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Solo gli amanti sopravvivono: Sangue amaro

Solo gli amanti sopravvivono: Sangue amaro

Dopo la presentazione in concorso a Cannes e l’anteprima italiana al Torino Film Festival arriva in sala (dal 15 maggio) l’ultima fatica di Jim Jarmusch, la love story di due vampiri, tra decadenza, sangue e musica.

3stelle

Sette anni di fatica ma alla fine Jim Jarmusch ce l’ha fatta. Tanto è durata la gestazione (leggi, ricerca di finanziamenti) di Solo gli amanti sopravvivono, ultima impresa cinematografica del regista culto di Dead Man e Daunbailò.
L’estro di Jarmusch, qui anche sceneggiatore, ci racconta la storia di due amanti primigeni (Tilda Swinton e Tom Hiddleston, non a caso chiamati Eve e Adam), due vampiri che dopo un passato secolare vivono, appartati e decadenti, un’esistenza fatta di paranoie e di passioni (la musica e la scienza per lui, la letteratura per lei).

Lungi dal ripercorrere i sentieri già tracciati da innumerevoli film horror il regista americano inverte il mito dei succhiasangue. E così il tetro Adam, una figura da rockstar che richiama il Corvo Eric Draven, vive nel disprezzo di quei mostri che lui chiama zombie, gli uomini, colpevoli di aver inquinato la bellezza del mondo, sia essa naturale, musicale, scientifica, o quant’altro. E così il suo amore con l’intellettuale Eve, e l’amicizia col vampiro e drammaturgo elisabettiano Christopher Marlowe (John Hurt), vanno avanti tra aspirazioni suicide e odissee notturne per le strade di una Detroit – anch’essa metafora di decadenza – fatta di fabbriche abbandonate e di teatri trasformati in parcheggi.

A turbare l’eternità di Adam ed Eve, ci pensa però la sorella di quest’ultima, Ava (interpretata dalla Alice di Burton Mia Wasikowska) vampiro più classico e smaliziato che finirà per condurre indirettamente i due osservatori, eterei ed evoluti, in un viaggio a ritroso verso la degradazione. È qui che i due personaggi diventano anche metafora di un’umanità che pure ha costruito tanto ma che, ci ricorda Jarmusch, è sempre sul punto di veder crollare tutti i propri castelli.

Questo racconto, a metà tra poesia decadente e filosofia emo-goth, è catturato dall’occhio vivido di Jarmusch, che sfrutta a pieno l’ottimo lavoro dello scenografo Marco Bittner Rosser e della costumista Bina Daigeler, le musiche sperimentali ed evocative di Josef Van Wissem e Sqürl, e la grande vena di due attori molto ricercati come Hiddleston e la Swinton. Visivamente sontuoso, Solo gli amanti sopravvivono cade però vittima, specie nella parte centrale, di un andamento poco cadenzato che, pur efficace stilisticamente, potrebbe risultare indigesto a un pubblico meno desideroso di sperimentazioni.

Marcello Lembo

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