LOGO adv-468x60
  • ,

    Festa del Cinema di Roma 2017: Premio alla carriera a David Lynch

    Prime anticipazioni dalla dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma in programma dal 26 ottobre al 5 novembre 2017 e diretto per il terzo anno da Antonio Monda.
    Come nelle ultime edizioni ampio spazio sarà dedicato agli Incontri Ravvicinati con registi, attori e grandi personalità del mondo della cultura: quest’anno il protagonista più atteso è David Lynch che il festival celebrerà con un Premio alla Carriera a quarant’anni dall’uscita del suo primo lungometraggio, Eraserhead. Il cineasta statunitense, che ha ridefinito il cinema contemporaneo con il suo stile onirico e visionario, incontrerà il pubblico e ripercorrerà la sua straordinaria opera da The Elephant Man a Mulholland Drive, da Blue Velvet a Inland Empire fino alla serie cult I segreti di Twin Peaks. Con gli spettatori dell’Auditorium, Lynch parlerà anche dei tre film che hanno maggiormente influenzato la sua carriera, come di Federico Fellini.

    Spazio poi a Ian McKellen, straordinario attore shakespeariano, vincitore di un Golden Globe e di due Tony Award, candidato a due premi Oscar, conosciuto in tutto il mondo come Magneto, nella saga cinematografica degli “X-Men”, e Gandalf, nelle trilogie de “Il Signore degli Anelli” e de “Lo Hobbit”. McKellen condividerà con gli spettatori il suo profondo amore per il cinema, in particolare per il genio comico di Jacques Tati.
    Monda invita a Roma anche Xavier Dolan, premio della Giuria al Festival di Cannes 2014 per Mommy e Grand Prix 2016 per È solo la fine del mondo. Il giovane autore canadese sarà sul palco dell’Auditorium per parlare della sua carriera di artista a tutto tondo.
    L’altro appuntamento sul palco dell’Auditorium è con Chuck Palahniuk, scrittore di culto, surreale, anticonvenzionale e controverso, che si è fatto conoscere dalla platea internazionale con il suo primo romanzo, Fight Club, divenuto un successo planetario in seguito alla straordinaria trasposizione cinematografica firmata da David Fincher. L’Incontro Ravvicinato con Palahniuk si chiamerà “American Gothic”: lo scrittore parlerà al pubblico dei film dell’orrore che lo hanno maggiormente entusiasmato e inquietato.

    L’ultimo, almeno per ora, degli incontri annunciati èquello con Vanessa Redgrave, una delle massime interpreti viventi, con 
    una carriera di oltre cinquanta anni alle spalle che l’hanno vista recitare per alcuni grandi autori come Michelangelo Antonioni (Blow-Up), Fred Zinnemann (il suo Giulia le è valso un Oscar come miglior attrice non protagonista), Sidney Lumet, James Ivory, Brian de Palma.

    La Selezione Ufficiale comprenderà circa 35 lungometraggi. Fra questi Logan Lucky di Steven Soderbergh, film corale che rievoca circostanze e temi della trilogia di ‘Ocean’. Nella sua nuova pellicola, il regista premio Oscar racconta le fasi di una complessa e rischiosa rapina che si compie nel corso di una delle più note e adrenaliniche gare Nascar. Il cast di star è composto da Channing Tatum, Adam Driver, Riley Keough, Daniel Craig, Seth MacFarlane, Katie Holmes, Hilary Swank, Katherine Waterston e Sebastian Stan.

    Evento speciale NYsferatu di Andrea Mastrovito, speciale evento fra cinema e musica con l’accompagnamento dal vivo dell’Orchestra “Luigi Boccherini” di Lucca. L’artista italiano, che vive e lavora a New York, ha ridisegnato a mano uno dei capolavori del cinema muto, Nosferatu, realizzato nel 1922 da Friedrich Wilhelm Murnau. Il risultato finale – che ha richiesto un’enorme sforzo produttivo, tre anni di lavoro e circa trentamila tavole – è quello di un film d’animazione ambientato in una cupa e misteriosa New York dei nostri giorni, segnata da tensioni razziali nei confronti degli immigrati.

    “La scuola italiana” è il titolo invece della retrospettiva curata da Mario Sesti e realizzata in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e Centro Sperimentale di Cinematografia.
    La retrospettiva è stata pensata per mettere in luce, indagare e approfondire il lavoro fondamentale, ma spesso meno noto, di alcuni grandi professionisti – dai direttori della fotografia ai montatori, dagli scenografi ai costumisti – che hanno contribuito a fare la storia del nostro cinema, senza dimenticare l’apporto che questi hanno dato ai film di grandi autori internazionali.

    Tra i restauri che verranno presentati alla prossima Festa del Cinema tre grandi opere del cinema italiano: Dillinger è morto di Marco Ferreri, Miseria e nobiltà di Mario Mattoli (entrambi in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia) e Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo (con Istituto Luce Cinecittà).
    L’arte contemporanea diventa da quest’anno protagonista alla Festa del Cinema con un’installazione che nasce dalla creatività e dall’interazione di sei artisti, sei scrittori e sei registi. Le opere di Piero Pizzi Cannella, Hidetoshi Nagasawa, Roberto Pietrosanti, Marina Sagona, Giuseppe Salvatori e Marco Tirelli dialogano con la penna di Edoardo Albinati, Claudio Damiani, Jhumpa Lahiri, Marco Lodoli, Aurelio Picca ed Elena Stancanelli. La narrazione che ne emerge si fa immagine attraverso sei cortometraggi di giovani registi che saranno proiettati negli spazi dell’Auditorium. L’opera è ideata da Simona Marchini per Associazione Culturale Palatina con la consulenza amichevole del Centro Sperimentale di Cinematografia.
    Dopo il successo dello scorso anno, la Festa del Cinema torna a parlare del ruolo della critica internazionale con alcune grandi firme del giornalismo come A.O. Scott (“The New York Times”) e Justin Chang (“Los Angeles Times”). Al dibattito contribuirà anche la storica del cinema Annette Insdorf.
    Come ogni anno, il Direttore Artistico e i membri del Comitato di Selezione condivideranno con il pubblico una breve rassegna di film che hanno segnato la loro passione per la settima arte. Dopo il western, la scelta verrà effettuata, per questa dodicesima edizione, all’interno del musical. Ciascun film sarà accompagnato da un incontro con autori, attori e ospiti; inoltre, prima di ogni proiezione della prossima Festa del Cinema, gli spettatori potranno assistere a brevi pillole dei musical più celebri ed evocativi.

     

    Read more »
  • ,

    XV Ischia Film Festival: la parola a John Turturro

    All’Ischia Film Festival è il giorno di John Turturro, che stasera riceverà dai direttori artistici del festival Michelangelo Messina e Boris Sollazzo l’IQOS Innovation Award, mentre il pubblico potrà godersi una splendida conversazione tra l’attore e regista americano e il critico e giornalista cinematografico Gianni Canova. Una replica del magnifico incontro tra Turturro e la stampa di questa mattina, durante la quale si è ripercorsa in parte la sua carriera, ma che ha soprattutto svelato il suo futuro.

    E c’è molto nel futuro di Turturro, a partire da un progetto a lungo accarezzato: “Alcuni anni fa ho passato molto tempo a lavorare duramente a un adattamento di Questi Fantasmi di Eduardo De Filippo, un artista che ammiro tantissimo. L’ho dovuto mettere da parte per un po’, ma adesso sta prendendo forma nuovamente. Ho già degli impegni fissati,  ma è un film che potrebbe succedere tra non molto, anche perché credo sia una storia più che mai attuale”. Una ulteriore connessione a Napoli, che Turturro ha celebrato nel suo film Passione, che presenterà stasera al pubblico dell’Ischia Festival. “Non penso di essere un esperto di Napoli, ma qualcosa so e ho capito. È un posto speciale, ricco di persone di talento, e credo che sia bello e importante che la cultura napoletana venga celebrata nel mondo con la grande produzione che la HBO sta costruendo per trasporre i quattro romanzi di Elena Ferrante, che ho letto e amati moltissimo”. Napoli torna nelle parole di Turturro anche quando si parla di cinema italiano. “Ho visto a New York Indivisibili di Edoardo De Angelis, l’ho trovato un film magnifico e mi piacerebbe moltissimo lavorare con le due attrici protagoniste, davvero eccezionali. Poi amo molto Paolo Sorrentino, Matteo Garrone, ovviamente mi piacerebbe girare un film con loro, così come sarebbe magnifico poter recitare con Toni Servillo”.

    Non poteva mancare una domanda sulla situazione politica statunitense, e anche qui Turturro non dimentica l’Italia. “La vittoria di Trump è figlia di molti fattori, ma una delle cause maggiori sono convinto sia da attribuire  al successo della reality tv, e in Italia sapete bene cosa intendo, dato che un vostro ex primo ministro ha usato gli stessi metodi da showman”.
    Tornando al cinema, nel prossimo film Turturro torna alla regia e soprattutto nei panni di un personaggio reso celebre dai fratelli Coen ne Il grande Lebowski, il giocatore di bowling Jesus Quintana. “In realtà è un personaggio che già esisteva e che avevo creato per una commedia. Adesso sono riuscito ad acquisirne i diritti, ed è stato molto difficile, e l’ho inserito in una storia completamente diversa. Il film è il remake di I santissimi e racconta quanto gli uomini sappiano essere stupidi con le donne. Nel film con me ci sono Bobby Cannavale, Susan Sarandon, Audrey Tatou, Sonia Braga e in un cameo Christopher Walken. Il film è finito e potrebbe esordire alla Mostra del cinema di Venezia”.

    Turturro è anche tra i protagonisti del quinto episodio di Transformers, campione d’incassi del weekend in Italia. Alla domanda perché far parte anche di questo capitolo della saga, l’attore ha pragmaticamente risposto: “Tengo famiglia, e soprattutto con Transformers posso permettermi di fare i piccoli film che amo”.

    Read more »
  • ,,

    Transformers: L’ultimo cavaliere – Robottoni alla tavola rotonda

    Mark Wahlberg, Anthony Hopkins e il regista Michael Bay ci portano di nuovo nel mondo degli Autobot con Transformers: L’ultimo cavaliere, quinto capitolo della saga dedicata ai giocattoli della Hasbro. In sala dal 22 giugno. 

    Robot trasformabili, catastrofi planetarie, eroi ed eroine senza macchia e senza paura. Torna il grand cirque du Transformers che stavolta, oltre alla consueta caciara, si porta dietro anche re Artù, la tavola rotonda, un nobiluomo da Oscar e un maggiordomo robotico. Siamo al quinto capitolo di una saga tra le più fortunate di Hollywood, intitolato Transformers: L’ultimo cavaliere, e oltre al solito serraglio di giganti di ferro ispirati ai giocattoli della Hasbro ci sarebbe un cast di primo piano composto da Mark Wahlberg, John Turturro e Stanley Tucci, più qualche nuova aggiunta, a cominciare dal beniamino dell’Academy Anthony Hopkins e dalla protagonista femminile, l’affascinante attrice britannica Laura Haddock. In cabina di regia, per la quinta volta di seguito, c’è Michael Bay e allora non potranno che essere botti e botte da orbi.

    La trama prende quota direttamente ai tempi di Camelot dove re Artù e compagnia si trovano alle prese con un nemico implacabile e dei nuovi alleati, ma presto si ritorna al presente dove il valoroso leader Optimus Prime viene convinto da una sorta di strega robotica che per salvare il pianeta natio, Cybertron, bisogna distruggere la Terra. A opporsi al piano è un manipolo di valorosi, a cominciare dall’inventore Cade Yeager (Wahlberg), accompagnato dal fido Bumblebee, per finire con la scienziata inglese Vivien Wembley (Haddock), che nasconde un legame con un antico manufatto del passato. A dirigere le fila dei guerrieri anti-apocalisse il nobile Sir Edmond Burton (Hopkins), mentre i malvagi Decepticon, guidati dall’altrettanto malvagio Megatron, non esiteranno comunque a dire la loro.

    La sfida, per lo spettatore distratto, potrebbe essere quella di distinguere un film dei Transformers dall’altro. Ma stavolta più di altre si correrebbe il rischio di commettere una piccola ingiustizia perché, anche solo per il tono generale, L’ultimo cavaliere è abbastanza diverso dai suoi predecessori. Con il capo dei buoni inconsapevole alleato del male, con l’esercito a stelle e strisce schierato contro i protagonisti, e un’apocalisse più inquietante del solito questo quinto capitolo è sicuramente il più dark della saga, pur rimanendo sempre nei rigidi confini dell’intrattenimento per famiglie. Per il resto il fracasso è sempre quello, il quoziente di computer graphics in ogni scena è – se possibile – aumentato e migliorato ma in generale Transformers: L’ultimo cavaliere è un film che sa di non doversi prendere troppo sul serio. Forse perché i tre sceneggiatori (gli Art Marcum e Matt Holloway di Iron Man e il Ken Nolan di Black Hawk Down) e il supervisore Akiva Goldsman si sono resi conto di narrare le gesta di un gruppo di robot alieni che si trasformano in automobili e combattono al fianco di Merlino e re Artù, forse perché l’alleggerimento comico funziona, affidato com’è a tanti personaggi e situazioni, dal comico Jerrold Carmichael, nel ruolo della spalla di Cade, al robot Hound, doppiato in originale da John Goodman, da un cinico Turturro a uno Stanley Tucci nelle vesti di un mago ubriacone. Se la cavano degnamente in questo senso anche Wahlberg e la Haddock che mostrano un’ottima chimica sul set mettendo in scena una serie di spassosi battibecchi.

    In definitiva Transformers: L’ultimo cavaliere è probabilmente uno dei capitoli più riusciti di una saga insensata ma discretamente divertente, confezionata per un pubblico di adolescenti golosi di popcorn e per qualche inguaribile nostalgico che ha voglia di tornare a spolverare i giocattoli dell’infanzia. Peccato solo che gli elementi positivi finiscano per perdersi spesso in quel fracasso che accompagna ogni film di Michael Bay, fracasso che probabilmente era messo lì per coprire gli elementi negativi. E allora si torna alla sfida di cui sopra. Basterà qualche pizzico di novità a far distinguere questo quinto capitolo dai quattro precedenti?

    Read more »
  • ,

    Civiltà perduta: La giungla nel destino

    In Civiltà perduta uno dei maestri del cinema indipendente americano, James Gray, ci racconta la storia vera dell’esploratore Percy Fawcett. Con Charlie Hunnam, Robert Pattinson, Sienna Miller e Tom Holland. In sala dal 22 giugno.

    Un segreto nascosto nella giungla, un esploratore, un uomo in cerca di gloria e di riscatto sociale. Ce ne sarebbe abbastanza per impiattare un blockbuster alla Indiana Jones o per dare alle stampe un romanzo di Wilbur Smith e invece Civiltà perduta è il nuovo dramma di una delle voci più celebrate del cinema indipendente americano, quel James Gray che magari non sarà mai stato profeta in patria ma che è sempre conteso dai festival europei più prestigiosi, Cannes e Venezia in primis. Al suo fianco in questa spedizione al quinto angolo del mondo un cast eterogeneo composto da Charlie Hunnam, attore reso celebre dalla serie tv Sons of Anarchy, da Sienna Miller, dal Robert Pattinson di Twilight e dal prossimo Spider-Man del grande schermo Tom Holland.

    La storia è quella vera di Percy Fawcett (Hunnam), militare britannico che all’inizio del secolo scorso accetta di partecipare a una spedizione in una zona remota dell’Amazzonia e lì trova le tracce di una misteriosa civilizzazione che costringerebbe la polverosa accademia inglese a riscrivere secoli di luoghi comuni coloniali sull’inferiorità razziale degli indios. Contro tutto e tutti, compreso se stesso, Fawcett lascerà a casa moglie e figlio (Miller e Holland) e si impegnerà fino all’ossessione in questa missione impossibile in una terra quantomai ostile.

    Nella scelta di adattare per il grande schermo il romanzo di David Grann, giornalista del New Yorker che ha dedicato anni della sua vita allo studio della figura di Fawcett e delle sue spedizioni, James Gray si incammina per un sentiero battuto da tanti grandi del cinema, il sentiero di un dramma che si lascia sedurre più dallo spessore dei suoi personaggi che non dal fascino semplice dell’avventura. E così nei meandri della sua Amazzonia (Civiltà perduta è stato girato in un’area della foresta che si trova nel territorio della Colombia) riemergono ogni tanto gli echi di un passato glorioso, quelli del cinema di John Huston, da Moby Dick a L’uomo che volle farsi re, ma anche la folle ambizione dell’Aguirre di Werner Herzog e il fiume di Apocalypse Now con tutti i suoi rimandi all’opera di Joseph Conrad. E questo crocevia glorioso che riunisce cinema, storia e letteratura è tradotto da Gray in una serie di splendide immagini, catturate con grande dovizia dalla bella fotografia del collaboratore abituale Darius Khondji.

    A dispetto però del conquistador Aguirre, dell’Achab di Huston e di Herman Melville, del Kurtz di Apocalypse Now il Fawcett incarnato da Charlie Hunnam dà la caccia a un’ossessione senza essere per forza un adepto della follia. La sua vocazione, anzi, è quella del martire del progresso, portatore com’è di valori positivi scevri di ogni tenebra, una sorta di supereroe moderno applicato a un contesto classico. E anche se al personaggio manca forse quel pizzico cupo di fascino che avevano i suoi padri putativi non per questo risulta banale. E in questo senso è azzeccata anche la scelta di un attore di grande fisicità ma non solo, un novello Brad Pitt che riceve una sorta di investitura proprio dal suo nume tutelare perché è la Plan B di Pitt a produrre la pellicola.

    Il risultato è che Hunnam trova il suo personaggio cinematografico più interessante, quello che gli permetterà di mettersi meglio in mostra grazie al mescolarsi di ambizioni e determinazione, di rimpianti e del rapporto tenero che lo lega alla moglie e al figlio. Tanta materia su cui lavorare rispetto ai protagonisti monocordi di Pacific Rim e King Arthur, le due più importanti prove cinematografiche di Hunnam prima di incontrare Gray. Nelle sapienti mani del maestro di Little Odessa e di C’era una volta a New York non sfigurano neanche gli attori di contorno, un Robert Pattinson che nasconde le guance lisce da vampiro dietro una barba ispida e una personalità scontrosa ma anche Sienna Miller nel ruolo di una donna idealista ed emancipata, e Tom Holland che veste i panni di un figlio prima ribelle e poi sempre più conquistato dal sogno del padre.

    Read more »
  • ,

    Figari Film Fest: Via alla settima edizione

    Il Figari Film Fest torna a illuminare le notti di Golfo Aranci. Ieri il primo giorno di proiezioni della manifestazione, giunta alla settima edizione, e che proseguirà fino al 25 giugno nelle più suggestive location del paese ai piedi di Capo Figari.
    Nato nel 2011 il festival è dedicato al cinema giovane e indipendente, ai cortometraggi e agli esordi cinematografici dei giovani registi. La kermesse è organizzata dalla società di produzione cinematografica Diero con il prezioso sostegno del Comune di Golfo Aranci. Grazie all’instancabile lavoro del direttore artistico Matteo Pianezzi, affiancato da uno staff di organizzatori composto da Mauro Addis, Chiara Paddeu e Corso Codecasa, il Figari Film Fest è oggi una delle più importanti realtà cinematografiche italiane. “Anche quest’anno Golfo Aranci ospiterà proiezioni di cortometraggi e incontri professionali, per un evento sempre più conosciuto e apprezzato, ma soprattutto in grado di portare a Golfo Aranci produzioni di livello, giovani attori e importanti ospiti – commenta soddisfatto il sindaco Giuseppe Fasolino -. Una scommessa, quella di sette anni fa, che ha trasformato il Figari, e Golfo Aranci, in un appuntamento di riferimento per la cinematografia internazionale e sul quale l’amministrazione ha sempre creduto e investito, quale occasione di forte richiamo per il territorio“.

    Sempre numerose le star di cinema e tv che sbarcheranno in Gallura per diventare parte attiva del festival. Tra gli ospiti attesi Diana Del Bufalo, Anna Galiena, Tea Falco, Nina Senicar e Matteo Branciamore, quest’ultimo storico amico della manifestazione. Nei prossimi giorni saranno comunicati i nomi delle altre stelle del cinema ospiti dell’evento golfarancino. Il Figari Film Fest è stato presentato lo scorso 22 maggio al 70esimo festival di Cannes da Matteo Pianezzi e Mauro Addis, insieme all’assessore del Comune di Golfo Aranci Giuseppe Langella.

    Nel corso del Festival sarà consegnato il Premio speciale Guglielmo Marconi per la comunicazione a Diana Del Bufalo, vulcanica cantautrice, attrice e conduttrice televisiva,  lo scorso febbraio ospite sul palco di Sanremo, premio che nelle passate edizioni era stato assegnato a Frank Matano, La Pina e Maccio Capatonda.

    Il Figari Film Fest proseguirà fino a domenica sul lungomare di Golfo Aranci. Oggi 21 giugno, alle 21.30, la proiezione di altri sei corti: «Penality», «La gamba», «A new home», «Citipati», «Domenica» e «Caballo muertos». Giovedì 22 giugno, sempre alle 21.30, sarà la volta di «A girl like you», «Stella amore», «Pas de cadeau», «Bitch boy», «La nuit je danse avec la mort» e «Uomo in mare». Invece venerdì 23 giugno toccherà a «Ratzinger vuole tornare», «Deu ti amu!», «Gionatan con la G», «Les Misérables», «Submarine» e «Valparaiso», mentre sabato 24 giugno le proiezioni di «Mutants», «Night dancing», «Moby dick», «Good news», «A casa mia» e «Framed».

    Il festival terminerà domenica 25 giugno con la cerimonia di premiazione dei migliori corti del Figari Film Fest. In giuria l’attrice Tea Falco, protagonista delle serie di successo «1992» e «1993», e Roberto Barrueco, direttore del festival Mecal di Barcellona.

     

    Read more »
  • ,

    XV Ischia Film Festival: anteprima italiana di Riviera

    Otto giorni sotto il cielo di Ischia. O meglio, Under the Sky. Così è stata battezzata la sezione che l’Ischia Film Festival ha costruito quest’anno insieme alla piattaforma satellitare. Un cartellone trasversale che coinvolge Sky Arte e Sky Atlantic, un appuntamento serale quotidiano per godere su grande schermo di alcune delle migliori serie dell’anno programmate da Sky come The Night Of, che sarà accompagnata dal nostro premio IQOS alla carriera John Turturro, protagonista in sieme a Rhiz Ahmed di una delle più belle sorprese della stagione, scritta e diretta da Steven Zaillian e prodotta da HBO.

    Nasce invece da un’idea di Stefano Accorsi 1993, sequel di 1992 e sappiamo già prequel di 1994. Il racconto degli anni di Tangentopoli e dell’ascesa di Silvio Berlusconi ha appassionato il pubblico televisivo che già attende con ansia la prossima stagione per scoprire cosa succederà a Leonardo Notte e agli altri personaggi che si aggirano in un’Italia lontana 25 anni, eppure ancora così vicina.

    C’è spazio anche per una grande anteprima sotto il cielo di Ischia, la prima puntata di Riviera, serie ideata dal premio Oscar Neil Jordan, regista di grandi film come La moglie del soldato e Intervista col vampiro. Intepretata da Julia Stiles, già partner del serial killer Dexter in una delle più belle stagioni della serie, Riviera è una serie poliziesca sorprendente e appassionante che accompagnerà il pubblico di Sky Atlantic a partire dall’11 luglio. L’appuntamento per il pubblico di Ischia è invece fissato per il 29 giugno.

    Ci sarà spazio anche per quattro appuntamenti con i grandi documentari di Sky Arte. Si parte domenica 25 giugno con Perchè sono un genio, la storia della regista Lorenza Mazzetti, fondatrice del movimento del Free Cinema britannico negli anni Cinquanta. Il giorno dopo, lunedì 26 giugno, la Piazza d’Armi del Castello Aragonese ospiterà Guido Casali, Programming Manager di Sky Arte, che presenterà Graffiti a New York, un viaggio nel mondo dei writers della Grande Mela. Martedì 27 giugno sarà la volta di Andrea Pazienza: fino all’estremo, un doveroso e sentito ricordo di uno dei più grandi fumettisti italiani, artista straordinario prematuramente scomparso. Infine, mercoledì 28 giugno sarà la volta di Blow up di Blow up, un documentario che esplora i dietro le quinte di Blow Up, l’intramontabile capolavoro di Michelangelo Antonioni.

    Read more »
  • ,

    Biografilm 2017: All this panic, adolescenza pop

    Arriva dall’America All this panic, il documentario presentato al Biografilm Festival 2017 nella categoria Contmporary lives: diretto da Jenny Gage, fotografa e regista esordiente, con il contributo del marito Thomas Betterton, il film racconta la storia di crescita di alcune adolescenti newyorkesi fra i 15 e i 19 anni.
    L’adolescenza e la sua fine sono il punto centrale di questo racconto di formazione che cerca di cogliere uno dei momenti fondamentali della vita di ogni persona, quando ci si inizia a porre delle domande, a dover gestire stati d’animo altalenanti, quando s’iniziano a far le prime esperienze, quando a volte si vuole far di tutto per essere grandi e sfidare limiti e divieti, quando per forza di cose ci si prepara a lasciare il nido e volare verso orizzonti inesplorati. Se dopo l’infanzia si perde l’innocenza e si diventa più smaliziati, consapevoli del proprio corpo e del proprio cervello, quando si saluta l’adolescenza ci si deve preparare a perdere quel senso di protezione dato dal nucleo familiare e della scuola e a trovare il coraggio di scommettere su qualcosa di ignoto. Le ragazze protagoniste di questa storia di vita si trovano in questo momento magico e struggente allo stesso tempo. Per raccontare questo arco temporale le adolescenti sono state seguite per tre anni dalla regista e dal marito, entrambi interessati a cogliere le sfumature dei loro pensieri, seguendo le loro giornate dopo la scuola, durante le feste e durante i litigi con i propri genitori, questi ultimi relegati su uno sfondo fuori fuoco perché tanto “loro non possono capire”. Dalle immagini sul grande schermo si notano i cambiamenti fisici delle ragazze, lo slittare delle proprie priorità: prima i ragazzi, le feste, l’alcol o come hanno capito qual è il proprio orientamento sessuale; dopo il college, il divertimento notturno, la ricerca di indipendenza, la carriera fino a giungere a quella domanda che prima o poi arriva: chi sono e cosa voglio diventare. Molti film si sono promessi di raccontare il graduale e delicato, a volte doloroso, passaggio dall’adolescenza all’età adulta, chi con toni da commedia e dramma indie come Noi siamo infinito o in modo più leggero in Suxbad. Un esempio memorabile di cinema generazionale per l’entità del progetto (12 anni ci sono voluti per la sua realizzazione) e per la riuscita emozionante è Boyhood di Richard Linklater, dove il regista porta sul grande schermo la vita di un ragazzo dall’infanzia fino al momento del college. All this panic però parla di adolescenza vista al femminile e cinematograficamente parlando non si può non pensare a pellicole come Il giardino delle vergini suicide di Sophia Coppola o al più recente Mustang, entrambi incentrati a raccontare l’esigenza di scoperta e curiosità per la vita delle adolescenti protagoniste contrapposte alle proibizioni di una società bigotta da un lato e conservatrice e tradizionalista dall’altra. Il documentario di Gage riesce a catturare queste emozioni e queste paure lasciandole fortemente ancorate alla realtà quotidiana, nonostante le protagoniste siano così disinvolte di fronte la videocamera, quasi da far dimenticare allo spettatore di essere di fronte ad un documentario. La regista e il direttore della fotografia hanno lavorato a stretto braccio nella realizzazione del film. In un’intervista su Filmakermagazine.com Gage e Betterton hanno raccontato di come hanno iniziato a seguire Ginger e Lena, le due storie principali del film. I due conoscevano le ragazze da quando avevano l’età di 8 anni, le vedevano passare ogni giorno per andare a scuola con i capelli di colori diversi e si domandavano ma cosa penseranno? Da qui l’idea di seguire le ragazze per sviluppare il loro concetto di fotografia narrativa trasformandola in immagine in movimento e documento in cui per forza di cose ci si trova coinvolti. All this panic è dal punto di vista della regia estremamente curato nei dettagli rendendolo opera d’arte pop che emoziona e coinvolge, perché in fin dei conti, tutti siamo stati adolescenti.
    Federica De Masi

    Read more »
  • ,

    XV Ischia Film Festival: Claudia Cardinale omaggia Squitieri

    L’attrice sarà ospite della 15esima edizione dell’Ischia Film Festival (in programma al Castello Aragonese dal 24 giugno al 1 luglio) per accompagnare l’omaggio a Pasquale Squitieri, celebrato attraverso la retrospettiva – l’unica finora – a lui dedicata, che si aprirà il 26 giugno con Ottavia Fusco e avrà il suo momento clou il 29 giugno con Claudia Cardinale, scelta come icona nel manifesto dell’ultimo festival di Cannes.

    La diva celebrerà l’anno prossimo i sessant’anni di una carriera straordinaria che l’ha vista recitare per i più grandi registi del cinema italiano. Mario Monicelli, Pietro Germi, Luchino Visconti, Federico Fellini, Sergio Leone, Antonio Pietrangeli, solo per citarne alcuni, e all’estero Blake Edwards, Richard Brooks, Werner Herzog. Una vita per il cinema che continua, con un film in uscita nelle sale italiane, Nobili bugie, divertente commedia grottesca di Antonio Pisu di cui è splendida protagonista. E in questa straordinaria filmografia si contano ben otto film con Pasquale Squitieri, collaborazione artistica e sentimentale straordinaria. Un grande autore che la cultura cinematografica ha salutato pochi mesi fa e che l’Ischia Film Festival, dopo il premio alla carriera conferitogli nel 2015, ricorda quest’anno con un sentito omaggio.

    Alla Cardinale sarà affidato il copito di ricordare il compagno di tante avventure, cinematografiche e umane, per il pubblico dell’Ischia Film Festival 2017. Un’ospite d’onore che arricchisce ulteriormente il già ricchissimo programma del festival di quest’anno.

    Read more »
  • ,

    XV Ischia Film Festival: a John Turturro l’IQOS Innovation Award

    Sarà John Turturro a ricevere l’IQOS Innovation Award: il riconoscimento alla carriera dell’Ischia Film Festival indetto dal 2017 da IQOS, a supporto dell’eccellenza e delle sempre nuove forme di sperimentazione nel fare cinema, sarà consegnato al celebre attore di origini italiane nel corso della XV edizione dell’Ischia Film Festival il prossimo 26 giugno.

    John Turturro è uno dei più grandi interpreti americani degli ultimi trent’anni. Dall’esordio (non accreditato) con Martin Scorsese in Toro Scatenato, Turturro ha diviso il set con i più grandi autori del cinema mondiale. Spike Lee gli diede il suo primo grande ruolo in Fa la cosa giusta. Subito dopo fu la volta dei Fratelli Coen, che con Crocevia della morte iniziarono con lui una lunga storia di memorabili interpretazioni, tra cui il diabolico giocatore di bowling Jesus Quintana che, dopo Il grande Lebowsky, rivedremo presto abbattere birilli in un nuovo film diretto dallo stesso attore dal titolo Going Places.

    Il Festival si è rivelato essere l’occasione ideale per la presentazione di un premio come l’IQOS Innovation Award, che mira a riconoscere i veri innovatori, i game changer, personalità che hanno avuto la capacità di reinventarsi nel proprio settore, anticipando così i tempi. Innovazione e cambiamento sono alcuni dei valori portanti della filosofia di IQOS, tecnologia che scalda e non brucia il tabacco con cui Philip Morris International sta rivoluzionando a livello globale un settore rimasto immutato per secoli.

    L’Ischia Film Festival ha consegnato il prestigioso riconoscimento alla carriera, ora divenuto IQOS Innovation Award, anche al premio Oscar e set designer della saga di James Bond Ken Adam al Maestro della luce Vittorio Storaro, passando per cineasti straordinari come Abel Ferrara, Amos Gitai, Margarethe Von Trotta, fino a grandi autori italiani del calibro di Giuliano Montaldo, Pupi Avati e il compianto Pasquale Squitieri, a cui il festival dedica quest’anno un ricordo e una doverosa retrospettiva.

    A sessant’anni appena compiuti, John Turturro non ha tempo per riposarsi. L’anno scorso ha affrontato l’avventura televisiva con una serie straordinaria, The Night of, nel ruolo dell’avvocato John Stone, portandosi a casa la seconda nomination ai Golden Globe della carriera, dopo quella per Quiz Show di Robert Redford. E i premi non sono mai mancati a questo newyorkese di Brooklin. Cannes lo ha celebrato come attore in Barton Fink e anche come regista, con la Camera d’Or per la migliore opera prima nel 1992 con Mac.
    Un artista totale, John Turturro, anche musicista, cantante e ballerino, e con una smodata passione per l’Italia e per Napoli, che ha celebrato nel film documentario Passione, atto d’amore alla città e alla sua tradizione musicale. Era quindi naturale che le strade di Mr. Turturro e dell’Ischia Film Festival si incrociassero, e succederà la sera del 26 giugno, quando l’attore e regista, accompagnato dai direttori artistici del festival Michelangelo Messina e Boris Sollazzo, incontrerà il pubblico del festival alla Cattedrale dell’Assunta del Castello Aragonese. Una conversazione a cui farà seguito la proiezione di Passione, a celebrazione del rapporto tra Turturro e l’Italia, culminato con la sua collaborazione con Nanni Moretti in Mia madre. L’omaggio a John Turturro sarà completato da Romance and Cigarettes, storia d’amore e musica con Kate Winslet e il compianto James Gandolfini, e da una sorpresa presto annunciata.

    Read more »
  • ,

    Ella & John, il nuovo film di Paolo Virzì

    Si chiamerà Ella & John – The Leisure Seeker il nuovo film di Paolo Virzì interpretato da Helen Mirren e Donald Sutherland.
    Scritto da Stephen Amidon, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e lo stesso Virzì il film è ispirato al libro ‘The Leisure Seeker’ di Michael Zadoorian e racconta la storia di Ella e John, della loro fuga per sottrarsi alle cure dei medici e dei figli ormai adulti.
    Lui svanito ma forte, lei acciaccata ma lucidissima, si regalano un’avventura per le strade americane, dal Massachusetts a Key West a bordo del loro vecchio camper e tra momenti esilaranti ed altri di autentico terrore, ripercorrono l’appassionata vicenda di un amore coniugale che sembra destinato a regalare rivelazioni sorprendenti fino all’ultimo istante.
    Prodotto da Indiana Production con Rai Cinema in associazione con 3 MARYS ENTERTAINMENT, sarà distribuito in Italia da 01 Distribution a gennaio 2018.
    Il film uscirà negli USA alla fine di dicembre 2017 distribuito da Sony Classic Pictures.

    Read more »
Back to Top