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Il settimo figlio: Fantasy tra mille problemi

Il settimo figlio: Fantasy tra mille problemi

Arriva finalmente in sala dal 19 febbraio dopo un vero calvario il fantasy diretto dal russo Sergey Bodrov e interpretato da Jeff Bridges e Julianne Moore, e dalle stelline nascenti Ben Barnes e Alicia Vikander. 

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L’impresa è stata costellata di problemi e il film ne porta i segni. Doveva uscire a febbraio del 2013 Il settimo figlio, esordio hollywoodiano del regista russo Sergey Bodrov, noto soprattutto per il suo Mongol del 2007. Ma prima il risiko hollywoodiano (con il divorzio tra Legendary e Warner Bros che producevano il film), poi la sfortuna e la crisi si sono accaniti sul progetto facendone rimandare l’uscita per oltre due anni.

Ora arriva in sala, ma la pellicola tratta dalla serie di romanzi per ragazzi dell’inglese Joseph Delaney, ha rischiato anche di non vedere mai la luce a causa dei problemi finanziari della Rhythm & Hues, la casa di effetti speciali vincitrice dell’Oscar con Vita di Pi, che ha dichiarato bancarotta proprio durante la lavorazione del film, costringendo Legendary a versare altri 5 milioni di dollari per non mandare tutto in fumo e a ridurre l’entità dell’ordine di interventi in digitale.

E così nel raccontare la storia del maestro Gregory (Jeff Bridges) e dell’apprendista Tom (il giovane Ben Barnes delle Cronache di Narnia) impegnati nella lotta contro le forze oscure guidate dalla perfida Madre Malkin (Julianne Moore), la prima cosa che torna all’occhio è proprio una post-produzione poco all’altezza degli standard attuali. Ma se è innegabile che la cultura del cinema fantasy a volte fa troppo affidamento sul digitale (vedi la recente trilogia tolkienana dello Hobbit) qua purtroppo manca anche quello spunto originale che possa compensare le carenze con le idee.

La sceneggiatura, firmata da due autori più che degni come Steven Knight (Locke) e Charles Leavitt (Blood Diamond, K-Pax) a partire da una screen story di Matt Greenberg, prova ogni tanto a svoltare, a scrollarsi di dosso il canone, ma sono tentativi quasi sempre abortiti nello spazio di poche scene e alla fine tutto rientra rigorosamente nei binari. Neanche Bodrov, che pure in passato col suo cinema aveva regalato momenti genuinamente epici, riesce a sfruttare al meglio un budget di medio livello (almeno per Hollywood) e il risultato è un film con un’aria da b-movie condita dalle musiche altisonanti dell’italo americano Marco Beltrami. Resta comunque la buona intesa degli attori, sia la coppia di giovani astri nascenti, Barnes e Alicia Vikander (Anna Karenina e il prossimo Operazione U.N.C.L.E.), sia i più attempati Bridges e Moore che si ritrovano per la prima volta dai tempi del Grande Lebowski, ed è sempre un piacere nonostante le battute piatte e il costume piumato da strega.

Marcello Lembo

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