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Cell: La crociata imperfetta del Re del Brivido

Cell: La crociata imperfetta del Re del Brivido

Stephen King adatta per il cinema il suo Cell, romanzo di cellulari e zombie. Con John Cusack e Samuel Jackson. Dal 13 luglio in sala.

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Una vibrazione nella tasca, un trillo familiare e poi torme di zombie che si aggirano per le strade in cerca di vittime malcapitate. Cell è solo l’ultimo romanzo di Stephen King a trovare la via del grande schermo, quasi un apripista rispetto ai più attesi It e La Torre Nera che usciranno nel 2017. La pellicola di Tod Williams, già regista di Paranormal Activity 2, ha però un asso nella manica rispetto alle mega produzioni targate rispettivamente New Line e Sony, e si tratta proprio del Re del Brivido. Lo scrittore più letto e venduto del mondo si è impegnato in prima persona scrivendo la sceneggiatura a quattro mani insieme al meno celebre Adam Alleca. E King è sicuramente una delle tre colonne portanti del film, insieme a John Cusack e Samuel L. Jackson, i due attori veterani che tornano a collaborare su una storia dello scrittore del Maine a quasi dieci anni da 1408.

La storia è quella del disegnatore Clay Riddell (Cusack) che si trova in un aeroporto quando un misterioso impulso trasforma in belve senza mente tutte le persone che stanno parlando al cellulare. In una Boston invasa e devastata Clay incontra Frank (Jackson) e Alice (la giovane Isabelle Fuhrman, protagonista dell’horror Orphan) e con loro si incamminerà verso il New Hampshire, per ricongiungersi con sua moglie e suo figlio,

Il rapporto tra King e il cinema è fatto di alti e bassi. Tra lo sconfessato Shining e Le Ali della Libertà, tra Stand by me e La Zona Morta di David Cronenberg, passando per la Kathy Bates di Misery non deve morire c’è anche tutta una serie di film che o non hanno spiccato il volo o hanno solo provato a sfruttare lo sterminato fandom dell’autore per elevare una preghiera al dio-incasso. La sensazione è che quest’ultimo sia anche il caso di Cell, nonostante il coinvolgimento diretto di King. E così la teoria estetica del re del brivido, fatta di un horror venato di grottesco che sembra uscire direttamente da certi b-movie degli anni 70, trova una perfetta incarnazione nella pellicola di Tod Williams. Peccato però che il passaggio dalla carta alla celluloide sia tutt’altro che indolore perché lo spunto ridanciano del romanzo, nato come lo sfogo genuino di uno scrittore sessantenne contro la crescente mania dei cellulari, non è più la plastilina che un maestro di parole potrà adattare nelle forme più intriganti. Il cinema è un arte collettiva e risponde a determinate regole. E così King e il co-sceneggiatore Adam Alleca non hanno a disposizione 500 pagine e più per spiegare ogni passaggio dell’intreccio.

Il risultato è che il film inizia all’improvviso, continua all’improvviso e finisce così all’improvviso da confondere lo spettatore. E tra un passaggio e l’altro, tra un inseguimento e l’altro, i dialoghi tra i suoi protagonisti cercano di fare da didascalia al tutto, riuscendo però solamente ad appesantire il film con una serie maldestra di spiegoni o inserendo metafore altisonanti e un po’ fuori luogo pronunciate spesso da un John Cusack che sembra non aver troppa voglia di recitare. Le battute migliori e i pochi sorrisi del film sono lasciati invece a Samuel Jackson, mentre una serie di altri personaggi si alterna sullo schermo senza lasciare troppo traccia di sé.

Williams dal canto suo cerca di trasformare in immagini le parole limitandosi al ruolo di traduttore, ma i suoi sforzi finiscono per cadere vittima di una sceneggiatura sbagliata e di un budget non all’altezza (l’effetto speciale delle fiamme sarebbe sembrato posticcio anche una decina di anni fa). In definitiva Cell è l’ennesimo prodotto di serie b generato dall’infinita produzione letteraria del genio del Maine, il cui unico merito è quello di darci una versione più diretta di come King intenda il cinema, di come vorrebbe adattati i suoi libri, senza che a sbagliare siano gli altri come capita anche troppo spesso.

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Marcello Lembo

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