Cannes 2019: La famosa invasione degli orsi dalla Sicilia alla Croisette

Da molto tempo Lorenzo Mattotti vive e lavora a Parigi, ma già nel 2000 la Croisette tutta aveva potuto ammirare la sua opera. Suo, infatti, era il disegno del poster ufficiale del 53esimo Festival di Cannes, che quest’anno ospita l’esordio alla regia del artista italiano.
Tra i titoli più attesi della sezione del Un Certain Regard, La famosa invasione degli orsi di Sicilia nasce dall’omonimo romanzo illustrato di Dino Buzzati e costituisce la tappa definitiva di un lungo percorso di avvicinamento dell’illustratore di Brescia. “Il cinema mi aspettava”, confessa lui stesso, convinto forse da un dichiarato senso di “responsabilità” – soprattutto verso i nostri ragazzi – e da una convinzione raggiunta poco a poco nel tempo.
“Ci son stati momenti in cui avevo pensato di farlo – ammette, parlando del suo rapporto con il ciema, – ma per un motivo o per l’altro non era mai quello giusto. La fiducia di Wong Kar Wai, di Michelangelo Antonioni e Steven Soderbergh ai tempi di Eros, e il Pinocchio di D’Alò hanno fatto sì che piano mi avvicinassi a questo momento, e che alla fine prendessi fiducia”.
Al punto di arrivare in Francia con qualche speranza di concorrere persino per la Caméra d’Or, il premio riservato alle opere prime dalla giuria cannense. Non è detto che lo vinca, ma di certo sono pochi i film in competizione come questo, che lo stesso suo autore definisce “una scatola magica, attuale e colma di idee”. “Un’opera capace di rinnovarsi continuamente, di parlare di cose universali e rendere la complessità della vita”, specifica Mattotti, che ammette la sua grande passione per Buzzati, dal quale è stato “sempre influenzato, in tutto il mio lavoro”.
Una animazione “mediterranea”, “nutrita delle nostre leggende e credenze popolari, della ricchezza visionaria di radici di cui dovremmo andare orgogliosi, ma che non utilizziamo”. Oltre al Buzzati più visionario, – quello gioioso e dolce, “anche nel raccontare le cose più forti, con malinconia e ironia, con un distacco divertente e divertito” – infatti si nota il recupero di uno stile e una tradizione che nulla hanno da invidiare alle animazioni statunitensi e giapponesi.
Quella che si rifà alle pagine del Corriere dei Piccoli (dove il romanzo originario era stato pubblicato nel lontano 1944) e di tanti grandi nomi del passato. Che per fortuna – e grazie alla caparbietà del neo regista – tornano a vivere nell’opera che ha richiesto una gestazione tanto lunga da far gridare finalmente al miracolo! E se lui stesso avverte come i suoi “orsi naive, ingenui, puri e divertenti, piano piano prendano i vizi degli uomini: dall’invidia alla gelosia e al desiderio di potere”, al tempo stesso annuncia il punto di forza del film, che raccontando la stessa avventura di allora, ancora oggi lascia a tutti la possibilità di “riflettere su quel che ci dice una storia ricca di immaginazione e di rimandi e situazioni, sempre tra dramma e ironia”.



