LOGO
,

Le regole del caos: Passioni da giardino

Le regole del caos: Passioni da giardino

Kate Winslet e Matthias Schoenaerts in una storia d’amore e giardinaggio diretta dall’attore Alan Rickman. Dal 4 giugno al cinema.

3stelle

Le impeccabili linee dell’ordine, l’imprevedibilità che solo un pizzico di caos sa dare. Gli elementi di questo racconto metafora mettono radici nella perfezione formale dei giardini di Versailles perché Le regole del caos, seconda prova registica dell’attore Alan Rickman, a quasi 14 anni di distanza dal precedente L’ospite d’Inverno, è una storia d’amore e giardinaggio che ci porta nel 1682 quando re Luigi XIV decide di spostare la propria corte nella reggia più famosa del mondo occidentale.

E proprio durante l’allestimento dei giardini del palazzo che si incroceranno i destini di due anime afflitte, quella di Sabine de Barra (Kate Winslet) e di André Le Notre (Matthias Schoenaerts), maestri giardinieri dalle filosofie opposte e dalle vite parallele che però, a dispetto di ogni geometria, stanno per incontrarsi. E Rickman, attore di talento sopraffino noto soprattutto per la saga di Harry Potter, proprio all’estro attoriale affida questa storia di geni che sparigliano le regole: quelle dell’arte, quelle della società, quelle di una enclave aristocratica dove ogni parola ha un peso, dove ogni relazione è solo l’inevitabile gradino di una lunga scalata al potere.

Estro attoriale, quindi. Come quello di Kate Winslet che emerge limpido anche in un ruolo che non sarà ricordato come una pietra miliare della sua carriera e nonostante i duetti con Schoenaerts, costretto in un ruolo freddo e introverso, non sempre trasmettano la chimica della passione. Qualunque dubbio, pure fugace, viene comunque scacciato quando sulla scena al fianco della Rose di Titanic c’è il regista stesso, che si ritaglia la parte del re Sole. Ruolo interpretato con grande misura, più centrato sulla stanchezza di un sovrano potente e riverito, sui più intimi desideri di fuga, che non sulla grandeur, su quell’ambizione che sembra averci restituito la storiografia.

Per il resto la sceneggiatura firmata sempre da Rickman in collaborazione con gli esordienti Jeremy Brock e Alison Deegan, racconta di una donna chiamata dalla storia e spinta dalla sua personale visione del mondo a rompere gli schemi, in un intreccio non certo nuovo ma sempreverde che mostra anche originalità nel descrivere le stanze del palazzo non solo come un nido di vipere ma anche, all’occorrenza, come un rifugio colmo d’inattesa umanità. Buono pure l’apporto musicale del compositore Peter Gregson, che pur scadendo ogni tanto in qualche momento melenso, riesce a conquistare l’orecchio soprattutto nella scena finale.

About the author
Marcello Lembo

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top