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Blair Witch: Il sequel che non strega

Blair Witch: Il sequel che non strega

Le telecamere tornano dopo 18 anni nei boschi del Maryland per Blair Witch, nuovo sequel di The Blair Witch Project. In sala dal 21 settembre.

2stelle

Una leggenda nera, un video ritrovato e torna l’orrore nei boschi del Maryland. Blair Witch riporta in auge il mito della strega di Blair a quasi 18 anni da un film che ha fatto la storia, del marketing se non del cinema, ma di certo la storia. L’obiettivo è quello di far dimenticare un sequel senza amore, datato 1999, e creare un possibile nuovo franchise horror, per fare concorrenza ai vari Paranormal Activity e Insidious. Alla regia troviamo Adam Wingard, veterano del genere, mentre tra le fila del cast una serie di illustri semi-sconosciuti (il protagonista James Allen McCune vanta qualche presenza in prodotti televisivi come Shameless e The Walking Dead), quasi a rendere omaggio alla fattura casalinga del Blair Witch Project originale.

La trama segue le mosse di James (McCune), fratello minore di Heather Donahue, attrice-personaggio del primo film, che decide insieme a un gruppo di amici, tra cui un’aspirante documentarista, di mettersi sulle tracce della sorella scomparsa ormai tanti anni prima. Armati di microtelecamere da portare con l’auricolare e persino di un drone, il gruppo, incurante di ogni rischio e pericolo, si addentra nei boschi che furono teatro delle misteriose sparizioni imputate alla strega di Blair.

Come lascia intendere la trama questo nuovo episodio dell’aspirante saga non mette in campo particolari elementi di novità, se non forse l’aggiornamento tecnologico del sottogenere “found footage“, ovvero quella branca dell’horror che usa come premessa il fittizio ritrovamento di alcuni filmati in modo da farci calare nell’azione con una prospettiva pseudo-soggettiva. L’idea, che si fa risalire all’italiano Ruggero Deodato e al suo leggendario Cannibal Holocaust (1980), ha rinunciato da tempo, però, ai crismi dell’originalità. Basti pensare al fiorire di titoli che di questo canone narrativo hanno fatto scuola, dal già citato Paranormal Activity, al Cloverfield prodotto da J.J. Abrams, dal recente The Visit di M. Night Shyamalan al cult fantascientifico Chronicle, senza contare innumerevoli altri prodotti di serie b o inferiori. Dal canto suo questo nuovo Blair Witch può contare su qualche momento di genuino disagio se non di vero raccapriccio (la scena del tunnel sotterraneo, l’inquietante apparizione della strega) ma allo stesso tempo non c’è niente che streghi, né tanto meno incanti. La sensazione è che senza la potentissima campagna promozionale del primo The Blair Witch Project – campagna che tra ricostruzioni virali e battage pubblicitario era riuscita davvero, almeno per un attimo, a creare l’illusione che quello ritrovato fosse un filmato autentico – questo materiale mostri tutti i suoi i limiti e che non possa fare altro che ripetere stancamente la stessa formula senza però arrivare al cuore e alle viscere di spettatori solitamente poco attratti dall’horror. Niente può fare il regista Adam Wingard se non confezionare un prodotto di genere che difficilmente varcherà i confini del fandom più affezionato.

 

 

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Marcello Lembo

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