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Jason Bourne: eroe dei giorni nostri

Jason Bourne: eroe dei giorni nostri

Con Jason Bourne torna l’agente rinnegato più famoso del cinema e con lui lo storico protagonista Matt Damon. Dirige Paul Greengrass. In sala dall’1 Settembre.

3stelle

Azione, azione, azione e un pizzico di attualità. Divelte una volta per tutte le labili radici letterarie Jason Bourne abbraccia la sua seconda natura, quella di re in pectore dell’action hollywoodiano, per presentarsi in una nuova pellicola che porta il suo nome, anche quello di battesimo in questo caso. Matt Damon torna a interpretare – ed è la quarta volta – il personaggio che era stato creato a suo tempo dallo scrittore Robert Ludlum e si porta dietro, su esplicita richiesta, uno dei suoi registi di riferimento, quel Paul Greengrass che già lo aveva diretto in The Bourne Supremacy e nel successivo The Bourne Ultimatum. Al suo fianco oltre alla solita Julia Stiles troviamo la rising star, fresca di premio Oscar, Alicia Vikander, Riz Ahmed, altro talento da tenere d’occhio, e due veterani di lusso come Tommy Lee Jones e Vincent Cassel.

Messo momentaneamente da parte lo spin-off The Bourne Legacy la trama ci porta sulle tracce dello scomparso Jason Bourne (Damon) che vivacchia tra un combattimento clandestino e l’altro, finché l’amica di sempre, Nicky (Stiles), non lo mette sulle tracce di un mistero che sembra risalire al suo nebuloso passato. Il tutto mentre un direttore della Cia (Jones), pur di neutralizzare il disertore, è pronto a sguinzagliare un’agente tanto giovane quanto ambiziosa (Vikander) ma anche un killer molto meno accomodante (Cassel).

Che la sceneggiatura sia firmata da Greengrass e dal montatore del film, Christopher Rouse, è allo stesso tempo una dichiarazione d’intenti e un discreto depistaggio. Dichiarazione d’intenti perché è evidente che l’intreccio ha come unico obiettivo quello di generare scene adrenaliniche, discreto depistaggio perché rispetto alla media del genere c’è quel pizzico di attualità, di cui si scriveva in apertura, che rende il piacere un po’ meno colpevole. E così Bourne e Nicky si ritrovano impegnati in un forsennato inseguimento in mezzo agli scontri di piazza Syntagma, ad Atene, mentre i loschi traffici tra la Cia e il personaggio di Ahmed – un po’ Zuckenberg, un po’ Steve Jobs – portano sullo schermo lo scontro tra Fbi ed Apple sulla questione della privacy delle banche dati, scontro che per mesi ha animato il dibattito politico e le istruttorie giudiziarie degli Stati Uniti.

Adrenalina e attualità, quindi, ma anche la sensazione che il franchise sia tornato nelle mani giuste, quelle di Matt Damon. E questo nonostante lo spinoff abbia potuto contare su attori del calibro di Jeremy Renner ed Edward Norton, non proprio due palestrati senza carisma. Se poi aggiungiamo che il personaggio della Vikander promette di non essere soltanto una spalla senza mordente, ma riesce a trasmettere quella personalità che magari alla Stiles mancava, non è difficile ipotizzare che in futuro l’agente rinnegato più celebre del cinema tornerà con altri film – ci auguriamo – simili a questo. Action senza fronzoli, con trame calate in una buona approssimazione della realtà e personaggi che si facciano portatori – se non di una profondità letteraria – quantomeno di una sorta di dignità hollywoodiana.

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Marcello Lembo

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