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    Fabrique du Cinéma Awards 2018: Cerimonia di premiazione in compagnia degli Zen Circus

    Quarta edizione per i Fabrique du Cinéma Awards, la kermesse organizzata dalla rivista Fabrique du Cinéma che premia le novità e le originalità in campo cinematografico. La cerimonia di premiazione, condotta dagli attori Laura Adriani e Riccardo Festa, si svolgerà nei suggestivi spazi del Teatro India di Roma, sabato 15 dicembre a partire dalle ore 21.30. Tanti gli ospiti che si avvicenderanno sul palco, tra cui gli Zen Circus con un inedito concerto acutisco.
    Dodici i premiati nelle varie categorie. Ad assegnare i premi la giuria composta dagli attori Giorgio Pasotti e Valentina Lodovini, dai registi Jonas Carpignano e Susanna Nicchiarelli, dal cantautore Brunori Sas (per Miglior tema musicale) e presieduta dal Premio Oscar  Paul Haggis, autore di successi come Million Dollar Baby, Casino Royale, Nella valle di Elah, The Next Three Days. Ma è soprattutto con il film Crash – Contatto Fisico, che il regista e sceneggiatore americano trionfa agli Oscar del 2006 aggiudicandosi ben tre statuette. Paul Haggis eredita il ruolo di Presidente di Giuria dall’attore William Dafoe, protagonista dell’edizione 2017, confermando la vocazione internazionale del premio.
    I Fabrique du Cinéma Awards hanno raggiunto quest’anno dei numeri da record con 1200 iscritti da oltre 61 paesi. Il respiro internazionale del premio dà nuova linfa e amplia gli orizzonti della rivista, senza però tradirne lo spirito: la ricerca e valorizzazione dei talenti del futuro, l’attenzione alla sperimentazione, all’innovazione e alla ricerca formale e contenutistica.
    Per l’occasione verrà presentato anche il nuovo numero della rivista, il 23esimo di Fabrique, come sempre attento ai nomi giovani e giovanissimi, a partire dalla cover interpretata da Andrea Carpenzano, dalle opere prime (ben tre: Saremo giovani e bellissimi, In viaggio con Adele e Mamma + mamma), fino ai registi del futuro (Marta Savina e Nicola Abbatangelo). Inoltre, fra tanti altri argomenti, focus sul teatro di Davide Enia, sul fumetto di Luca Russo, sugli effetti speciali di Ride, sulle sale cinematografiche indipendenti da Nord a Sud. Ciliegina sulla torta i sei giovani attori proposti da Fabrique all’attenzione dei suoi lettori: Marco Todisco, Ludovica Coscione, Maria Vera Ratti, Roberto Oliveri, Valeria Bono e Jacopo Olmo Antinori.
    La serata ospita inoltre il Premio Solinas eccellenza italiana nel comparto dello sviluppo cinematografico e televisivo. Si terrà infatti la premiazione della seconda fase del Premio Franco Solinas 2018 dedicato alla Migliore Sceneggiatura, che alla sua 33° edizione conta 105 Film realizzati.  La Giuria della seconda fase composta da Francesco Bruni, Linda Ferri, Filippo Gravino Gloria Malatesta decreterà  il Vincitore del Premio Franco Solinas Miglior Sceneggiatura di 9.000 euro e il vincitore della Borsa di Studio Claudia Sbarigia del valore di 1.000 euro, dedicata a premiare il talento nel raccontare i personaggi e l’universo femminile.

    ECCO I FINALISTI

    MIGLIOR LUNGOMETRAGGIO INTERNAZIONALE
    CELESTE di Ben Hackworth (Australia)
    THE GRIZZLIES di Miranda de Pencier (Canada)
    THE FOREST di Viktor Gasic (Germania)
    SIX di Anar Azimov (Ucraina)
    MIGLIOR OPERA INNOVATIVA SPERIMENTALE ITALIANA
    IL RAGAZZO PIU’ FELICE DEL MONDO di Gipi
    FAVOLA di Sebastiano Mauri
    MICHELANGELO INFINITO di Emanuele Imbucci
    TROPPA GRAZIA di Gianni Zanasi
    MIGLIOR OPERA PRIMA ITALIANA
    IN VIAGGIO CON ADELE di Alessandro Capitani
    ZEN – SUL GHIACCIO SOTTILE di Margherita Ferri
    LA TERRA DELL’ABBASTANZA di Damiano e Fabio D’Innocenzo
    Il TUTTOFARE di Valerio Attanasio
    MIGLIOR ATTRICE
    SARA SERRAIOCCO  – “In viaggio con Adele”
    IRENE VETERE – “Notti magiche”
    MATILDA LUTZ – “Revenge”
    CHIARA MARTEGIANI – “Ride”
    MIGLIOR ATTORE
    MATTEO OLIVETTI – “La Terra dell’abbastanza”
    GUGLIELMO POGGI – “Il tuttofare”
    LUIGI FEDELE – “Quanto Basta”
    ADRIANO TARDIOLO – “Lazzaro Felice”
    MIGLIOR TEMA MUSICALE    
    MATTEO BUZZANCA – “Saremo giovani e bellissimi”
    NICCOLO’ CONTESSA – “Troppa grazia”
    PIOVIO e ALDO DE SCALZI –  “Favola”
    MINKYU KIM – “The Forest”
    Sezione cortometraggi:
    MIGLIOR CORTOMETRAGGIO ITALIANO  
    TAKE CARE OF ME di Mario Vitale
    CLOSENESS di Lorenzo Ferrante
    MANI ROSSE di Francesco Filippi
    THE DRAWBACK OF HAVING A **** di Astutillo Smeriglia
    RUMORI di SÄMEN
    U MUSCHITTìERI di Vito Palumbo
    PECCATRICE di Karolina Porcari
    HOLD ON TO ME di Luca Arcidiacono
    MIGLIOR CORTOMETRAGGI INTERNAZIONALE
    FIREFLIES di Amelia Nanni (Belgio)
    SKÓGAFOSS di Niels Bourgonje (Paesi Bassi)
    8 MINUTES di George Gogichaishvili e David Abramishvili (Georgia)
    POST MORTEM MARY di Joshua Long (Australia)
    ROBOT WILL PROTECT YOU di Nicola Piovesan (Estonia)
    FLOATING di Carlos Andrè (Portogallo)
    ECHO di Victor Perez (Spagna)
    THE MASTER OF CUCHILLO di Rodrigo Sebastiàn Gonzalez (Messico)
    MIGLIOR REGISTA DI CORTOMETRAGGIO internazionale
    ROSSELLA INGLESE per “Denise” (Italia)
    PIERFRANCESCO BIGAZZI per “Moon on Fire”(Italia)
    RRODRIGO GONZALEZ per “The Master of Cuchillo” (Messico)
    VICTOR PEREZ per “Echo” (Spagna)
    MIGLIOR SOGGETTO e SCENEGGIATURA
    LA CORTESIA di Nicholas Di Valerio (Italia)
    THIS NIGHT WILL PASS di Alessandro Logli (Italia)
    FORGIVE US ISMAIL di Mirza Ekinovic (Danimarca)
    I’M NOT GOING TO HURT YOU di Catalina Gonzalez (America/Spagna)
    TWINS di Lisa Riccardi (Italia)
    Sezione documentari
    MIGLIOR DOCUMENTARIO
    BEAUTIFUL THINGS di Giorgio Ferrero (Italia)
    AMERICAN MIRROR di Arthur Balder (Armenia/America)
    AS TIME GOES BY di Simone Aleandri (Italia)
    SAND UNDER THE SNOW di Emilio Romeo (Italia)
    Sezione serie web:
    MIGLIOR WEB SERIE
    GAMES OF SOULS di Max Koerner (Germania)
    BLACKBETTY di Marco North (America)
    ER CAVALIERE DE ROMA di Luca Arseni (Italia)
    CHARON di Emanuele Sana (Italia)
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    50&Più corti di lunga vita: I vincitori

    Annunciati i vincitori di Corti di Lunga Vita, il concorso internazionale di cortometraggi promosso dall’associazione 50&Più che incoraggia la realizzazione di audiovisivi dedicati al tema dell’anzianità. A premiare i migliori tra gli  autori  che quest’anno si sono espressi proponendo la loro visione del tema al centro di questa seconda edizione “Viaggio all’origine della Gioia”, il maestro Pupi Avati durante la cerimonia di premiazione al MAXXI di Roma.
    Se mi ritrovo oggi a esprimere, con il conforto dei membri di una così autorevole commissione, un parere sui corti iscritti a questa meritevole iniziativa, è per la straordinaria esperienza umana vissuta lo scorso anno. Oggi però, al concludersi delle nostre valutazioni, posso asserire che la qualità dei cortometraggi presentati, è addirittura migliorata. I racconti si sono fatti più convincenti, più profondi, più poetici e consapevoli di questa età così complessa e affascinante della nostra vicenda umana” ha dichiarato Avati, presidente della Giuria.

    Il trionfatore di questa seconda edizione del Concorso è  Amarcord sal mèn del regista di origine romena Dorin Valeriu Mihai. Il cortometraggio è ambientato in un laboratorio di movimento danzato dove i ricordi dei partecipanti vengono messi in scena. Movimenti semplici, come il lavoro, i giochi di infanzia, i gesti di affetto per i propri cari, vengono richiamati alla memoria. Il corpo attinge al suo patrimonio di segni e gesti, i ricordi diventano piccole poesie gestuali.

    Secondo gradino del podio per Partenze del giovanissimo regista (22 anni) Nicolas Morganti Patrignani. Il cortometraggio, già vincitore del San Benedetto Film Fest 2018, segue le vicende di Ludovico alle prese con la difficile scelta di sua moglie malata, di porre fine alle sue sofferenze. In una camera da letto, vediamo la coppia, un vassoio con un fiore, un bicchiere. Il gioco di sguardi tra l’uomo e la donna parla del loro legame. Lei gli chiede di ascoltare quella canzone, lui l’accontenta e si sdraia accanto a lei, attendono assieme sulle note del cielo in una stanza.

    Medaglia di bronzo per Sempre e per sempre di  Carlo Ausino – Universal Foxy, che racconta la storia di una donna anziana in giro per la città deserta. La sua ricerca tra ammassi di coperte, barboni e alcolizzati continua il giorno seguente. La donna mostra a tutti una foto in bianco e nero di un ragazzo bellissimo che nessuno riconosce. Giunta in ospedale chiederà a tutti quelli che incontra se hanno visto il ragazzo della foto. Un medico, venuto a conoscenza del suo problema, cercherà di aiutarla a trovare l’uomo della foto.
    Il Premio 50&Più riservato agli iscritti dell’Associazione ed assegnato da una giuria composta dalle 50&Più provinciali è andato invece a Marcello Mamini per L’artista che racconta la storia di un anziano professore di disegno che ha perso la sua abilità artistica e se ne rammarica. L’incontro con un’allieva, che lo invita a rammentare la filosofia del suo stesso insegnamento, lo induce a riprendere in mano i pennelli e a ritrovare la sua vena creativa.
    Una menzione speciale è stata poi assegnata a Corinna, il cortometraggio di Corrado Ceron nato all’interno di un laboratorio che il regista ha svolto a Milano. “Con Corinna ho voluto raccontare il tema della solitudine dal punto di vista di un anziano che ha usato la tecnologia per staccarsi dal suo stato di isolamento e solitudine. Il suo sentimento finisce in un oggetto cui si affeziona…un navigatore satellitare”, ha ricordato Ceron.

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    50&Più corti di lunga vita: Svelati i 3 finalisti

    Svelati i tre finalisti di Corti di Lunga Vita, il concorso internazionale di cortometraggi promosso dall’associazione 50&Più che incoraggia la realizzazione di audiovisivi dedicati al tema dell’anzianità.
    A contendersi il premio finale saranno: Sempre e per sempre di Carlo Ausino, Amarcord sal mèn di Dorin Valeriu Mihai e Partenze di Nicolas Morganti Patrignani. Molti i talenti (di diverse età dai 22 agli 80 anni) che si sono espressi proponendo la loro visione e interpretazione del tema al centro di questa seconda edizione “Viaggio all’origine della Gioia”. La cerimonia di premiazione si terrà mercoledì 12 dicembre alle 18 al MAXXI di Roma quando la giuria tecnica, composta da Pupi Avati (Presidente), Lidia Ravera, Lina Pallotta, Marco Trabucchi e Anna Maria Melloni, proclamerà i vincitori. Durante la cerimonia condotta dalla giornalista Alessandra Rissotto saranno assegnati anche il premio 50&Più e alcune menzioni speciali per chi si è particolarmente distinto in questa edizione.
    Ci complimentiamo con tutti i registi che hanno partecipato con le loro opere ed esprimiamo tutta la nostra soddisfazione per le 78 candidature arrivate questo anno, un buon risultato per un concorso di cortometraggi nato appena due anni fa”, dichiara Gabriele Sampaolo, Segretario Generale di 50&Più.

    Tutte le opere selezionate per la valutazione della giuria tecnica sono visibili sul canale YouTube del Centro Studi 50&Più, i cortometraggi vincitori verranno proiettati durante la cerimonia conclusiva del concorso.

     

     

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    TFF36 – The front runner: Quando la politica diventò gossip

    Con i suoi film ha sempre trovato il modo di dare spazio ad autentici ritratti di antieroi, uomini ordinari: teenager incinta, solitari cacciatori di teste e madri single spossate dalla routine. “Questo è il mio universo Marvel”, scherza Jason Reitman al Festival di Torino inaugurato dal suo The Front Runner che conferma ancora una volta l’interesse del regista canadese per un essere umano sfilacciato e complesso e per storie poco consolatorie raccontate con piglio spietato e ironico.

    Qui l’antieroe in questione è Gary Hart (Hugh Jackman), il senatore democratico del Colorado che nel 1987 appariva come il candidato favorito nella corsa alla Casa Bianca, prima che nel giro di sole tre settimane uno scandalo sessuale – Hart avrebbe tradito la moglie (Vera Farmiga) con una modella di Miami, Donna Rice (Sara Paxton), su una barca chiamata Monkey Business – ne segnasse definitivamente il tramonto.
    Una storia vera, che sarebbe diventata uno spartiacque nel modo di concepire media e politica, pubblico e privato nella storia degli Stati Uniti d’America: da quel momento ci sarebbero stati un prima e un dopo Gary Hart. Reitman parte dal libro di  Matt Bai, “All the Truth Is Out: The Week Politics Went Tabloid” per racconta l’ascesa e il tramonto di un uomo le cui questioni private determinarono il destino di una nazione.

    Il film assume sin da subito i contorni e il ritmo serrato del thriller politico, scaraventando lo spettatore nel quartier generale del candidato alle prossime presidenziali, tra collaboratori indaffarati, tv satellitari, capannelli di giornalisti in attesa, fotografi appostati, cartoni di pizza consumati, caffè e dialoghi concitati.
    La macchina da presa sempre in movimento si intrufola fin dentro le redazioni tra vecchi fax scalcinati e giornalisti armati di sola penna e taccuino. Prima che la rete varcasse ogni limite, all’alba della cancellazione di ogni confine tra la dimensione privata e quella istituzionale, prima ancora che politica e gossip pruriginosi si contaminassero per osmosi trasformando la prima in poco più di un reality.

    Alla gogna ci finiscono tutti: politici e media, forse un po’ più i secondi dei primi, nel momento in cui Reitman spinge il pubblico a chiedersi quale sia la responsabilità della stampa nel dare in pasto al voyeurismo dei lettori  un privato che nulla ha a che vedere con le capacità di un politico di gestire la cosa pubblica; o quanto sia etico appostarsi dietro a un cespuglio per estorcere particolari giudicati, dal punto di vista del film, irrilevanti ai fini di una buona carriera politica.
    Zone d’ombra che il regista non risparmia a nessuno dei due imputati, che si allungano fino ad un appassionato sguardo sulla donna: oggettivata, dimenticata, come sarebbe successo a Donna Rice che per anni nell’immaginario collettivo sarebbe rimasta l’anonima biondina con cui Hart folleggiò sulla Monkey Business. Reitman la umanizza e le restituisce dignità, con gli occhi sciupati dal trucco sbiadito dalle lacrime o di spalle sola su una scala mobile, inconsapevole e abbandonata alla propria ingenuità mentre va incontro a un manipolo di giornalisti.
    Inevitabile che il pensiero corra ai nostri giorni, al Metoo, a Trump, alla politica svuotata del suo senso più profondo mentre il discorso di addio di Hart  diventa più reale del reale: “La politica in questo paese, credetemi, è sul punto di diventare un’altra forma di competizione atletica o di una gara sportiva”.

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    A private war: La guerra della giornalista Colvin

    In A private war Rosamund Pike interpreta la giornalista Marie Colvin, che morì sotto le bombe di Homs, in Siria, nel 2012. Dirige Maatthew Heineman. Dopo l’anteprima alla Festa del Cinema di Roma arriva in sala dal 22 novembre.

    Dallo Sri Lanka dei ribelli Tamil fino alla Libia e alla Siria. A private war, presentato in anteprima alla 14esima edizione della Festa del Cinema di Roma, potrebbe sembrare un compendio di guerre moderne e invece è solo un film biografico presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. Diretto dall’esordiente Matthew Heineman A private war è dedicato all’americana Marie Colvin, reporter del Sunday Times che restò uccisa nel 2012 durante l’assedio di Homs in Siria. A interpretarla è Rosamund Pike, l’attrice inglese resa celebre dall’Amore Bugiardo di David Fincher.

    La storia è quella della Colvin, giornalista che colpì l’immaginario collettivo per la sua benda da pirata sull’occhio sinistro e per l’amour fou verso quel lavoro che alla fine gli costò non solo un occhio ma anche la vita, conclusa anzitempo sotto le bombe del tiranno Assad. Ma la storia di A private war non è solo questa. La sceneggiatura di Arash Amel scandisce l’esistenza della Colvin seguendola passo passo, da un fronte all’altro. Limitando al minimo i ritorni a casa, al tempo necessario per raccontare lo strano senso di spaesamento che la giornalista viveva quando non si trovava in una situazione di rischio, quando non aveva per le mani una verità scomoda da svelare.

    Ed è proprio questo aspetto del racconto ad emergere in un film che per il resto si inserisce nel filone del cinema di impegno civile e nella sottocategoria dell’elogio al giornalismo, un solco che negli ultimi anni ha partorito film più che dignitosi, come Il caso Spotlight e e lo spielbergiano The Post. La scelta di calcare maggiormente la mano sulle fragilità del lato umano, su quel vuoto riempito dal furore stakanovista, esalta al meglio la buona prestazione di Rosamund Pike. E questo aspetto viene anche più esaltato nella seconda parte del film, a poco a poco che i conflitti raccontati dalla Colvin si fanno più vicini e più sentiti allo spettatore.

    In conclusione A private war è un biopic convinto e compiuto, un ritratto a tutto tondo di un’eroina a modo suo, che colpisce non solo per la sua forza ma anche per le sue debolezze. Ovviamente la ricerca dell’attendibilità, la necessità di non plastificare una storia vera finisce per esigere un suo prezzo. Scordatevi quindi particolari sfoggi di estro registico, per un film in cui l’unico linguaggio cinematografico possibile può essere quello del rigore e della disciplina.

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    Eyes finalista al Roma Web Fest 2018

    Eyes selezionato tra i corti finalisti del Roma Web Fest 2018, il festival dedicato all’audiovisivo nel mondo del web in programma dal 28 al 30 Novembre alla Casa del Cinema di Roma. Il cortometraggio scritto e diretto da Maria Laura Moraci, dedicato alla memoria di Niccolò Ciatti, il ventiduenne picchiato a morte da tre coetanei nell’indifferenza generale il 14 agosto 2017 all’uscita di una discoteca vicino Barcellona, sarà proiettato il 30 novembre alle ore 19.12 presso la Sala Kodak della Casa del Cinema di Roma.

    In meno di quattro mesi Eyes ha già vinto 19 premi tra cui: Migliore Colonna Sonora all’Ischia Film Festival premiato dalla Sony, Miglior Corto Italiano al Milan International Film Festival (MIFF), Miglior Regista Donna nella sezione “Best Woman Filmmaker” al Los Angeles Indepen-dent Film Festival Awards; il premio Miglior Regista nella sezione “Best Director” al Gold Movie Awards Goddess Nike a Londra; Miglior Corto di Finzione nella sezione “Best Narrative Short Film” al Barcelona Planet Film Festival; Miglior Film di Giustizia Sociale nella sezione “Best Social Justice Film” all’Oniros Film Awards ad Aosta; una menzione speciale al PIFF – Pordenone International Film Fest e il premio eccezionale “Outstanding Achievement” al Berlin Flash Film Festival.

    Il corto di Maria Laura Moraci è stato inoltre selezionato in 44 festival, come l’Olbia Film Network, il Roma Cinema Doc e il Social Machinery Film Festival di Palermo; il Miami Independent Film Festival e il 5th Mzansi Women’s Film Festival in South Africa; ARFF Barcelona // Around International Film Festival Best Cinematography per la Fotografia di Daniele Ciprì; e nella pre-selezione al 5° Firenze FilmCorti Festival è stato il corto più votato dal pubblico.

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    LFF5: Casa Surace si racconta

    Casa Surace sbarca alla 5a edizione del Lamezia Film Fest.
    Nell’incontro con il pubblico di ieri sera, moderato dal direttore artistico GianLorenzo Franzì, si sono raccontati mettendo in scena alcuni degli sketch che li hanno resi così popolari sulla rete.
    Dietro ai video di Casa Surace c’è un lavoro minuzioso di scrittura e realizzazione: “La parte autoriale, di scrittura, è fondamentale nel nostro lavoro” pur lasciando sempre “molto spazio all’improvvisazione”, hanno spiegato i ragazzi. E, forse, questo è proprio uno dei loro punti di forza perché riescono a trasmettere “spontaneità e immediatezza”. Che poi sono anche le parole chiave per avere successo sul web.
    Il cinema e la rete hanno dei linguaggi completamente diversi. Pensare di utilizzare gli stessi codici per entrambi è una follia” hanno spiegato i ragazzi per poi affrontare il tema delle opportunità offerte oggi dalle nuove piattaforme. “Il nostro paese è sempre stato un po’ restio a certe forme di progresso, ma noi crediamo che ci si dovrebbe aprire di più alle tantissime opportunità che ci offrono oggi le piattaforme digitali”. Non sappiamo se li vedremo anche sul grande schermo ma “se decideremo di fare cinema, sicuramente faremo in modo di uscire il mercoledì nelle sale, quando il biglietto costa 3,50 euro”, hanno ironizzato. Una cosa è certa, li vedremo presto alle prese con l’imminente uscita del libro Quest’anno non scendo, un romanzo che racconta il vero e proprio “dramma” degli studenti fuori sede quando si tratta di comunicare alle loro famiglie che non scenderanno a Natale: la storia prende spunto da un reale esperimento sociale fatto dai ragazzi per realizzare un loro video e sarà disponibile a partire dal prossimo 27 novembre.

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    Widows – Eredità criminale: O la borsa o la vita

    Il regista di culto Steve McQueen trasforma una serie tv degli anni 80 in un noir cupo e con una sottotraccia sociale. Viola Davis, Colin Farrell e Liam Neeson tra gli interpreti. In sala dal 15 novembre. 

    C’era una volta una serie tv inglese. Adesso invece c’è un film. Stessa trama, stesso titolo: Widows – Eredità criminale. Quella che cambia è l’ambientazione, che passa dalla Londra di Margaret Thatcher alla Chicago dell’America post-Obama. Cambia anche la firma in calce, quella di Steve McQueen, il regista del film premio Oscar 12 Anni Schiavo, che dopo anni di tentativi è riuscito a coronare un sogno, trarre un film da quella serie tv che tanto lo aveva colpito durante la sua prima adolescenza.

    Questa nuova versione mette in campo tre donne Veronica, Linda ed Alice (Viola Davis, Michelle Rodriguez ed Elizabeth Debicki), vedove di tre rapinatori morti, che riprendono in mano un colpo elaborato dal marito di Veronica (Liam Neeson). Sullo sfondo si muove la politica turbolenta della città, una battaglia tra il più giovane virgulto (Colin Farrell) di una famiglia di potenti corrotti (rappresentati dal decano Robert Duvall) e un uomo nuovo (Brian Tyree Henry) legato al sottobosco criminale delle gang.

    Se leggendo distrattamente la trama si potrebbe pensare di avere a che fare con uno dei tanti heist movie tinti di commedia, con quella nota rosa già sfruttata nel recente Ocean’s 8, la realtà è piuttosto diversa. La sceneggiatura scritta dal regista insieme alla scrittrice di thriller Gillian Flynn (Le verità nascoste), predilige gli aspetti drammatici e ci restituisce una realtà tetra dove l’ingenuità delle produzioni televisive degli anni 80 lascia il posto a una nuova consapevolezza di genere. In un certo senso l’operazione ricorda quella di Miami Vice, la coloratissima serie di culto di Michael Mann, che lo stesso Mann aveva trasformato per il cinema in noir cupo ed espressionista.

    Le vedove di McQueen sfruttano quindi l’estro registico del loro talentuoso deus ex machina (difficile pensare a un thriller che utilizzi soluzioni di storytelling tanto originali) ma non si limitano solo a quello. Lungo tutto il film, al di là dei personaggi da romanzo, si agita con prepotenza una sottotraccia sociale. Se da un lato va sottolineato il tema della famiglia, spesso esaltata dalle apologie hollywoodiane, qui raccontata più che altro come una zavorra che finisce per far affondare i protagonisti (dagli errori politici del padre di Colin Farrell al legame criminale che lega le tre prime donne) dall’altro va detto che le protagoniste sembrano rappresentare le categorie che per un motivo o per un altro vengono sistematicamente escluse dal sogno americano. Che siano donne, o immigrati, o semplicemente poveri per Veronica, Linda e Alice la vita è una lotta per restare a galla, tra un passato drammatico, una quotidianità precaria e un futuro di scarsa prospettiva. E così Widows è un’elegia dedicata a chi non si arrende, a chi è disposto a tutto per sopravvivere, e per avere quel minimo che una società meno cinica e indifferente dovrebbe garantire a chiunque.

    La cosa più difficile è entrare nel mood di un film che a uno sguardo distratto potrebbe sembrare un’altra cosa. Ma il talento di uno dei registi più interessanti della sua generazione, qui alla sua prima prova più commerciale, è e resta indiscutibile, come pure il talento degli attori in campo, Viola Davis su tutte.

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