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Big Eyes: Le finestre dell’anima

Big Eyes: Le finestre dell’anima

Col nuovo anno arriva il cinema l’ultima opera di Tim Burton, storia della pittrice Margaret Keane, prima complice poi vittima di un marito che si attribuiva il merito delle sue opere. Con Amy Adams e Christoph Waltz.

3stelle

Occhi grandi e tristi. Di donne o di bambini che si aggirano tra le macerie. Sono gli elementi del successo, più commerciale che critico, dei quadri di Margaret Keane e sono il tema centrale anche di Big Eyes, il film di Tim Burton che della Keane racconta la storia, una storia di invidia, menzogne e sciacallaggio, vissuta tra le pareti domestiche, siano quelle di un appartmento medio-borghese o di una lussuosa villa californiana.

La sceneggiatura di Scott Alexander e Larry Karaszewski (Man on the moon e Larry Flynt) racconta infatti la storia vera della Keane, interpretata da Amy Adams, che dopo essere entrata nell’immaginario collettivo americano coi suoi quadri si trovò a combattere con il marito (Christoph Waltz) che se ne attribuiva la realizzazione, fino ad arrivare a risolvere la faccenda in tribunale. E questa parabola che affronta il tema dell’emancipazione femminile, del bisogno di esprimere se stessi e la propria arte (ambientata in quella San Francisco che da lì a qualche anno ospiterà la celebre Summer of Love) è narrata da un Burton che sceglie un percorso lineare, che lima le sue eccentricità e che rinuncia alle sue fiabe gotiche e strampalate per una storia vera, ma lo fa senza snaturare se stesso.

E così sotto lo sguardo malinconico della Adams, che ricalca il sentimento dei quadri della Keane, assistiamo a un Waltz, novello Beteljuice, che con le movenze dell’imbonitore si addentra in un mondo di riconoscimenti effimeri. Ed è proprio sul talento dei due attori che si posano le fondamenta di Big Eyes, con l’atteggiamento dimesso di Margaret/Amy che, sul palco come nella vita, finisce per essere adombrato dai sorrisi falsi e gigioni di un Waltz che aggiunge un altro celebre ritratto alla sua galleria di personaggi spesso indimenticabili. Affascinante ma anche violento e rancoroso, e irresistibile nelle scene del tribunale dove alla fisicità aggiunge un tocco di umorismo ai limiti del demenziale.

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Marcello Lembo

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