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Il Piano di Maggie – A cosa servono gli uomini: Triangolo d’amore e di sorrisi

Il Piano di Maggie – A cosa servono gli uomini: Triangolo d’amore e di sorrisi

Greta Gerwig, Ethan Hawke e Julianne Moore alle prese con un triangolo amoroso messo in scena da Rebecca Miller, regista di Personal Velocity. In sala dal 30 giugno.

3stelle

C’erano una volta un marito, una moglie e un’amante. La storia è vecchia come il mondo ma la prospettiva non è la solita. È lo sguardo divertito e divertente de Il Piano di Maggie – A cosa servono gli uomini, quinto film di Rebecca Miller, cineasta abituata a frequentare i territori inesplorati del cinema indipendente e che nell’occasione sceglie invece di rientrare nel solco del mainstream per una commedia che di romantico ha solo il retrogusto.

La storia è quella di Maggie appunto, che ha il volto spaesato di Greta Gerwig, attrice tra le più interessanti della scena a stelle e strisce. Maggie è “l’altra”, single e aspirante madre che trova un amore inaspettato tra i corridoi dell’università. È l’amore del “lui”, John (Ethan Hawke), docente e scrittore in erba che non si sente più, o forse non si è mai sentito, al centro dell’attenzione. Il problema è che “lui” è sposato con “lei” (Julianne Moore), collega di John e saggista di fama mondiale. Ovviamente tra Maggie e John è subito amore, passione, ma altrettanto ovviamente non tutto va come deve andare e allora ecco che c’è bisogno del piano, quello citato nel titolo.

Nell’adattare per il cinema il romanzo di Karen Rinaldi Rebecca Miller, figlia d’arte del commediografo Arthur Miller e della fotografa Inge Morath, ricorda a tutti che basta davvero poco per fare un bel film. Un tocco leggero, un cast talentuoso e affiatato e la magia del cinema diventa improvvisamente concreta. Senza fare la storia della settima arte, senza riscrivere i manuali o deviare il corso dei potenti fiumi la regista del Connecticut riesce a far sorridere con grande naturalezza, sfruttando un’ensemble di attori scelti con dovizia anche per le parti secondarie. Il centro di tutto è Greta Gerwig, ultima degli idiosincratici newyorkesi, musa del suo compagno-regista Noah Baumbach, che ha contribuito a lanciarla con pellicole delicate e divertenti come Frances Ha e Mistress America. Attrice e anche un po’ personaggio la Gerwig porta in scena il suo campionario di tic, di mezze frasi e di intercalari. La si trovasse anche dietro la macchina da presa verrebbe da credere di avere di fronte un Woody Allen in gonnella, un Woody Allen dei tempi d’oro per intendersi. Greta un film lo ha già diretto (Nights and Weekends del 2008), qualcun altro lo dirigerà, ma nel frattempo preferisce rimanere attrice e personaggio. La si vedrà nel prossimi film di Todd Solondz e al fianco di Natalie Portman nel biopic su Jackie Kennedy.

Il Piano di Maggie non è solo la Gerwig però, è anche l’espressione severa di Julianne Moore, altro pilastro del film. Espressione che riesce sempre ad addolcirsi nel momento giusto, ricordando a tutti perché la Moore abbia portato a casa un Oscar neanche troppo tempo fa. Ethan Hawke non è da meno, nella parte di un maschio affascinante ma anche frustrato, vanesio e un po’ sballottato. E non sfigurano neanche i personaggi di contorno, il divertente Guy, che ha il volto del Travis Fimmel della serie tv Vikings, ma anche Bill Hader e Maya Rudolph, due diplomati alla scuola del Saturday Night Live. Alla fine Il Piano di Maggie è un film spensierato che non vuol dire ottuso ma leggero e garbato, di quelli che ci ricordano l’Hollywood dei tempi migliori, di quelli che si vorrebbe vedere più spesso.

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Marcello Lembo

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