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Sin City 2: Robert Rodriguez, Io e Miller? Sul set eravamo un regista con due teste

Sin City 2: Robert Rodriguez, Io e Miller? Sul set eravamo un regista con due teste

Torna sul grande schermo la Sin City di Frank Miller. Il mondo in bianco e nero della graphic novel ideata dal celebre fumettista statunitense rivive nel sequel dell’indimenticabile Sin City (2005); al timone oggi come allora la consolidata coppia Robert Rodriguez-Frank Miller. Sin City – Una donna per cui uccidere arriverà in sala dal prossimo 2 ottobre per Lucky Red: circa 400 copie divise equamente tra il tradizionale 2D e 3D.

Avete incontrato delle difficoltà tecniche utilizzando il 3D? Cos’ha aggiunto questa tecnica? Come avete gestito le riprese?
Robert Rodriguez
: Ovviamente nel primo Sin City il green screen era una novità per me, quindi stavolta è stato tutto più semplice ma anche più tecnico, perché sapevo già come muovermi con questa tecnologia. Sarebbe interessante vedere anche la versione in 2D proprio per capire come la tridimensionalità aiuti a focalizzare l’attenzione su un preciso particolare, fondamentale per la scena che si sta vedendo.
Sul set eravamo un “regista con due teste”, tanto da finire l’uno la frase dell’altro o addirittura da non ricordare a volte a chi fosse venuta l’idea per girare una scena: la collaborazione è stata totale, ogni giorno eravamo entusiasti del lavoro fatto e non vedevamo l’ora di ricominciare.
Frank Miller: All’inizio ero un po’ in difficoltà, ma poi ho capito che dovevo smettere di chiedermi “Possiamo farlo?” e cominciare a pensare a come farlo, perché tanto Robert sarebbe riuscito a girare tutto. Il 3D in effetti è un aiuto, comunque potente, ma quello che conta è la storia e questa tecnica serve appunto ad amplificarne i contenuti: se viene usata per altre cose non è uno strumento interessante. Sul set, anche se sulle prime potevamo non essere d’accordo su qualcosa,  ci accorgevamo spesso che l’obiettivo alla fine era sempre lo stesso e quindi sono giunto alla conclusione che siamo fratelli separati alla nascita!

Trasposizione perfetta: perché? Come avete risolto la situazione con la Director’s Guild of America sulla vostra co-direzione?
R.R.
: Volevo essere il più fedele possibile al fumetto, volevo che il cinema si adattasse alla graphic novel e non viceversa, come accade di solito: fin dal titolo (Frank Miller’s Sin City) volevo che fosse chiara l’impronta di Frank.
In America ci sono delle regole strane che io non conoscevo, quindi ho preferito lasciare la DGA anche perché, facendo più cose, per loro era difficile etichettarmi come fanno di solito; ho cercato però di non fare clamore sulla vicenda, sono stati loro a farlo.
F.M.: E’ divertente perché in molti mi chiedono come mai io non lavori ad Hollywood, ma proprio da questa collaborazione con Robert ho capito che questo è l’unico modo per trasporre al cinema un comic book senza venire stritolati dal tritacarne hollywoodiano. Penso che di tutte le trasposizioni più recenti, le migliori siano quelle rimaste più fedeli alla fonte d’ispirazione.
Sulla DGA, devo dire che Robert è molto modesto: in realtà è stato lui a venire da me a dirmi che volevano che cancellasse il mio nome dai titoli, ma piuttosto lui avrebbe tolto il suo.

C’è molto nudo in questo film: come mai?
R.R.
: Come detto, volevamo essere molto fedeli al fumetto, quindi abbiamo portato sullo schermo tutto ciò che è in quelle pagine. Ovviamente abbiamo pensato che ci potessero essere delle difficoltà, ma mostrando alle attrici l’eleganza del lavoro di Frank hanno capito che tutto era funzionale alla storia.
F.M.: Strano, questa domanda me la sarei aspettata ad una conferenza in Ohio: non credevo che a Roma mi facessero una domanda del genere!

Batman Vs Superman: il trailer sembra molto ispirato al suo “Dark Knight”. Lo ha visto?
F.M.
: Non l’ho visto né lo voglio vedere, anche perché io non c’entro assolutamente niente…

Guido Curzio

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La redazione

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