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Unbroken: Ode a chi non si arrende

Unbroken: Ode a chi non si arrende

Angelina Jolie decide di mettersi dall’altra parte della macchina da presa per raccontare la storia vera di Louis Zamperini, figlio di immigrati italiani, atleta olimpico, internato in un campo giapponese nella seconda guerra mondiale. In sala dal 29 gennaio.

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Sognava di correre alle Olimpiadi del Giappone, ci riuscirà solo molti anni dopo perché in mezzo ci si è messa la guerra, nemico che non si può sconfiggere ma che mai riuscì a piegarlo. È la storia vera dell’atleta americano, figlio di immigrati italiani, Louis Zamperini che dopo tanti, troppi anni diventa un film, Unbroken, grazie all’impegno di una delle più grandi dive di Hollywood che per la seconda volta (dopo il tentativo di Nella terra del sangue e del miele) rinuncia alle luci della ribalta per mettersi dietro la macchina da presa.

Angelina Jolie, sempre meno attrice (Se si esclude Maleficient dello scorso anno bisogna tornare al 2010 per trovarla su un set), sempre più regista (nel 2015 la rivedremo in Bye the sea), affronta questa sua seconda fatica con l’aiuto di un parterre di sceneggiatori dal nome celebre, Joel e Ethan Coen, Richard LaGravenese (I ponti di Madison County, La leggenda del re pescatore) e William Nicholson (Il Gladiatore). Quattro penne per una storia che ci porta tra le piste di atletica di periferia e quelle olimpiche di Berlino, sull’oceano Pacifico, fra battaglie aeree e canotti sballottati dalle onde, e poi tra vari campi di prigionia in Giappone a voler delineare il contorno di un nuovo esempio di eroe americano, hollywoodiano ma allo stesso tempo reale, con tanto di messaggio morale racchiuso tra le pieghe della parola del titolo, omaggio a chi non si lascia spezzare, a chi non si arrende agli eventi.

La Jolie non sfugge alla retorica del messaggio né a quella della messa in scena in un percorso registico che sembra simile a quello del collega Kevin Costner con il suo Balla coi lupi. Ma riesce a compensare, soprattutto nella prima parte, con un racconto interessante e a tratti spettacolare e brioso salvo perdersi poi nella fase più pesante e strascicata della storia, quella che vede il protagonista (il 24enne inglese Jack O’Connell), alle prese con il suo carceriere aguzzino (il musicista giapponese Miyavi), un duello cupo, inframezzato dalle scene dei bombardamenti di Tokyo, che troverà il suo culmine solo in un impianto per l’estrazione del carbone.

Ma dietro la deriva hollywoodiana resta comunque la vita di una persona vera e a ricordarcelo sono le didascalie finali e le ultime immagini, filmati di repertorio che riprendono il vero Louis Zamperini nella sua ultima impresa olimpica.

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Marcello Lembo

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