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La pioggia che non cade: Intervista a Tonino Abballe

La pioggia che non cade: Intervista a Tonino Abballe

Tonino Abballe ci racconta l’avventura de La pioggia che non cade, il lungometraggio di cui è ideatore, sceneggiatore e produttore.

Cosa ha provato a sceneggiare un lavoro essenzialmente neo-realista?

Sono un personaggio “realista” che si scontra con lo standard abitudinario delle situazioni in genere, qualunque esso sia. Ritengo che adottare una metamorfosi sia mentale che lavorativa, a volte addirittura modificando il proprio ed attuale stile di vita sia costruttivo. Tornando al cinema , oggi le persone scelgono il film partendo dal  cast, poi viene il genere e infine la storia: io faccio il contrario.

Si cimenterà ancora in lavori simili?
Sì, ho terminato pochi giorni fa la stesura di un nuovo soggetto ed iniziato una sceneggiatura che mi vedrà ancora collaborare con Carlo; il tema della storia è inedito e vorrei portarlo sul grande schermo. Cominceremo a girare a fine agosto.

Quanto è importante per lei l’associazione “musica-cinema” in un film?
Mi hanno insegnato che la musica è il 50% del film. Vedere un film con una musica o un’altra può fare la differenza, ma nel caso de “La pioggia che non cade” la musica è protagonista al 70%.

E’ sbagliato dire che questo lavoro in parte sia un “trampolino di lancio” per la band protagonista?
E’ un punto di partenza, qualunque sia la direzione.

Che reazioni si aspetta dal pubblico?
Personalmente ho già avuto più di quanto mi aspettassi. Durante le proiezioni in giro per l’Italia (da Napoli a Modena ed ancora Milano ) le persone applaudivano, mi venivano a conoscere e mi facevano i complimenti per l’idea. Non ho mai voluto paragonarmi tecnicamente ad altri film, nè per mezzi, nè per capacità e per questo mi sono scontrato anche con persone della troupe, ho sempre creduto nell’idea , nella passione e nella semplicità e soprattutto nella musica degli Inverso.
Questo è un film carino che va visto piacevolmente, con tutti i suoi difetti ma che alla fine avrà dato allo spettatore ciò che si aspetta da un film variegato come questo.

Quanto si ritiene soddisfatto da questa sceneggiatura?
Un anno fa ero su un treno a scrivere il mio libro e all’improvviso (come è mio solito fare) telefono a Carlo e gli dico: “Ho un’idea: facciamo un film con le tue canzoni”. Il giorno dopo incontro Carlo in un bar e mi porta i testi delle sue canzoni stampate su un foglio e dopo aver discusso venti minuti con Mauro (il batterista ) che non mi credeva e non voleva fare il film, inizio a scrivere la sceneggiatura creando una scena relativa ad ogni canzone ed oggi usciamo al cinema.
Secondo voi quanto sono soddisfatto?

Alessio Giuffrida

 

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La redazione

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