera di Luis Bunuel, una sequela di capolavori che farebbe impallidire chiunque. Malle la dirige accanto a Brigitte Bardot in Viva Maria!, un film che nel 1965 fu un successo commerciale.
    La vita sentimentale di Jeanne Moreau è stata molto movimentata e libera da pregiudizi o etichette: a parte due matrimoni subito liquidati (l’ultimo, con il regista William Friedkin, durato solo due anni), alcuni dei suoi amori furono Malle, Lee Marvin, Pierre Cardin e Tony Richardson, da cui Vanessa Redgrave chiese il divorzio per flagrante adulterio con la scandalosa bruna del cinema internazionale. La Moreau è stata la sola attrice a presiedere, a tutt’oggi, due volte la giuria del Festival di Cannes (nel 1975 e nel 1995), ha vinto un Leone d’Oro alla carriera nel 1992, è stata la prima donna a entrare nella Academy des Beaux.-Arts e nel 1998 ha ricevuto dalle mani della sua più cara amica degli ultimi anni, Sharon Stone, il premio alla carriera dell’American Academy of Motion Pictures.
    In un tripudio di riconoscimenti fu nominata anche ai Razzie Awards nel 1984, per la più brutta canzone dell’anno, ‘Young and Joyful Bandit’ in Querelle de Brest di Fassbinder. Ha anche coprodotto dei film, come accadde per Jules e Jim, che rischiava di non essere finito per mancanza di danaro, ma consapevole dell’importanza della pellicola, l’attrice diede a Truffaut tutti i risparmi accumulati fino a quel momento.

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    Venezia 74: Ecco il programma del festival

    Si rammarica di non essere riuscito a portare al Lido il nuovo film di Richard Linklater che invece aprirà il New York Film Festival e il western di Scott Copper con Christian Bale che finirà in anteprima internazionale a Toronto. Ma Alberto Barbera, direttore della Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è profondamente soddisfatto del programma della 74esima edizione annunciato nel corso della abituale conferenza stampa romana e che si presenta subito con una novità: la Venice Virtual Reality, nuovissima sezione dedicata al virtuale, un campo “frequentato da molti autori e cineasti curiosi di sperimentare le potenzialità delle nuove tecnologie”.

    Parole di elogio poi per un cinema italiano ritrovato: “Per la prima volta dopo tanti anni devo ricredermi su quanto detto del cinema italiano: i film italiani questa volta saranno tanti e di alta qualità. A eccezione di Paolo Virzì in concorso con il suo primo film in lingua inglese, ci saranno molti giovani cineasti ed esordi incoraggianti capaci di uscire dagli schemi collaudati, di inseguire nuovi modelli e di misurarsi con un cinema internazionale. Per la prima volta non avremo a che fare né con la solita commedia né con il cinema d’autore autoreferenziale; è il segno di una piccola nouvelle vague in corso, di un ricambio generazionale che invochiamo da anni. Non siamo alla ricerca di capolavori, ma di novità, di ciò che di nuovo questo cinema ha da proporre”.

    Tra concorso e sezioni collaterali la squadra tricolore svela infatti un nutrito parterre di titoli: quattro i film in gara da Amore e Malavita dei Manetti Bros, musical napoletano sulla camorra, a Hannah di Andrea Pallaoro, film con un’unica attrice in scena, Charlotte Rampling, Una famiglia di Sebastiano Riso sull’utero in affitto e The Leisure Seeker di Virzì. Fuori concorso ritroveremo Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini e Diva! Di Francesco Patierno, mentre nella sezione Orizzonti arrivano il già annunciato film di apertura Nico di Susanna Nicchiarelli,  La gatta cenerentola, animazione di Alessandro Rak (che al Lido nel 2013 aveva esordito con L’arte della felicità in Settimana della critica), la parabola surreale e grottesca di Brutti e cattivi di Cosmo Gomez e La vita in comune di Edoardo Winspeare, commedia apparentemente surreale ma fortemente realistica e radicata nel territorio salentino.

    Gli italiani divideranno la corsa con molti dei film americani rivelati dalle indiscrezioni dei giorni scorsi: Downsize di Alexander Payne che aprirà il festival; Suburbicon di George Clooney, basato su una vecchia sceneggiatura dei fratelli Coen qui riammodernata e rimaneggiata in chiave fortemente politica; The Shape of Water di Guillermo Del Toro, “il più bel film di Del Toro a metà tra ‘Il mostro della laguna nera’ e ‘La Bella e la Bestia’”; l’attesissimo e misterioso Mother! di Darren Aronofsky; Abdul Karim; Mekab, my love – Canto uno di Abdellatif Kechiche, primo capitolo di una probabile trilogia.

    Fuori concorso Vittoria e Abdul di Stephen Frears, che racconta la storia vera di un’amicizia inaspettata, quella tra la Regina Vittoria e un commesso viaggiatore, First Reformed di Paul Schrader, Loving Pablo di Fernando Léon de Aranoa con Penelope Cruz e Javier Bardem, due titoli Netflix: la miniserie Wormwood di Errol Morris e il già annunicato film con Jane Fonda e Robert Redford Our Souls at Night di Ritesh Batra. Il red carpet farà scintille: confermati quasi tutti gli interpreti e i registi da Guglielmo Del Toro a George Clooney, Matt Damon, Sienna Miller, Vince Vaughn, Penelope Cruz, Javier Bardem, Jennifer Lawrence, Helen Mirren.

     

     

    CONCORSO
    Human Flow di Ai Weiwei
    Mother! di Darren Aronofski
    Suburbicon di George Clooney
    The Shape of Water di Guillermo Del Toro
    L’Insulte di Ziad Doueri
    Mektoub, My Love: Canto uno di Abdellatif Kechiche
    La villa di Robert Guédiguian
    The Third Murder di Hirokazu Kore-eda
    Jusqu’à La Garde di Xavier Legrand
    Lean On Pete di Andrew Haigh
    Foxtrot di Samuel Maoz
    Three Billboards Outside Ebbing, Missouri di Martin McDonagh
    Hannah di Andrea Pallaoro
    Angels Wear White di Vivian Qu
    Amore e malavita dei Manetti Bros.
    First Reformed di Paul Schrader
    Sweet Country di Warwick Thornton
    The Leisure Seeker di Paolo Virzì
    Una Famiglia di Sebastiano Riso
    Ex Libris  The New York Public Library di Frederick Wiseman

    FUORI CONCORSO
    Eventi speciali
    Casa d’altri di Gianni Amelio (cortometraggio)
    Michael Jackson’s Thriller 3D di John Landis
    Making of Michael Jackson’s Thriller di Jerrry Kramer

    Film
    Our Souls at Night (Netflix) di Ritesh Batra
    Il signor Rotpeter di Antonietta De Lillo
    Vittoria e Abdul di Stephen Frears
    La Mélodie di Rachid Hami
    Outrage Coda di Takeshi Kitano (film di chiusura)
    Loving Pablo di Fernando Léon de Aranoa
    Zama di Lucrecia Martel
    Wormwood (Miniserie Netflix) di Errol Morris
    La Fidèle di Michael R. Roskam
    Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini
    Brawl in Cell Block 99 di Craig Zahler
    Diva! di Francesco Patierno

    Documentari
    Cuba and the Cameraman di Jon Alpert
    My Generation di David Batty
    Piazza Vittorio di Abel Ferrara
    The Devil and Father Amorth di William Friedkin
    This Is Congo di Daniel McCabe
    Ryuichi Sakamoto: Coda di Stephen Nomura Schible
    Jim & Andy: The great beyond. The story of Jim Carrey, Andy Kaufman and Tony Clifton di Chris Smith
    Happy Winter di Giovanni Totaro

    ORIZZONTI
    Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli
    Disappearance di Ali Asgari
    Espèces Menacées di Gilles Bourdos
    Les Bienheureux di Sofia Djama
    The Rape of Recy Taylor di Nancy Buirsky
    Caniba di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel
    Marvin di Anne Fontaine
    Invisible di Pablo Giorgelli
    Brutti e cattivi di Cosimo Gomez
    The Cousin di Tzahi Grad
    The Testament di Amichai Greenberg
    La Nuit Ou J’ai Nagé di Damien Manivel e Igarashi Kohei
    No Date, No Signature di Vahid Jalilvand
    Los versos del olvido di Alireza Khatami
    Krieg di Rick Ostermann
    West of Sunshine di Jason Raftopoulos
    Gatta Cenerentola di Alessandro Rak
    Under the Tree di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson
    La vita comune di Edoardo Winspeare

    CINEMA NEL GIARDINO
    Suburra  La serie (primi due episodi)
    Manuel di Dario Albertini
    Controfigura di Ra Di Martino
    Woodshock di Kate e Laura Mulleavy
    Tuers di Francois Troukens e Jean-Francois Hensgens
    Nato a Casal Di Principe di Bruno Oliviero

    VENICE VIRTUAL REALITY
    Melita di Nicolás Alcalá
    La Camera Insabbiata di Laurie Anderson
    The Last Goodbye di Gabo Arora
    My Name Is Peter Stillman di Lysander Ashton, Leo Warner
    Alice, The Virtual Reality Play di Mathias Chelebourg
    Arden’s Wake (Expanded) di Eugene Yk Chung
    Greenland Melting di Nonny De La Peña
    Dongducheon (Bloodless) di Gina Kim
    Nothing Happens di Uri Kranot, Michelle Kranot
    Shi Meng Lao Ren (The Dream Collector) By Mi Li
    Snatch Vr Heist Experience di Rafael Pavón, Nicolás Alcalá
    Nefertiti di Richard Mills, Kim-Leigh Pontin
    Proxima di Mathieu Pradat
    Chuang (In The Pictures) di Qing Shao
    Dispatch di Edward Robles
    The Argos File di Josema Roig
    Gomorra Vr – We Own The Streets di Enrico Rosati
    Draw Me Close, Chapters 1-2 di Jordan Tannahill
    Jia Zai Lanre Si (The Deserted) di Tsai Ming-Liang
    I Saw The Future di François Vautier
    Hver Sin Stilhed (Separate Silences) di David Wedel
    Free Whale di Zhang Peibin

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    32. Settimana Internazionale della Critica: Il programma

    Dalle parti della SIC il cinema non è in crisi. E’ il motto della trentaduesima edizione della Settimana Internazionale della Critica, seziona autonoma e parallela organizzata nell’ambito della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che svela  i suoi sette film in programma e “si presenta – ma non era un progetto, un’intenzione – come una proposta fortemente al femminile. Una messa in discussione del tradizionale monopolio maschile nei confronti dei mezzi di produzione”, fa notare il delegato generale Giona Nazzaro.

     

     

     

     

    Qui tutti i film in programma

    Concorso
    Il cratere di Luca Bellino, Silvia Luzi
    Drift di Helena Wittmann
    Les garçons sauvages di Bertrand Mandico
    Körfez di Emre Yeksan / Turchia
    Sarah joue un loup garou di Katharina Wyss
    Team Hurricane di Annika Berg
    Temporada de caza di Natalia Garagiola

    Eventi speciali fuori concorso
    Veleno di Diego Olivares (Film di chiusura)
    Pin Cushion di Deborah Haywood (Film di apertura)

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    Venezia 74.: Orizzonti, apre “Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli

    Sarà Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli (Cosmonauta, La scoperta dell’alba) il film di apertura della sezione Orizzonti della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (30 agosto – 9 settembre 2017). Il film sarà proiettato in prima mondiale nel pomeriggio del primo giorno di apertura della Mostra, mercoledì 30 agosto.
    “Questa è la storia di Nico dopo Nico. Di lei di solito si parla solo in funzione degli uomini con cui è stata da giovane: Brian Jones, Jim Morrison, Bob Dylan, Alain Delon, Iggy Pop. – ha dichiarato la regista, che torna al Lido dopo il suo esordio con Cosmonauta nel 2009Una volta in un’intervista lessi che ‘a 34 anni Nico era una donna finita’Falso. Dopo l’esperienza con i Velvet Underground Nico diventa una grande musicista. Ho voluto raccontare la sua parabola al contrario: la perdita del consenso e il cambiamento della sua immagine, hanno significato la conquista della libertà”.

    Ambientato tra Parigi, Praga, Norimberga, Manchester, tra la campagna polacca e il litorale romano, Nico, 1988 è un road-movie dedicato agli ultimi anni di Christa Päffgen, in arte Nico, musa di Andy Warhol, cantante dei Velvet Underground e donna dalla bellezza leggendaria, che vivrà una seconda vita quando inizierà la sua carriera da solista. La sua musica è tra le più originali degli anni ‘70 e ‘80 ed ha influenzato tutta la produzione musicale successiva. La “sacerdotessa delle tenebre”, così veniva chiamata, ritrova veramente se stessa dopo i quarant’anni, quando si libera del peso della sua bellezza e riesce a ricostruire un rapporto con il suo unico figlio dimenticato. Nico, 1988 racconta dei suoi ultimi tour  in giro per l’Europa degli anni ‘80, è la storia di una rinascita, di un’artista, di una madre, di una donna oltre la sua icona.
    Ad interpretarla  Trine Dyrholm (Orso d’argento per la migliore attrice a Berlino nel 2016) – nata come cantante e poi attrice feticcio di Susanne Bier e Thomas Vinterberg.

     

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    Venezia 74.: Leone alla carriera a Jane Fonda e Robert Redford

    Andranno a Jane Fonda e a Robert Redford i Leoni d’oro alla carriera della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (30 agosto – 9 settembre 2017).
    La consegna avverà venerdì 1 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, prima della proiezione Fuori Concorso del film di Netflix Our Souls at Night, diretto da Ritesh Batra e interpretato dai due attori.

    “Poche star hollywoodiane hanno avuto una vita contraddistinta da atteggiamenti altrettanto risoluti e fieri come quelli esibiti da Jane Fonda nel corso della sua carriera professionale. – ha dichiarato il direttore della Mostra, Alberto BarberaUn’esistenza segnata da passioni intense, vissute all’insegna dell’indipendenza da ogni forma di conformismo, con una generosità toccante e vulnerabile. Di volta in volta, attivista politica e sociale, sex symbol, scrittrice, icona femminista, produttrice, profeta dell’esercizio fisico, ma soprattutto attrice di straordinario successo e non comune talento, Jane Fonda è tra le maggiori protagoniste della scena cinematografica contemporanea. Il Leone d’oro alla carriera è il tributo doveroso all’impegno personale e alle brillanti qualità di un’interprete che ha saputo dar vita a personaggi indimenticabili, controversi e disparati, dando prova di un’incessante capacità di reinventarsi, pur rimanendo fedele a se stessa, ai propri valori, al proprio indiscusso talento d’artista”.

    “Attore, regista, produttore, ambientalista, ispiratore e fondatore di quel brillante esperimento cinematografico chiamato Sundance: sia di fronte che dietro alla macchina da presa, sia quando ha difeso la causa del cinema indipendente o quella del nostro pianeta, Robert Redford ci ha accompagnato attraverso cinquant’anni di storia americana con una combinazione di rigore, intelligenza e grazia che resta insuperabile. – proegue Barbera – Piuttosto riluttante a ricoprire il ruolo di star, sin dagli inizi della carriera Redford ha utilizzato il proprio talento e il successo per realizzare film su tematiche a lui care e aprire la strada ad altri registi indipendenti al pari di sé. Attore istintivo e allo stesso tempo riflessivo, dotato di una scrupolosa attenzione per il dettaglio, come regista Redford ha dimostrato di essere un eccezionale narratore. La sua dedizione ai personaggi e alle storie è andata di pari passo con l’impegno e la passione per la complessa bellezza e per i valori del nostro mondo in continua evoluzione”.

     

    Basato sul romanzo di Kent Haruf, adattato per lo schermo da Scott Neustadter e Michael H. Weber (Colpa delle stelle), Our Souls at Night comincia quando la vedova Addie Moore (Jane Fonda) si presenta a sorpresa dal suo vicino di casa, il vedovo Louis Waters (Robert Redford). In quella cittadina in Colorado sono stati vicini per decenni, ma fino a quel momento con pochi contatti. Il film verrà distribuito in tutto il mondo da Netflix nel 2017.

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    Addio a George Romero

    Se ne è andato a 77 anni dopo una breve battaglia” contro un cancro ai polmoni, come ha annunciato il suo agente. Quando George Romero è morto era nella sua casa di Toronto, accanto a lui la moglie. Il papà degli zombie del grande schermo, creatore di un mondo e un immaginario cinematografico che ha formato un’intera generazione, si è spento così domenica scorsa.
    Romero era nato a New York il 2 febbraio 1940. Fin da piccolissimo è un cineamatore assai precoce: a 14 anni vince un premio con un suo home-movie e succesivamente studia pittura e scultura, fa l’attore e il regista a teatro (a Pittsburg, dove frequenta la Carnegie Mellon University). Diventa un richiesto regista di spot pubblicitari e guadagna abbastanza soldi da fondare una società di produzione e distribuzione. Nel 1968 esordisce sul grande schermo, inaugurando una carriera di autore horror che lo farà apprezzare molto dai cinefili: La notte dei morti viventi è girato con attori improvvisati e scarsi mezzi, ma rivela subito la sua capacità di far nascere il terrore dalla realtà stessa, e dalle ossessioni contemporanee. Il successivo La città verrà distrutta all’alba allude al Vietnam e, come il precedente, è sarcastico sulla provincia americana e le tensioni della società contemporanea. Il grottesco Wampyr ci fornisce invece una versione necrofila, minimalista e assai intellettualizzata del mito del vampirismo (affine a questo è il meno riuscito La stagione della strega, sul cui set George conosce la seconda moglie, l’attrice Christine Forrest, che sposa nell’81 dopo il divorzio con la produttrice Nancy ).
    Attento e scaltro nella costruzione del racconto, nel 1978 Romero esplode con Zombi, dove si avvale della collaborazione di Dario Argento: si tratta di una continuazione ideale della sua opera prima, atto ‘cruciale’ di una saga che vede i morti viventi invadere tutto il pianeta e la lotta contro di loro acquistare sempre più l’aspetto di una guerra civile. La disperata critica alla società dei consumi prosegue sette anni dopo con il radicale Il giorno dei zombi, brutale ma suggestivo, e sempre rigoroso nello stile e nei contenuti.
    Negli anni Ottanta il regista newyorchese si mette in evidenza per alcuni simpatici divertissment (il truce I cavalieri e il fumettistico Creepshow) ma anche per quello che per molti è il suo miglior film: Monkey Shines Esperimento nel terrore è denso di metafore, tocca corde profonde, non mostra ma allude, creando così un clima di sottile angoscia. Dopo un film a quattro mani con Argento Due occhi diabolici, Romero ricorre a Stephen King per l’affascinante La metà oscura, riflessivo e angoscioso, che getta luce sulle parti più segrete della psiche. Sempre meno attivo, fa un passo falso con Bruiser (sociologizzante come sempre ma ‘patinato’) per poi tornare al tema che l’ha reso un autore ormai mitologico: nel 2005 il regista (che non ha mai abbandonato Pittsburhg e vi ha ambientato buona parte dei suoi film) firma La terra dei morti viventi, quarta parte della saga sui morti viventi, la cui protagonista è la figlia del suo antico sodale, Asia Argento. Seguirà nel 2007 Le cronache dei morti viventi e nel 2009 il suo ultimo film,  Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti, presentato alla 66° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

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