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    Gomorra 5, l’atto finale

    Dal 19 novembre arriva su Sky l’ultima stagione della serie che ha cambiato i destini della serialità italiana. All’orizzonte una sanguinaria resa dei conti tra Ciro e Genny.

    All’estero è diventata una delle più citate quando si parla di serie cult ed è suo il merito di aver traghettato la serialità italiana sul mercato internazionale ridefinendone gli standard e portando a compimento un’operazione già avviata da “Romanzo criminale”. Prodotta da Cattleya in collaborazione con Beta Film e venduta in ben 190 paesi Gomorra si avvia oggi alla conclusione: la quinta stagione in onda dal 19 novembre su Sky e in streaming su NOW, segna l’atto finale di un racconto epico dentro l’inferno criminale nato dalla penna di Roberto Saviano.
    Nessuno sconto, con “Gomorra 5” prosegue la rappresentazione del potere nella sua complessità con uno sguardo dall’interno che spesso le è costata l’accusa di fomentare la fascinazione del male e l’emulazione. Critica alla quale gli autori hanno sempre risposto anteponendo un’esigenza di realismo del racconto, nel quale non può trovare spazio la tradizionale dicotomia tra buoni e cattivi, né la consolatoria messa in scena della presenza dello Stato, che in quei territori è tutt’altro che presente.
    La violenza più cieca, la narrazione della carne, i legami familiari e i patti di sangue continueranno ad essere protagonisti dell’ultima stagione, che torna laddove tutto è cominciato, a Genny Savastano (Salvatore Esposito) e Ciro Di Marzio (Marco D’Amore). Il primo, dopo aver quasi sterminato la famiglia Levante, vive rinchiuso in un bunker braccato dalla polizia, il boss di Secondigliano si è infatti lasciato alle spalle una carneficina che lo ha costretto a fuggire nel cuore della notte abbandonando la moglie Azzurra e il figlio Pietro; il secondo è ancora vivo, al contrario di quanto si era lasciato credere alla fine della terza stagione e come aveva anticipato lo spin off “L’immortale” diretto dallo stesso D’Amore, che qui si occupa anche della regia dei primi cinque episodi e del decimo. Ciro si è trasferito in Lettonia, a Riga, da dove può operare nell’ombra curando i traffici con i russi. La quinta serie riparte da questa rivelazione, che non rimarrà senza conseguenze, preparando il terreno per la resa dei conti finale tra i due in una Napoli rimasta senza un re. Con loro tornano anche Ivana Lotito che interpreta Azzurra e Arturo Muselli nei panni di Sangue Blu.
    Dieci episodi in tutto, scritti da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli sotto la supervisione di Saviano, metteranno così la parola fine a un viaggio tra codici criminali, testimonianze, documenti di custodia cautelare e intercettazioni, serviti per rendere la messa in scena più autentica possibile. “Gomorra” passerà alla storia come la prima serie recitata interamente in dialetto napoletano e la prima girata nei territori martoriati dalle guerre tra i clan della camorra, nello specifico a Scampia, che sta oggi lentamente provando a rialzarsi. Un racconto dai contorni shakespeariani, fatto di inseguimenti, mattanze e tradimenti, che ha avuto il merito di scendere tra gli abissi di una terra dove si nasce bambini e si impara subito a dividere il mondo tra chi uccide e chi viene ucciso.

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    Strappare lungo i bordi, Zerocalcare alla sua prima serie animata

    Il fumettista romano al debutto in una serie targata Netflix in cui ritroviamo tutto il suo immaginario. In streaming dal 17 novembre.

    “Tutta ‘sta fretta de fa’ succede le cose ce l’ha messa il capitalismo e, infatti, poi c’ha dato la cocaina pe’ sta’ ar passo” dice l’armadillo, con la voce di Valerio Mastandrea.
    È una frase di Strappare lungo i bordi, la prima serie di animazione di Zerocalcare, presentato come evento speciale alla sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma in attesa dell’approdo su Netflix, a partire dal 17 novembre 2021. Sei episodi di quindici minuti circa, prodotta da Movimenti Productions in collaborazione con BAO Publishing. “Un lavoro collettivo, di un anno e di centinaia di persone”, lo definisce Michele Rech, il vero nome del fumettista trentasettenne.
    Non è la prima volta che Zerocalcare si esprime con l’animazione e, dopo il grande successo dei cartoon sul lockdown, Rebibbia Quarantine, presentati a partire da marzo 2020 all’interno del programma TV Propaganda Live, non si è voluto interrompere un flusso creativo talmente originale e prezioso del quale gli spettatori appaiono insaziabili.
    Con Netflix poi si supereranno i confini ‘local’ della precedente esperienza, approdando agli oltre 190 paesi dove la piattaforma è disponibile. E già, ci spiega l’autore, perché anche se la romanità dei suoi personaggi è comprensibile principalmente in Italia, c’è poi “quella roba che io chiamo stare impicciati” che è di ogni nazione, seppur declinata a seconda delle esperienze, degli anni, dell’ambiente in cui si vive. C’è, infatti, in questi disegni, un minimo comune denominatore, quel senso di inadeguatezza, di fragilità, di insicurezza che prescinde dall’età, dalla collocazione geografica o sociale.
    Sono proprio questi temi universali il leitmotiv dei fumetti divenuti tanto famosi, anche al di fuori della cerchia dei lettori più giovani. Così come la capacità di descrivere la vita attraverso situazioni reali, concrete, o immagini come quella del titolo, secondo la quale non esistono linee tratteggiate da seguire che possano aiutarci nei percorsi quotidiani. Affermazioni che in bocca ad altri apparirebbero scontate, ma rilette con l’estro dell’artista hanno tutt’altro effetto.
    In questi brevi quanto intensi episodi, ogni frase pronunciata dal protagonista – che seguiamo sin dalle elementari – anche la più banale, assume una propria ragion d’essere. Portando il pubblico a immedesimarsi totalmente in quel sentirsi difettoso, nel timore di essere “un numero in una infinità di numeri” e, a seguire, nella più confortante accettazione di somigliare a “un filo d’erba in un prato”.
    Del progetto in questione, Rech è creatore, scrittore e regista. Di una storia in cui incontriamo Alice, Sarah e Secco e nella quale l’amicizia e la tribù metropolitana, come la definisce lui, sono fondamentali. A ciò si aggiunga che tutte le voci sono realizzate da lui, Zerocalcare, con l’unica eccezione del doppiaggio di Valerio Mastandrea dell’armadillo/coscienza. Immancabile, come un portafortuna, la colonna sonora di Giancane che incornicia il tutto, oltre agli “ascolti generazionali”, come li definisce Zerocalcare, di Manu Chao, Tiziano Ferro e Ron.
    Al di là di ogni analisi, dietro al milione di copie vendute, dodici libri e un film, ci sono anche tante risate. La leggerezza, l’ironia pungente e la riflessione rimangono una costante perché, ci spiega l’autore, “Io sono molto piagnone, ma attorno al vittimismo piagnone ho costruito un’impalcatura di ironia, autoironia e divertimento”.
    Attendiamo con ansia di vederle tutte, queste chicche di genialità, queste pillole di ottimismo farcite di empatia, realismo e quotidianità, a conferma di come a volte i progetti presentati tra gli eventi speciali di una rassegna sappiano magicamente diventarne gli ideali vincitori morali.

    Sabrina Sciabica

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    Belle, l’animazione di Mamoru Hosoda

    Alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione autonoma e parallela di Alice nella Città, arriva un’animazione futuristica e fantasmagorica.

     

    Suzu, una diciassettenne triste e insicura, con dei validi motivi per esserlo, si rifugia in una second life in cui diventa bellissima e piena di fan.
    Ma non è così banale la trama di Belle, ultimo anime di Mamoru Hosoda, il regista e animatore giapponese candidato al premio Oscar per Mirai nel 2019.
    Hosoda tocca innumerevoli tematiche nelle due ore di una pellicola consigliatissima in vista della prossima uscita nelle sale cinematografiche, prevista per il 20 gennaio 2022 (distribuita da Anime Factory in collaborazione con I Wonder Pictures). E non soltanto per riscoprire il piacere del grande schermo dopo tanto tempo, ma perché le luci, i colori sfavillanti e le immagini avvolgono lo spettatore e tengono alta l’attenzione.

    Belle, presentato nella sezione Alice nella città, all’interno della sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è un viaggio in un mondo futuristico e fantasmagorico capace di convivere con la tradizione rappresentata dal classico castello celato agli occhi della moltitudine di avatar che popolano questo mondo alternativo.
    Si chiama U e promette ai suoi utenti di poter fare tutto ciò che nella vita reale non si potrebbe fare, come in ogni realtà virtuale che si rispetti. Eppure c’è ancora molto, molto di più. Nel castello c’è una bestia violenta che rovina l’equilibrio dorato di U e che i difensori dell’ordine cercano di catturare.
    E poi c’è la vita reale degli adolescenti che si vergognano, che si trattengono, che non si amano ma si innamorano. E che pensano costantemente che soltanto gli altri possano essere felici! Ma cos’è la felicità? Persino le signore attempate del coro confessano di non averlo ancora capito.
    Citazioni disneyane dagli anni ‘90 dichiarate dallo stesso Hosoda, sin dal titolo che richiama La bella e la bestia e tanta musica caratterizzano questa storia che si trasforma in indagine e mistero per cercare di capire chi sia la persona che ha creato il personaggio della Bestia. E anche nel finale, non c’è nulla di scontato.
    La solidarietà, l’affetto, il dolore, la mancanza. La fantasia e il realismo in un film che non delude, anzi entusiasma e invita grandi e piccoli ad amare le rose… nonostante le spine.


    Sabrina Sciabica

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    Old: Il ritorno di Shyamalan

    A due anni da Glass torna la potenza visionaria di M. Night Shyamalan con un thriller che ripercorre i temi a lui più cari. Dal 21 luglio in sala.

    Due anni dopo Glass, torna il genio visionario di M. Night Shyamalan. Dal 21 luglio arriva in sala Old, agghiacciante thriller su una famiglia in vacanza alle prese con una serie di fenomeni inspiegabili durante il soggiorno in un lussuoso resort tropicale. La vicenda parte dai coniugi Guy e Prisca Capa (Gael García Bernal e Vicky Krieps) che insieme alla figlia di 11 anni Maddox (Alexa Swinton) ed il figlioletto di 6, Trent (Nolan River), si imbarcano nella loro ultima vacanza insieme prima di avviare le pratiche del divorzio.
    Giunti al lussuoso resort, i Capa vengono calorosamente accolti dal direttore (Gustaf Hammarsten) e dalla sua assistente Madrid (Francesca Eastwood) con un cocktail di benvenuto. I bambini sono altrettanto felici: Maddox nota subito, seppur timidamente, dei ragazzi atletici, mentre suo fratello Trent fa amicizia con un bambino della sua età, con il quale inventa persino un linguaggio visivo speciale, un codice che solo loro possono decifrare, e che usano per scambiarsi messaggi segreti.
    La tappa successiva è una spiaggia esclusiva gestita dal resort dove arriveranno in compagnia di un’altra famiglia: il chirurgo cardiotoracico Charles, (Rufus Sewell), l’anziana madre Agnes (Kathleen Chalfant), la giovane moglie Chrystal (Abbey Lee), e la loro figlia di sei anni, Kara (Kylie Begley). Al gruppo sulla spiaggia si unirà anche un rapper che si fa chiamare Mid-Sized Sedan (Aaron Pierre) e una coppia sposata da tempo, Jarin (Ken Leung) e Patricia (Nikki Amuka -Bird). Dopo poco noteranno il cadavere di una sconosciuta che si incaglia sulla spiaggia, e si accorgeranno, in rapida successione, di essere isolati: i cellulari non prendono, non possono lasciare la spiaggia e i bambini stanno invecchiando rapidamente davanti ai loro occhi.

    Nonostante le premesse da horror, Shyamalan ci tiene a sottolineare che Old, ispirato alla graphic novel francese Sandcastle, non è un film dell’orrore. “Non faccio horror – dice – Non è così che definisco quel che faccio. Nell’horror c’è quasi la sensazione che la morte sia l’unica destinazione rimasta. Quando scrivo, cerco di immaginare le cose peggiori per poi chiedermi se sarei sopravvissuto emotivamente come essere umano, e se quell’esperienza mi avrebbe forgiato”. Old rappresenta forse una delle sue imprese più ambiziose, come sottolinea Ashwin Rajan, produttore del film e suo collaboratore di lunga data. ” È senza dubbio uno dei film più impegnativi che abbia mai fatto. È tornato a ciò che lo ha ispirato come narratore, e cioè raccontare delle storie limitate e guidate dai personaggi, che vivono una minaccia indescrivibile, per poi capire come la affrontano”.
    È la prima volta inoltre che Shyamalan lavora lontano dalla sua città natale Filadelfia, che ha fatto da sfondo alla maggior parte dei suoi film precedenti e alla serie Apple, Servant. Old è stato infatti girato nella Repubblica Dominicana. “Abbiamo portato Night e la sua narrazione fuori dalla sua città natale e ci siamo spostati in un altro paese”, racconta il produttore Marc Bienstock, che ha prodotto anche The Visit, Split e Glass.
    Shyamalan ha voluto fortemente che gli attori provenissero dalle più disparate zone del mondo, con origini razziali e nazionali differenti.”Ogni film che faccio deve rappresentare chi sono, ed ora celebro il fatto di essere un immigrato – dice – Non l’ho mai messo in luce in tutta la mia carriera. Faccio film negli Stati Uniti, sono nato a Puducherry, in India, e ho avuto la fortuna di raccontare storie a chiunque in tutto il mondo, lavorando a Hollywood. Avere un cast con l’accento messicano, tedesco, inglese, è stato davvero fantastico”.

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    Nomadland: Il nuovo West

    Vincitore del Leone d’Oro alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, arriva in sala (dal 29 aprile) il film di Chloe Zhao che esplora un nuovo concetto di frontiera nell’America contemporanea.

    Dopo il collasso economico di una città aziendale nel Nevada rurale, Fern carica i bagagli sul proprio furgone e si mette in strada alla ricerca di una vita fuori dalla società convenzionale, come una nomade moderna. Terzo lungometraggio della regista Chloé Zhao, Nomadland è interpretato da una straordinaria Frances McDormand e dai veri nomadi Linda May, Swankie e Bob Wells nel ruolo di mentori e compagni di viaggio di Fern durante la sua esplorazione attraverso i vasti paesaggi dell’ovest americano.
    Un ritratto panoramico dello spirito nomade americano, che segue il flusso della manodopera migratoria stagionale, Nomadlad è un road movie sul nostro tempo. Vincitore del Leone d’oro alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e premio Oscar per il miglior film è un’istantanea dello splendore dell’ovest americano, dalle Badlands del South Dakota al deserto del Nevada, fino al Pacific Northwest, attraverso gli occhi della sessantunenne Fern, interpretata da Frances McDormand; è stata l’attrice a coinvolgere nel progetto Zhao, colpita dal suo precedente film, The Rider – Il Sogno Di Un Cowboy. Insieme hanno creato il ritratto di una donna, che ha perso suo marito e tutta la sua vita precedente, dopo che la città mineraria in cui viveva è stata sostanzialmente dissolta. Ma durante il suo percorso, diventa più forte e trova una nuova vita. Fern trova la propria comunità nei raduni tra nomadi a cui partecipa, che comprendono Linda May e Swankie (due autentiche nomadi che interpretano loro stesse), nella forte amicizia con Dave (David Strathairn), e nelle altre persone che incontra durante il suo viaggio. Ma soprattutto, come ha dichiarato Zhao, ‟…nella natura, mentre lei si evolve; nelle terre selvagge, nelle rocce, negli alberi, nelle stelle, in un uragano, è in questi luoghi che trova la propria indipendenza”.
    La genesi del film risale al 2017 quando l’attrice acquista insieme Peter Spears i diritti del libro della giornalista Brooklyn Jessica Bruder“un lavoro di giornalismo investigativo. Ciascun capitolo affronta un argomento differente. Metà del libro si concentra sullo stile di vita dei nomadi, mentre l’altra metà è un’inchiesta sotto copertura: Jessica è stata sotto copertura da Amazon e ha lavorato nelle coltivazioni di barbabietole”, ha dichiarato la regista. “Frances e io avevamo opzionato i diritti del libro,” ha raccontato il produttore Spears, “e poi Frances ha visto The Rider – Il Sogno Di Un Cowboy al Toronto International Film Festival e mi ha detto, ‘Devi vedere questo film, credo che questa sia la regista che fa al caso nostro’”.
    “Frances è venuta da me semplicemente come produttrice, – ha ricordato Zhao – e fin dal primo giorno mi ha chiesto se avesse dovuto far parte del progetto anche come attrice. Sentivo però che non sarebbe stato semplice convincere il pubblico. In The Rider – Il Sogno Di Un Cowboy i protagonisti erano dei cowboy, il film era un western. Ma stavolta è più difficile: c’è una discriminazione basata sull’età in questo paese, un pregiudizio contro le storie incentrate sulle persone più anziane e sulla gente che vive ai margini della società. Dunque ho pensato che, se Frances fosse stata d’accordo, avremmo potuto affrontare questo pregiudizio nel film. Fin dall’inizio è stata sempre una decisione molto pragmatica per me. Ma allo stesso tempo, ero curiosa riguardo a questa sfida creativa”. Come quella di lavorare insieme alla costruzione della casa nomade su ruote di Fern, un furgone Ford Econoline che McDormand ha battezzato Vanguard.
    “Ci siamo chieste: in che modo Fern strutturerebbe il suo spazio abitabile? – ha spiegato la regista – Quando vivi in uno spazio così ridotto, gli oggetti che porti con te dicono molto sulla persona che sei, molto più di quando vivi in una casa”.
    “Abbiamo parlato molto di come avremmo potuto inserire alcuni elementi della mia vita in quella di Fern, – ha dichiarato l’attrice – e questo dipendeva non solo dal mio background ma anche dalle attività giornaliere che svolgo. Ho suggerito di far svolgere a Fern delle attività artigianali, perché è un modo per trascorrere il tuo tempo quando sei in viaggio e inoltre ti permette anche di realizzare oggetti di cui hai bisogno, e che magari potresti barattare lungo la strada. Ho portato con me la mia borsa per realizzare presine da cucina, il telaio e l’uncinetto. Devo aver realizzato circa 75 presine, che ho regalato a diverse persone che abbiamo incontrato lungo la strada e a membri della nostra compagnia. Ed erano oggetti di scena”. Il resto è storia e ce la racconta il grande schermo.

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    Si conclude l’Olbia Film Network 2020

    Si è conclusa l’ultima edizione dell’Olbia Film Network, il festival internazionale di cinema e mercato dell’audiovisivo dedicato ai cortometraggi ed agli esordi cinematografici che dal 12 al 20 settembre ha portato nel capoluogo sardo centinaia di operatori del settore.
    Un’edizione coraggiosa, simbolo della ripartenza per il cinema, che nonostante le tante difficoltà è riuscita a svolgersi al meglio ed in totale sicurezza, seguendo tutte le normative dettate dall’emergenza corona virus,  ma senza snaturarsi in alcun modo.
    “Organizzare il festival in presenza è stato un atto di coraggio – spiega il direttore artistico Matteo Pianezzi
    Volevamo dare un segnale forte a tutto il comparto. Il cinema, come tutto il settore dell’arte sta vivendo una crisi storica, ma dev’essere molto chiaro l’obiettivo della ripartenza ed è anche da eventi come questo che si dà lo sprone per riprendere a macinare. La risposta del pubblico è stata eccezionale e riuscire ad ospitare centinaia di persone da tutta Europa, dimostra che, nonostante il rispetto maniacale delle normative  sanitarie, c’è voglia di tornare alla normalità. Devo ringraziare l’Assessore Serra, il Sindaco Nizzi e tutto il Comune di Olbia per averci sostenuto e assecondato in questa ‘battaglia’, così come la Film Commission Sardegna, la Regione, la Fondazione di Sardegna e il Ministero. Siamo già a lavoro per la prossima edizione per accrescere sempre più l’importanza strategica del nostro evento nel panorama cinematografico mondiale”.

    “Dall’Olbia Film Network arriva un segnale importante, di incoraggiamento per tutta la filiera cinematografica. Un’industria che ha molto sofferto per la pandemia e per il lockdown, ma che sta tirando fuori le energie migliori per ripartire. L’ho visto a Giffoni, l’ho visto a Venezia, lo vedo qui”, gli ha fatto eco l’Onorevole Orrico durante un dei panel svoltosi nelle giornale professionali.

    Creato con lo scopo principale di presentare e promuovere l’arte cinematografica contemporanea regionale, nazionale ed internazionale e di favorirne la produzione e lo sviluppo, il festival ha raccolto produttori, autori, registi, sceneggiatori, esponenti delle Film Commission italiane e delle Istituzioni che si sono incontrati durante gli Industry Days per confrontarsi e lavorare insieme sulle principali questioni e attività finalizzate alla produzione cinematografica.
    Tra loro i rappresentanti di Creative Europe, Euroimages e EAVE, il responsabile CNA Cinema e Audiovisivo Ivan Olgiati, la responsabile AGICI Marina Marzotto, la responsabile DG Cinema Iole Giannattasio, Federico Pedroni di Rai Cinema e il Sottosegretario Mibact con delega al cinema e all’audiovisivo Anna Laura Orrico, che hanno raggiunto importanti conclusioni riguardo i bandi di sostegno delle Film Commission e le nuove forme di finanziamento pubblico, ponendo l’accento sulla necessità di maggiori sinergie e l’urgenza di formare una nuova generazione di imprenditori del settore.
    150 gli accreditati Industry di questa edizione, 40 cortometraggi in concorso al Figari Film Fest, centinaia i titoli disponibili nella piattaforma Pramamovie e 4 lungometraggi (Opere prime e secondi) accompagnati dai loro protagonisti.
    “Il bilancio dell’Olbia Film Network 2020, appena concluso, è ampiamente positivo – aggiunge l’assessore alla cultura del Comune di Olbia Sabrina SerraLa manifestazione, anche se svolta nel rigoroso rispetto delle disposizioni Covid, è stata partecipata, ricca di contenuti e animata da importanti ospiti. Anche quest’anno Olbia è stata, in quei giorni, riferimento  per il mondo del cinema, occasione di confronto, e momento culturale di crescita per la comunità. Un grazie di cuore agli organizzatori e a tutti i partecipanti”.
    Tra gli ospiti che hanno partecipato con le loro Opere Prime e Seconde, Giorgio Pasotti con “Abbi fede”, Carlo Sironi con “Sole”, Giorgio Tirabassi con  “Il grande salto” e Mario Piredda con “L’agnello”, film che ha accompagnato la chiusura  della manifestazione.
    Tanti i premi assegnati da Festival anche quest’anno. A Claudio Segaluscio e Beatrice Bruschi è andato il Premio Bracco per gli attori rivelazione mentre a Michela Giraud, protagonista su Sky come presentatrice di Come Central News, è andato il Premio Comunicazione Cinema e Parole.
    Il Figari Film Fest, competizione ufficiale della manifestazione, ha invece premiato i migliori cortometraggi provenienti da tutto il mondo assegnando il riconoscimento come miglior corto internazionale a Da Yie” di Anthony Nti, scelto dalla giuria di qualità composta da Carlo Sironi, Pippo Mezzapesa e Jacopo Cullin, che ha anche dato una menzione speciale a “Sticker” di Georgi M. Unkovski, mentre il premio per il miglior corto nazionale è andato a “Indimenticabile” di Gianluca Santoni, scelto dai giurati internazionali Yves Piat, Leonor Teles e Sandhya Suri che hanno menzionato anche “Destino” di Bonifacio Angius. A livello regionale si è invece imposto “Margherita” di Alice Murgia, miglior corto sardo, e tra i film di animazione il francese “Memorable” di Bruno Collet, premiato dalla illustratrice Chiara Sgatti e dal fumettista Bepi Vigna. A trionfare nella sezione Scarpette rosse è stato invece “A sister”, cortometraggio belga diretto da Delphine Girard scelto nella cinquina dei film a tematica femminile dalle giurate Stella Pecollo, Francesca Cavallin e Sonia Serafini.
    Il Festival in collaborazione con la Sardegna Film Commision, come ogni anno ha anche premiato la scrittura nell’ambito della competizione Corto Sardegna  che ha visto vincere a pari merito le sceneggiature di “Pesce siluro” di Roberta Palmieri e Francesco Rubattu e “Sa sùrbile” di Roberta Martinelli e Marcello Pedretti che riceveranno un premio in denaro totale di 10 mila euro per la realizzazione dei progetti in Sardegna.
    Grazie alla tenacia organizzativa della direzione del Festival, del Comune di Olbia, al sostegno della Regione Sardegna e della Fondazione di Sardegna e allo straordinario supporto della Fondazione Sardegna Film Commission e del Mibact, Olbia Film Network si ritaglia un posto strategico nel panorama degli appuntamenti cinematografici europei e si candida per diventare il centro di sviluppo della giovane imprenditoria cinematografica nazionale.
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    Figari Film Festival 2020: Tutti i vincitori

    Proclamati i vincitori del Figari Film Festival, che si è concluso oggi a Olbia dopo quaranta corti e cinque giornate di mercato.

    Best International Short Film – Da Yie di Anthony Nti/ Special Mention – Sticker di Georgi M.Unkovski
    Best National – Indimenticabile di Gianluca Santini /Menzione Speciale – Destino di Bonifacio Angius
    Best Regional – Margherita di Alice Murgia
    Best Animation – Memorable di Bruno Collet
    Best Scarpette Rosse – A sister di Delphine Girard

    Miglior sceneggiatura per la competizione Corto Sardegna va a parimerito a Pesce siluro di Roberta Palmieri e Francesco Rubattu e Sa sùrbile di Roberta Martinelli e Marcello Pedretti.

    Da stasera e fino al 20 settembre proseguono le attività dell’Olbia Film Network (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, dalla Regione Autonoma della Sardegna, dal Comune di Olbia, dalla Fondazione Sardegna Film Commission e dalla Fondazio- ne di Sardegna), con le serate dedicate alle Opere Prime e Seconde nazionali dell’ultimo anno, presentate al pubblico alla presenza di autori e cast artistico.

    Si inizia con il potente esordio di Carlo Sironi “Sole”, presentato del regista e del giovane interprete Claudio Segaluscio, mentre il 18 settembre sarà la volta del film “Abbi fede” opera seconda di Giorgio Pasotti. Protagonista della serata del 19 settembre sarà invece Giorgio Tirabassi con la sua opera prima “Il grande salto”, film uscito in streaming nel mese di giugno, mentre il sardo Mario Piredda e il suo primo lungometraggio “L’Agnello”, già presentato con un ottimo riscontro alla Festa del cinema di Roma, chiuderanno la manifestazione con la proiezione serale del 20 settembre accompagnata dai protagonisti Nora Stassi e Luciano Curreli.
    Come ogni anno si avrà inoltre l’assegnazione dei premi speciali. Il Premio Comunicazione “Cinema e Parole 2020” andrà l’ attrice Michela Giraud, che con la sua verve irriverente e cinica si è fatta strada nella comicità fino ad arrivare alla conduzione di CCN, Comedy Central News, su Comedy Central, il canale di comicità di Sky, mentre il Premio Beatrice Bracco per gli attori rivelazione dell’anno, verrà consegnato alla giovanissima protagonista della serie cult “SKAM Italia” Beatrice Bruschi.

     

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    Figari Film Festival 2020: La serata finale

    La sezione competitiva dell’Olbia Film Network chiude battenti con una serata di proiezioni all’insegna della diversità e dell’inclusione.

     

     

     

     

    Il Figari Film Festival si conclude tra diversità, inclusione, tabù e femminismo. L’ultima serata di proiezioni ha regalato al suo pubblico l’amara riflessione animata Song sparrow, sul viaggio a bordo di un camion frigo di un gruppo di rifugiati alla ricerca di una vita migliore, la dolente rivendicazione della propria sessualità di Luna, ragazza disabile confinata dai pregiudizi, in Indimenticabile. Arriva invece dall’Estonia il surreale e irriverente viaggio animato di un giovane lupo dai bollenti spiriti, Toomas Beneath the Valley of the Wild Wolves.

    Dall’Italia invece arrivano l’ironia di Spera Teresa, un mockumentary girato con attori locali nelle zone colpite dal sisma nel 2016, e la dolcezza di Settembre, racconto adolescenziale dal sapore nostalgico tra educazione sentimentale e scoperta della sessualità.
    Chiude l’irruenza e la forza di Wanted strong woman, un ritratto coraggioso sul mondo del wrestling al femminile.

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    Olbia Film Network 2020: Figari Film Festival verso la conclusione

    “Partecipai al Figari Film Fest il primo anno con il mio primo cortometraggio. Oggi torno dopo dieci anni con il mio ultimo lavoro, e questa cosa mi riempie di gioia. È il mio festival preferito”.  Con queste parole Giulio Mastromauro, vincitore del David di Donatello di quest’anno per il miglior cortometraggio, saluta il pubblico del Figari Film Fest, durante la terza serata del festival che ieri tra gli altri cortometraggi in gara ha visto passare sul grande schermo il suo Inverno. Il film esplora il dolore e il senso di perdita attraverso gli occhi di Ti-mo, il più piccolo di una comunità greca di giostrai; tra gli altri lavori presentati anche Destino di Bonifacio Angius,  Afloat di Eve – Chems De Brouwer, Cayenne di Simon Gionet e Fairyocious di Fabien Ara.

    Il festival di corti giunto quest’anno alla decima edizione e da quattro anni la competizione ufficiale dell’Olbia Film Network, entra nel vivo della competizione e si avvia alla conclusione, confermando un’ ottima affluenza di pubblico alle proiezioni di Piazza Dante ad Olbia (prenotabili tramite la App di billetto.it).
    Stasera ultima serata di proiezioni con gli ultimi otto cortometraggi in gara e da domani sera via alla sezione delle Opere Prime con il lungometraggio di Carlo Sironi Sole.

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    Ai nastri di partenza l’Olbia Film Network 2020

    Torna dal 12 al 20 settembre la quarta edizione dell’ Olbia Film Network, l’evento professionale di cinema
    dedicato ai cortometraggi ed agli esordi cinematografici che si svolge nel capoluogo sardo dal 2017.
    Creato con lo scopo principale di presentare e promuovere l’arte cinematografica contemporanea regionale,
    nazionale ed internazionale e di favorirne la produzione e lo sviluppo, oggi l’evento grazie anche al costante
    lavoro del direttore artistico Matteo Pianezzi, e di tutto il giovane staff, è riuscito a ritagliarsi un ruolo di
    primo piano nel panorama nazionale ed europeo, divenendo un festival di riferimento tra i più importanti del
    settore. Competizione ufficiale della manifestazione è il Figari Film Fest, festival internazionale del
    cortometraggio che quest’anno festeggia la decima edizione.

    “Il cinema non può fermarsi – ha commentato il direttore del festival Pianezzi – Olbia sta diventando il punto di riferimento per tutti i giovani autori e produttori italiani under 40. Un grande ufficio a cielo aperto in uno dei posti più belli del mondo, un luogo dove incontrarsi per costruire il futuro del cinema. Considero molto importanti gli sforzi fatti per organizzare un festival in presenza, soprattutto in un momento così particolare. Un segnale forte per tutta l’industria. Dopo mesi di lockdown e paura, mi auguro che le persone abbiano fame di cinema, che abbiano la voglia di sedersi nel buio di una sala e potersi cibare di arte e cultura. La magia della sala e della condivisione ci è mancata troppo quest’anno. Abbiamo un parterre di ospiti eccezionale e sono certo sarà una grande edizione”.
    Si parte il 12 settembre con una speciale serata anteprima, animata dall’incontro con la star dei social Andrea
    Pinna (Le perle di Pinna) che presenterà il suo nuovo libro “I panni degli altri”.
    Dal 13 settembre prenderà poi il via il festival vero e proprio che vedrà la mattina le attività professionali
    del mercato e la sera le proiezioni alla presenza di pubblico e ospiti.
    Ogni mattina, fino al 17 settembre centinaia di professionisti accreditati dell’intera filiera cinematografica
    daranno vita al fitto programma dell’International Film Market organizzato anche grazie al supporto della
    Fondazione Sardegna Film Commission.
    Sarà un’edizione ibrida con eventi sia in presenza sia in remoto, già confermata la presenza istituzionale del Sottosegretario con delega al Cinema e Audiovisivo Anna Laura Orrico e di Jole Giannatasio della DG Cinema e Audiovisivo per un panel sui fondi nazionali destinati alla cinematografia.
    Numerosi gli appuntamenti dedicati ai giovani produttori, che vedranno la partecipazione di Rai Cinema,
    Cattleya, Sky, Vivo Film, Kimera e tantissime altre realtà, fra le più importanti del panorama
    cinematografico nazionale, rappresentate anche dalle associazioni di categoria AGICI e CNA Cinema e
    Audiovisivo.
    Da ricordare anche gli incontri dedicati alla realizzazione e produzione dei film di animazione, il panel sui
    fondi per cortometraggi legati alle Film Commission nazionali e la tavola rotonda sulle opportunità di
    finanziamento e co-finanziamento europeo a cui parteciperanno Europa Creativa e EAVE.

    Una speciale masterclass sarà dedicata al film Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, prodotto da Vivo Film,
    fresco di presentazione al Lido di Venezia e studiato come case history legato alla co-produzione europea.
    Progetti particolarmente importanti del mercato saranno Corto Sardegna e Atelier Euro.Med.
    il primo vedrà la possibilità per cinque registi, di aggiudicarsi un premio in servizi pari a 10.000€ per
    realizzare un cortometraggio in Sardegna. A giudicare i lavori saranno chiamati i due sceneggiatori isolani,
    di fama nazionale Gianni Tetti ed Antonio Manca, che saranno affiancati nella scelta dal regista Paolo Zucca,
    reduce del successo ottenuto lo scorso anno con il film “L’uomo che comprò la luna”.
    Atelier Euro.Med è invece un laboratorio residenziale dedicato al documentario che, dopo la tappa in
    Basilicata al Metaponto Film Network, approda ad Olbia e vedrà i registi dei quattro progetti in sviluppo,
    lavorare sulle proprie storie, seguiti dai tutor Francesca Mazzoleni e Nicola Ragone.
    Dal 13 sera, e per quattro serate, a farla da protagonista sarà invece il Figari Film Fest con i suoi 40
    cortometraggi in gara proiettati alle ore 21,00 in Via Dante ad Olbia alla presenza del pubblico e di una ricca
    giuria che annovera nomi internazionali tra i quali, Yves Piat regista francesce candidato all’Oscar lo scorso anno con il film “Nafta football club”, Leonor Teles regista portoghese nominata per il Best Short agli
    European Film Award 2019 e Sandhya Suri regista indiana che con i sui film ha vinto il Sundance Film
    Festival oltre al prestigioso Festival di Toronto ed è stata nominata per i BAFTA Award in Inghilterra nel
    2019.
    In primo piano anche i nomi italiani della giuria di qualità: i registi Carlo Sironi e Pippo
    Mezzapesa affiancati dall’attore Jacopo Cullin, saranno chiamati a valutare i film stranieri, mentre Stella
    Pecollo, attrice, performer e scrittrice, insieme con la giornalista Sonia Serafini e l’attrice Francesca Cavallin,
    valuteranno i film della categoria “Scarpette rosse” tutta a tematica femminile, ed in chiusura l’illustratrice
    Chiara Sgatti e il fumettista isolano Bepi Vigna avranno il compito di decretare il miglior corto della
    categoria Animazione.
    Il Festival proseguirà con le serate dedicate alle Opere Prime e Seconde nazionali dell’ultimo anno,
    presentate al pubblico alla presenza di autori e cast artistico.
    Il 17 settembre si inizia con il potente esordio di Carlo Sironi “Sole”, presentato del regista e del giovane
    interprete Claudio Segaluscio, mentre il 18 settembre sarà la volta del film “Abbi fede” opera seconda di
    Giorgio Pasotti. Protagonista della serata del 19 settembre sarà invece Giorgio Tirabassi con la sua opera
    prima “Il grande salto”, film uscito in streaming nel mese di giugno, mentre il sardo Mario Piredda e il suo
    primo lungometraggio “L’Agnello”, già presentato con un ottimo riscontro alla Festa del cinema di Roma,
    chiuderanno la manifestazione con la proiezione serale del 20 settembre accompagnata dai protagonisti Nora
    Stassi e Luciano Curreli.

    Come ogni anno si avrà inoltre l’assegnazione dei premi speciali. Il Premio Comunicazione “Cinema e
    Parole 2020” andrà all’attrice Michela Giraud, che con la sua verve irriverente e cinica si è fatta strada nella
    comicità fino ad arrivare alla conduzione di CCN, Comedy Central News, su Comedy Central, il canale di
    comicità di Sky, mentre il Premio Beatrice Bracco per gli attori rivelazione dell’anno, verrà consegnato alla
    giovanissima protagonista della serie cult “SKAM Italia” Beatrice Bruschi.
    Una importante novità è rappresentata dalla piattaforma di streaming e industry, di produzione
    completamente sarda, Pramamovie, che consentirà di seguire l’intero Festival online e che ospiterà dei
    contenuti esclusivi visibili solo in questa modalità, come la sezione Diamanti grezzi e la sezione Junior
    che concorreranno per aggiudicarsi rispettivamente l’Audience Award 2020 e il Junior Award 2020.
    Unico nel suo genere il Festival, oltre a valorizzare la cinematografia nazionale e internazionale, mira allo
    sviluppo dell’attività filmica dell’isola e alla valorizzazione della Sardegna sotto ogni suo profilo:
    ambientale, storico, culturale e di costume, con le piazze, i piccoli borghi e le splendide spiagge, che fanno
    da cornice all’evento.

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