LOGO
  • Ryan Gosling

    “”Sed ut perspiciatis unde omnis iste natus error sit voluptatem accusantium doloremque laudantium, totam rem aperiam, eaque ipsa quae ab illo inventore veritatis et quasi architecto beatae vitae dicta sunt explicabo. Nemo enim ipsam voluptatem quia voluptas sit aspernatur aut odit aut fugit, sed quia consequuntur magni dolores eos qui ratione voluptatem sequi nesciunt. Neque porro quisquam est, qui dolorem ipsum quia dolor sit amet, consectetur, adipisci velit, sed quia non numquam eius modi tempora incidunt ut labore et dolore magnam aliquam quaerat voluptatem. Ut enim ad minima veniam, quis nostrum exercitationem ullam corporis suscipit laboriosam, nisi ut aliquid ex ea commodi consequatur? Quis autem vel eum iure reprehenderit qui in ea voluptate velit esse quam nihil molestiae consequatur, vel illum qui dolorem eum fugiat quo voluptas nulla pariatur?”. Nemo enim ipsam voluptatem quia voluptas sit aspernatur aut odit aut fugit, sed quia consequuntur magni dolores eos qui ratione voluptatem sequi nesciunt. Neque porro quisquam est, qui dolorem ipsum quia dolor sit amet, consectetur, adipisci velit, sed quia non numquam eius modi tempora incidunt ut labore et dolore magnam aliquam quaerat voluptatem. Ut enim ad minima veniam, quis nostrum exercitationem ullam corporis suscipit laboriosam, nisi ut aliquid ex ea commodi consequatur? Quis autem vel eum iure reprehenderit qui in ea voluptate velit esse quam nihil molestiae consequatur, vel illum qui dolorem eum fugiat quo voluptas nulla pariatur?”

    Read more »
  • Antonio Banderas in Los 33

    Luglio 2010, San José. 33 minatori cileni rimanevano intrappolati a 700 metri di profondità in una miniera di oro e rame per uscirne solo sessanta giorni dopo. Un incubo che le tv internazionali seguirono passo passo, fino alla diretta televisiva del loro salvataggio; alcuni anni dopo la loro storia fa gola a Hollywood e diventa un film, Los 33, diretto dalla regista messicana di Girl in progress, Patricia Riggen.
    Oggi l’annuncio, per bocca della stessa Riggen, del primo nome celebre del cast: Antonio Banderas. “Banderas farà parte della nostra squadra di attori – ha rivelato durante un’intervista al ‘Daily Star’ – Siamo felici di averlo nel cast, ma è solo il primo interprete confermato. Presto ne arriveranno altri”. Come ad esempio Javier Bardem, da tempo – pare – in trattative con la produzione e ancora non confermato…
    Read more »
  • Niente Dorothy nel sequel de Il grande e potente Oz

    Dopo aver sbancato ai botteghini – con 3 milioni di euro incassati nel solo primo weekend di programmazione – Il grande e potente Oz offre a casa Disney l’occasione per parlare di un sequel del fantasy targato Sam RaimiUn secondo capitolo che la major avrebbe già messo in cantiere da tempo, ma che potrebbe lasciare ancora una volta fuori dai giochi Dorothy, la protagonista femminile de Il mago di Oz, il film cult del 1939 diretto da Victor Fleming e ispirato al primo dei quattordici libri scritti da L. Frank Baum.

    A confermarlo sarebbero le stesse parole del produttore Joe Roth, secondo il quale un seguito de Il grande e potente Oz “non coinvolgerà in nessun modo Dorothy”. Gli fa eco anche lo sceneggiatore Mitchell Kapner: “Sono 20 anni prima dell’arrivo di Dorothy. In questo arco di tempo così lungo possono succedere un sacco di cose”.
    Il film si concentrerebbe così sugli altri personaggi che popolano il vasto mondo di Oz: tra questi una figura vista in Kansas e collegata a Dorothy, che potrebbe essere addirittura sua madre. Il che farebbe ipotizzare la presenza della celebre eroina in un terzo capitolo del franchise…

    Read more »
  • Parla Bryan Burk: Star Trek 3 potrebbe essere in uscita nel 2016

    Tra i primi due film del nuovo franchise di Star Trek targato J.J. Abrams sono intercorsi 4 anni. Dopo Star Trek nel 2009, nel 2013 è arrivato Into Darkness – Star Trek. I fan del franchise ad ogni modo si stanno interrogando su quando avranno l’opportunità di vedere il terzo episodio. Il loro regista, infatti, si è legato all’attesissimo progetto di Episodio VII di Star Wars, previsto non prima del 2015, quindi è lecito chiedersi se J.J. Abrams sarà così in gamba da poter gestire l’eventuale sequel di Star Trek allo stesso tempo. Di questo avviso sembra essere il produttore di Star Trek Bryan Burk, che in un’intervista ha ipotizzato che il film potrebbe essere pronto per il 2016. Quell’anno sarabbe la data perfetta ha spiegato Burk, perché segnerebbe esattamente 50 anni dall’inizio del franchise nel 1966.
    L’indiscrezione è stata rivelata dalla testata Digital Spy che ha sottolineato che dal momento che la serie di Gene Roddenberry aveva esordito nel 1966, e visto le grandi celebrazioni per il cinquantenario di James Bond/007 se lui è la Paramount si fossero consultati sulla possibilità di celebrare la ricorrenza con un’uscita proprio nel 2016.
    “Ne stiamo parlando”, ha spiegato Burk: “ma ancora non abbiamo una data d’uscita. Non vogliamo aspettare altri quattro anni come tra l’attuale e l’ultimo, ma il 2016 sarà un bell’anno da celebrare si spera”.
    Quindi se passassero solo tre anni stavolta…saremmo nel 2016! un momento perfetto per quest’ultimo film della nuova trilogia. Qualcuno ha ipotizzato che anziché occuparsi della regia J.J. Abrams si limiterà a fungerà da produttore. D’altronde in quel momento si troverà parecchi anni indietro, in una galassia molto, molto lontana…

    Read more »
  • ,

    Goltzius and the Pelican Company: viaggio sensuale nell’arte

    Peter Greenaway presenta Goltzius and the Pelican Company, un sensuale viaggio nell’arte e ideale secondo episodio della sua trilogia sull’arte che, dopo Nightwatching, rischia di finire per tediare con il suo stile intenso e auto-compiaciuto.

    A distanza di cinque anni da Nightwatching, il regista e sceneggiatore Peter Greenaway presenta al Festival del Film di Roma, Goltzius and the Pelican Company, il secondo episodio della sua trilogia ideale che dovrebbe concludersi con il terzo episodio nel 2016. Il filo conduttore è l’arte e coloro che la creano: infatti se Nightwatching aveva raccontato certi aspetti della vita del pittore fiammingo Rembrandt, Goltzius and the Pelican Company ci presenta da vicino lo stampatore ed incisore olandese  Hendrick Goltzius, mentre il terzo film tratterà di alcuni aspetti del pittore fiammingo Hieronymus Bosch, ad esattamente 500 anni dalla sua morte nel 1516. L’arte rappresentata da regista gallese però non è mai fine a se stessa. Ricordiamo come in Nightwatching Rembrandt aveva dipinto il quadro Jaccuse per denunciare i tentativi della milizia di cospirare contro i regnanti. Allo stesso modo in quest’ultimo film Greenaway esplora della tematiche universali attraverso l’arte di Goltzius. Riprendendo il suo marchio di fabbrica il regista combina diverse forme espressive, presentando un film ricco di riferimenti pittorici, e dalla scenografia e dagli ambienti ricchi e variopinti, e narra la sua storia utilizzando una serie di sovrapposizioni dei piani per abbinare tante volta la narrazione, in particolare dello stesso Goltzius, allo svolgimento degli eventi. Goltzius in particolare, interpretato da Ramsey Nasr, è rappresentato come un compiaciuto conoscitore dell’arte ma lascivo ed estremamente attratto dalla dinamica sensuale e sessuale dei personaggi della stessa arte. Questa é poi una delle grandi prerogative, come già in passato, di Greenaway: una disinibita ed affamata ricerca della sensualità e dell’erotismo che lo stesso regista, spesso tramite le parole di Goltzius – che si mischiano ai gesti goduriosi e sfrenati degli attori – vuole condividere intensamente con il pubblico.
    Nello specifico della storia del film, Goltzius si rivolge al margravio d’Alsazia (il premio Oscar F. Murray Abraham) per convincerlo a finanziare le sue stampe ed incisioni. In cambio lui ed i suoi artisti, oltre a regalare a lui un libro che riproduca immagini di alcune delle più controverse vicende del Vecchio Testamento, rappresenteranno dal vivo alla corte del margravio alcune di queste vicende (vedi Salomè e Giovanni Battista, Sansone e Dalida,  e Davide e Betsabea) con tanto di interpretazione erotica. Quello che comincia come un giocoso accordo assume presto toni più drastici…
    A Greenaway va dato il merito di riprendere le convenzioni del cinema e di storpiarle allargandole, oltre che di presentare storie universali che potrebbero avere una morale da riscoprire ed assimilare nel mondo di oggi. Al film va il merito di avvalersi di un buon cast tra cui alcuni italiani emergenti di spessore. Allo stesso tempo molta della sua narrazione sembra fine a se stessa, con Greenaway un po’ a sguazzare nel mondo che ha creato, tanto che le ripetute scene erotiche, a gusto personale del regista, alla lunga finiscono addirittura per annoiare.
    Read more »
  • Muffa – Küf: Scomparsi nella polvere

    Muffa – Küf, esordio registico di Ali Aydin, racconta una vicenda che potrebbe essere quella di uno dei tanti genitori degli studenti turchi scomparsi negli anni ’90.
    VOTO: 3,5

    L’esordio alla regia del regista turco Ali Aydin è un piccolo gioiello, che funziona su vari livelli, ma soprattutto nell’incrocio tra il micro e il macro, incorporato qui dalle ripercussioni politiche sulla vita di un uomo, il protagonista Basri. Basri (Ercan Kesal) è un uomo di 55 anni, duro lavoratore e guardiano della ferrovia, ma da diciotto anni spera ancora di ritrovare il figlio misteriosamente scomparso quando era all’università ad Istanbul. Basri e la moglie avevano visitato la capitale quando si persero le tracce del figlio, riuscendo solo a scoprire che aveva partecipato in attività non governative. Di lì a poco al ritorno al loro villaggio d’origine la moglie morirà per il dolore, lasciando il povero Basri da solo nella sua disperata ricerca della verità.
    Basri scrive periodicamente alle autorità per ottenere informazioni su suo figlio, e periodicamente viene convocato per chiarimenti dal commissario del paese, perché ha infranto qualche regola del regime autoritario. Il rapporto tra Basri e il commissario (ottima l’interpretazione di Muhammet Uzuner) è uno dei legami portanti: Basri infatti non ha più una vita di relazioni, e nei suoi colloqui con il poliziotto si forma un sottile legame umano, fatto di piccole rivelazioni e condivisione. Il film si apre proprio con una scena che vede i due da un lato all’altro della scrivania che dura ben quindici minuti ed è ripresa lateralmente, con i due uomini di profilo, senza mai mutare l’inquadratura. In questa scena Basri ci espone quella che sarà un po’ la sua massima: “Ho due fratelli che sono usciti morti dalla pancia di mia madre, e altri due che sono morti subito dopo. Quando sono nato avevano già scavato la mia fossa, e invece sono ancora vivo”. Basri si ripete questo per continuare a sperare che suo figlio sia in vita.
    Importante notare come la sua triste vicenda abbia permeato la sua vita, e che nel suo lavoro sia diventato vittima dei ricatti di un miserabile collega, Cemil (Tansu Bicer), che ha scoperto che soffre di epilessia. Basri una volta era intervenuto per salvare una donna che Cemil stava stuprando, e ora il collega lo tiene sotto scacco. Per sfotterlo una sera, ubriaco fradicio, Cemil dice a Basri: “Sai, ho incontrato tuo figlio. Si rammaricava e diceva che era stato cattivo con te e mamma”. Mentre Basri attende con sdegno di capire dove vada a parare il collega, Cemil trancia qualsiasi speranza residua concludendo: “Lo sai dove l’ho incontrato? Nel mio ouzo!” alzando la bottiglia dell’alcolico. Ma la relazione infelice tra i due avrà conseguenze gravissime per entrambi.
    La storia di Basri e della sua triste vicenda nasce come metafora di, e da una precisa esigenza di fare luce su dei fatti realmente accaduti, quando negli anni ’90 vennero prima arrestati e poi scomparvero un gruppo di studenti impegnati in attività anti-governativa. Le loro madri si sono poi riunite ogni sabato mattina, con tanto di foto dei figli mancanti, davanti al liceo Galatasaray ad Istanbul, protestando per ottenere la verità e delle risposte. Risposte che non sono mai arrivate.
    Il regista e sceneggiatore trentaduenne Aydin, già con diverse esperienze di assistenza alle regia per cinema e televisione, mostra una grande maturità al suo esordio mentre descrivere questo mondo interiore desolante come il suo paesaggio. Mentre, con tristezza, percepiamo che l’esito delle ricerche di Basri non potrà andare a buono fine, ripensiamo a tutte le vittime di abusi di potere di regimi anti-democratici, e gli effetti su famigliari e comunità.

    Read more »
  • Jurassic Park: Come ti clono il dinosauro

    Veramente sbalorditivi i dinosauri creati da Winston & Co. per Jurassic Park; ma sono solo la punta dell’iceberg…
    VOTO: 4

    Jurassic Park – ancor più del suo vitalissimo sequel Il mondo perduto – è probabilmente il film di Spielberg che vanta più detrattori. Quali sarebbero i mega-difetti che costoro strombazzano a destra e manca? Un ottimo cast (Neill, Goldblum, Jackson, Attenborough, la splendida Dern) alle prese con personaggini con poca anima e un plot iper-scarnificato che – nonostante sfrutti al minimo i presupposti macro-scientifici dell’omonimo romanzo di Michael Crichton – continui a prendersi più sul serio di quanto la sua dimensione ‘all adventure’ permetti. Risulta però assolutamente risibile il fatto che – mai come in questo caso – queste mancanze coincidono coi mega-pregi innalzati dallo sparuto (ma agguerito) gruppetto di jurassic-fans, dei quali mi faccio umilmente portavoce. Il film narra di un parco-giochi? Ebbene, giustamente il vecchio Stevie si prende molto sul serio poiché la cattedrale che ha innalzato nel ’93 non arriva a raggiungere il rango di cinema interattivo ma é comunque un rarissimo esempio di film-consolle, dove é più che giusto che i protagonisti siano bidimensionali – fino all’osso, é proprio il caso di dirlo – poiché ciò che conta é che lo stratificarsi delle attrazioni, mixate e mai fuse, proprio come in un DJ-set: humour, terrore (!!!), avventura, diversioni gotiche (la scena nella cucina non ricorda forse “Shining”?) e ‘disgustiste’ (le numerose gag ‘corporali’ sono meravigliosamente politically-uncorrect), davvero non manca nulla. Certo alcuni simbolismi (la figura del ‘burattinaio’ Attenborough rimanda a Spielberg stesso, il rapporto instauratosi tra l’archeologo Sam Neill e gli immancabili frugoletti di turno é uno dei preferiti dal regista – in giovane età trascurato dal paparino troppo rampante – ma qui é veramente incastrato a forza) risultano freddi e meccanici, ma stanno lì proprio a dimostrare la dimensione ‘teorica’ di questo meraviglioso monster-movie metalinguista.

    Read more »
Back to Top