LOGO
,

Basta poco: L’incontro con il cast e i registi

Basta poco: L’incontro con il cast e i registi

In sala a partire dal prossimo 30 aprile, Basta Poco è la commedia diretta a quattro mani da Andrea Muzzi  –  alle spalle le collaborazioni con Alessandro Benvenuti, Neri Parenti e Enrico Vanzina, e che la commedia Piove sul bagnato –  e Riccardo Paoletti, al suo esordio in un lungometraggio dopo aver diretto molti spot pubblicitari e cortometraggi. Una storia semplice che prende spunto da un articolo di giornale e raccontata con molta grazia e ironia. Ecco l’incontro con il cast e i registi in occasione dell’anteprima romana della pellicola.

Come è nata l’idea di questo film?
Andrea Muzzi: Ci sono stati molti spunti che ci hanno permesso di avere l’idea per realizzare questo film. Innanzitutto era un periodo in cui in tv andava spesso un politico, di cui non voglio fare il nome, che, nonostante la crisi dell’Italia, affermava che non fosse necessario ribadirlo. Inoltre io e Riccardo (Paoletti, ndr) avevamo letto su un giornale un articolo sull’avventura imprenditoriale di due giovani romani: avevano aperto un’agenzia che risolveva i problemi più personali della gente. Erano venditori di felicità.

C’è qualcosa di politico nel voler raccontare, come fate voi, una società in cui basta ricevere una telefonata per sentirsi soddisfatti e felici?
Riccardo Paoletti: Si, in questo film c’è sicuramente un aspetto politico-sociale. Piuttosto che parlare di felicità, “Basta poco” parla di illusioni. Il nostro intento era quello di raccontare una realtà che spesso non ha un punto di riferimento e gira a vuoto alla ricerca della sua felicità, ricorrendo anche all’illusione o alla bugia. Mi ha molto affascinato il fatto che con una grande semplicità, favolistica e realistica allo stesso tempo, si parli di temi davvero importanti. Spero che, alla fine della proiezione, il pubblico dica che è stato bene e che il film abbia lasciato qualcosa su cui riflettere nei giorni successivi.

Come mai avete deciso di far fare un cameo a Dino Zoff e come si è trovato a girare questo film? 
A.M.: Nel momento in cui abbiamo dovuto scegliere un mito, un uomo che incarnasse i valori sportivi più sani, abbiamo pensato immediatamente a Dino Zoff. Rappresentava l’infanzia del mio personaggio, il protagonista del film. Ed era anche un ponte tra lui e il figlio.
Dino Zoff: Sono stato molto contento di aver fatto parte di questo film. Ho accettato di fare questa apparizione perché Muzzi mi ha conquistato e non ho potuto dirgli di no. Mi è piaciuto tanto fare questo film, ma per pudore, non l’ho ancora visto: non mi rivedo mai, nemmeno nelle mie partite fatte bene!

E gli altri attori come si sono trovati a lavorare in questo film? Che clima si è creato sul set?
Daniela Poggi: Tutti abbiamo partecipato volentieri a questa agrodolce commedia corale . Quello che mi ha colpito, quando ho letto la sceneggiatura, è stato quanto il film fosse pulito, non ci sono parolacce che in genere abbondano nelle commedie italiane. Inoltre sono rimasta colpita da come questo film tragga spunto dalla società in cui viviamo: il panorama umano che abbiamo modo di conoscere attraverso questo film è veramente quello che noi stiamo vivendo, è una società che ha sempre bisogno del riconoscimento altrui.
Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, non dobbiamo costruirla in base a come ci guardano gli altri.
Marco Messeri: Avendo il ruolo del padre del protagonista, ho lavorato sugli umori che respiro nella mia famiglia. Tra la mia generazione e quella dei miei figli c’è un abisso notevole e noi genitori, così come capita al mio personaggio, vediamo i nostri figli passare da un’idea all’altra, come fossero avvitati su una giostra. E nel film questo viene raccontato molto bene.
Massimiliano Gallicani: Conosco Andrea Muzzi da tantissimi anni e ho visto veramente crescere questo film, che mi ha colpito per la sua diversità; la sintonia con Andrea mi ha permesso inoltre di girare il film divertendomi davvero tanto. Non è stato per niente faticoso.
Annalisa Aglioti: Per me è stata la mia prima vera esperienza al cinema e ci tengo a ringraziare tutti per la fiducia che mi hanno dimostrato. Mi sono affidata completamente alle loro indicazioni. Affrontavo un personaggio che nel cinema è stato più volte interpretato, il vigile, e avevo non poche paure nel farlo, ma grazie ad Andrea e a Riccardo sono riuscita ad affrontare meglio il mio lavoro.

Nonostante il clima da favola, ricordato nel nostro incontro, il film non presenta un classico lieto fine…
A.M.: Noi eravamo sicurissimi del fatto che il lieto fine non ci sarebbe stato. Ad esempio, abbiamo deciso di non risolvere il problema del lavoro che manca, perché per noi è una forma di rispetto verso tutti coloro che, purtroppo, un lavoro non ce l’hanno. E poi il finale con il cameo di Zoff era l’unico possibile!
R.P.: Anche perché volevamo concentrarci sul bambino, non con intenti didascalici, ma solo per dare maggiore importanza all’idea di futuro, all’idea di andare avanti.

Augusto D’Amante

About the author
La redazione

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top