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La città incantata: una bambina vera in un mondo da sogno

La città incantata: una bambina vera in un mondo da sogno

Torna con un’edizione italiana più vicina all’originale il capolavoro del maestro Hayao Miyazaki che tra 2002 e 2003 gli valse l’Orso d’oro al Festival di Berlino e l’Oscar come migliore film d’animazione. In sala il 25, il 26 e il 27 giugno.

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Un mondo fantastico, ipnotico, accattivante dove a spiccare è però una protagonista reale quanto mai. Chihiro, una bambina di 10 anni, che in due ore conquista lo spettatore pur senza gli occhioni grandi, l’aspetto perfettino e lo status sociale elevato delle sue colleghe disneyane. E forse anche per questa sua distanza dai canoni standardizzati dell’animazione hollywoodiana che i film dello studio Ghibli, e di Hayao Miyazaki in particolare, tanti cuori hanno conquistato anche in occidente. La città incantata, uscito nel 2001, vincitore del Festival di Berlino e premiato con l’Oscar per il miglior film d’animazione, è forse la spiegazione più chiara di tutto questo successo.
Nel raccontare la storia della piccola protagonista, che si ritrova all’improvviso in un mondo magico, una stazione termale frequentata da spiriti e divinità, tra streghe, mostri che indossano le maschere del teatro kabuki e treni che fanno solo viaggi d’andata ma non tornano mai, Miyazaki evita accuratamente i binari letterari del romanzo di formazione preferendo raccontare un romanzo di affermazione e di emersione. Con Chihiro che armata di ingenuità e ostinazione conquista a poco a poco il mondo di cui era prigioniera, sconfiggendo la paura e salvando i suoi genitori, vittima di una trappola e di una maledizione che sembrano prese di peso dall’immaginario di Carlo Collodi.
A questo affascinante percorso narrativo si affiancano poi i classici temi portati avanti da Miyazaki e dallo studio Ghibli: la questione ambientale (simboleggiata dalla scena del dio sporco sotto cui si nasconde ben altro) e la riflessione sulla modernità (piena d’oro ma vuota di affetti e di significati, rappresentata dal personaggio del senza nome).
Inutile esprimere ancora delle lodi sull’aspetto grafico del film che utilizza un mix di disegno a mano e tecnica digitale (con la digitalizzazione dei disegni che permette un più facile inserimento di effetti speciali) all’epoca sperimentale e perfezionato poi nei film successivi (Il castello errante di Howl soprattutto). Pur senza raggiungere le vette di un pastiche surrealista come il più recente Ponyo sulla scogliera, La città incantata costruisce un mondo ricco di poesia e di colori vividi, mentre sul cielo si staglia il profilo di nuvole disegnate all’acquarello. Menzione particolare anche per le musiche di Joe Hisaishi, musicista molto popolare in patria e noto da noi soprattutto per le sue collaborazioni con Takeshi Kitano.

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Marcello Lembo

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