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The Judge: Processo ai rimpianti

The Judge: Processo ai rimpianti

Dal 23 ottobre in sala il drama con Robert Downey Jr. che per una volta rinuncia all’armatura di Iron Man. Dirige lo specialista in commedie David Dobkin.

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Un ritorno alle origini. Quello di Robert Downey Jr., che smette l’armatura del supereroe e la mantella di Sherlock Holmes che gli hanno regalato fama e fortuna in questi ultimi sette anni per dedicarsi a un film non inquadrato in un genere. Ma anche quello del suo personaggio, Hank, avvocato di successo costretto a tornare nel suo paese natio prima per un lutto e poi per difendere il padre, giudice di provincia severo ma giusto, da un’accusa di omicidio.
È questo in sintesi The Judge, nuovo film di David Dobkin, una carriera dedicata principalmente alle commedie (2 Single a nozze, Cambio vita sono le ultime in ordine di tempo) che stavolta si avventura sul filo sottile che divide la nostalgia dal rimpianto.
Seguendo le gesta di Hank e di suo padre (il veterano Robert Duvall) tra i resti di una famiglia poco funzionale, tra ex abbandonate e rancori mai confessati il film sembra all’inizio una commedia dal sapore dolceamaro ma è nella seconda parte che svela la sua natura drammatica, affrontando temi come quello della malattia e dell’abbandono, nonostante le gigionerie del protagonista riservino ancora qualche sorriso.
Da questo punto di vista anche la sceneggiatura firmata da Nick Schenk (Gran Torino) e Bill Dubuque svela due anime. Perché se i toni più leggeri della prima parte risultano brillanti nonostante la scarsa originalità dei temi trattati (il confronto città/provincia, lo scontro generazionale) grazie a un cast azzeccato anche nelle figure di contorno (i fratelli Vincent D’Onofrio e Jeremy Strong, un Billy Bob Thornton perfetto anche nei piccoli gesti, le bad girls Vera Farmiga e Leighton Meester), nella seconda qualche scena cruda ma efficace (quella del bagno su tutte) si alterna a passaggi troppo prevedibili nel loro desiderio di strappare lacrime.
In definitiva resta un film cucito addosso ai suoi protagonisti che probabilmente non dispiacerà al pubblico e che contribuirà a far salire ancora le quotazioni di un Downey Jr. sempre più in corsa per il titolo di Cary Grant del 21esimo secolo.

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Marcello Lembo

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