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I vichinghi: Quando la saga è a basso budget

I vichinghi: Quando la saga è a basso budget

Il regista svizzero prestato alla tv americana Claudio Fäh presenta un film d’avventura che trova le sue radici nella storia degli antichi popoli del nord. Dal 27 novembre in sala.

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Le spade, le cappe, i panorami del nord Europa, l’occasione, il pretesto quasi, per qualche bello scontro all’arma bianca. Arriva al cinema I vichinghi, saga nordica su pellicola, diretta dallo svizzero Claudio Fäh per una coproduzione svizzera-tedesca-sudafricana dove Hollywood non c’entra nulla e un po’ si vede.

La trama imbastita dagli sceneggiatori Matthias Bauer e Bastian Zach, duo austriaco da sempre impegnato a confezionare horror in ogni forma e medium, prende spunto da un episodio storico reale, l’incursione dei popoli del nord al monastero di Lindisfarne, nel nord dell’Inghilterra, risalente alla fine dell’ottavo secolo, per deviare però alla prima occasione. Un gruppo guidato dal guerriero Asbjorn (Tom Hopper, visto nella serie tv piratesca Black Sails) fa infatti naufragio sulla costa scozzese, a nord del monastero, e finirà per trovarsi a fuggire di fronte alle guardie del re prima e a un’orda di temibili mercenari dopo, con l’aiuto di un monaco-guerriero (Ryan Kwanten, anche lui volto televisivo della serie True Blood) e di una principessa ribelle (Charlie Murphy, vista in Philomena).

Il film è di fatto una serie di scene di inseguimento e di battaglia, raccontate con un tono che si vorrebbe tra l’epico e l’adrenalinico, ma che finiscono inevitabilmente per sembrare un po’ tutte uguali. Come pure uguali risultano dopo un po’ gli sfondi di una Scozia selvaggia ricostruita per l’occasione tra le foreste del Sudafrica. Certo, I vichinghi vuole essere solo un film d’intrattenimento, di quelli che dopo un rapido passaggio nei cinema poi si presentano quasi subito all’appuntamento con l’home video, ma la sensazione è che la grana dell’intrattenimento sia irrimediabilmente grossa, tanto da patire la concorrenza anche di certi prodotti televisivi, come il serial Vikings targato History Channel.

Resta quindi il pop corn movie, neanche tra i più brutti in verità, e le note death metal della band svedese Amon Amarth (il cui cantante, Johan Hegg, recita anche nel film) sui titoli di coda.

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Marcello Lembo

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