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Andrew Garfield: Il mio Spider-Man come Ronaldo e Bugs Bunny

Andrew Garfield: Il mio Spider-Man come Ronaldo e Bugs Bunny

Il supereroe si toglie la maschera. E sotto c’è il volto giovane di Andrew Garfield che insieme ai compagni di viaggio Emma Stone, Jamie Foxx e Dane Dehaan e al regista Marc Webb si sono trovati al Grand Hotel St. Regis di Roma per presentare The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro, l’ultima impresa cinematografica di un supereroe che a più di 50 anni dalla sua genesi continua ad appassionare generazioni e generazioni di lettori e spettatori.

Ma come si spiega, dopo tanto tempo, il successo di questo personaggio?
Marc Webb: Sono tanti gli elementi che ce lo fanno sentire vicino. Peter Parker non è un ragazzino miliardario, non è un alieno. Deve lavorare per pagare l’affitto, ha una ragazza e deve trovare il tempo di vederla. È una persona come noi ed è facile immedesimarsi con lui.
Andrew Garfield: Ho riflettuto molto anch’io sulla questione e, per quanto possa sembrare banale, credo che anche il costume abbia un suo ruolo. È un costume che copre completamente e può nascondere chiunque, non lascia vedere il colore della pelle di chi lo indossa e così un americano, un asiatico, un italiano, tutti possono immaginarsi dentro al costume.

Amazing Spider-Man 2 è anche la storia d’amore tra un ragazzo e una ragazza, Peter e Gwen
M. W.: Sono molto soddisfatto di quest’aspetto del film e il merito va ad Andrew ed Emma che sono bravissimi a improvvisare e proprio questo loro talento ha reso possibile creare delle scene che sembrano prese dalla vita reale.
Emma Stone: Ma è stato Marc che ci ha lasciato lo spazio per improvvisare e lo ha fatto proprio perché ci teneva a raccontare questo rapporto.

Signor Foxx come si è trovato a recitare un ruolo così duplice, prima il loser Max, poi il supercattivo Electro?
Jamie Foxx: E’ stato entusiasmante. Mia figlia ad esempio è impazzita quando gli ho detto che facevo il cattivo di Spider-Man. E in generale è entusiasmante vedere che dovunque andiamo a presentare il film ci accolgono folle di bambini e folle di genitori che sono tutti fan del personaggio.

C’è stato un fumetto che vi ha particolarmente ispirato nella realizzazione visiva di questo film?
M. W.: Abbiamo preso a piene mani dalla tradizione, di sicuro le storie recenti di Ultimate Spider-Man, di Brian Michael Bendis e Mark Bagley, ma anche quelle di Todd McFarlane. Ma in generale volevamo dare l’idea di un supereroe che sprizzasse gioia nel suo essere supereroe, gioia, vita e libertà.
A. G.: In generale il fumetto ti dà l’idea di qualcosa che sia fuori dal normale e così ho cercato di rifarmi a persone che fanno o facevano cose fuori dal normale. Mohammed Alì, Usain Bolt, Cristiano Ronaldo e… perché no, Bugs Bunny. Nel mio Spider-Man c’è anche un po’ di Bugs Bunny.

Come ci si trova a recitare in un ruolo, quello di Harry Osborn, con tanta storia alle spalle?
Dane Dehaan: Sì, sono personaggi che hanno cinquant’anni di storia ma questo ti dà l’occasione di reinterpretarli ogni volta per gli spettatori moderni. La sceneggiatura fortunatamente era fantastica e questo mi ha molto aiutato.

Visto che prima si è parlato di improvvisazione, com’è stata la chimica sul set?
M. W.: Buona, mi sono limitato a lasciarli recitare…
A. G.: Non mentire, eri sempre lì a indicarci la strada che dovevamo percorrere.
L’idea era quella di dare la giusta atmosfera e Marc ha creato tutte le condizioni adatte perché questo avvenisse.
M. W.: Ad aiutare il processo secondo me è stato il fatto che non ci siano state prove. Ci incontravamo sul set e poi si vedeva quel che succedeva.

Marcello Lembo

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