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Padre vostro: Il baby non fa boom

Padre vostro: Il baby non fa boom

Il film del regista Vinko Brešan, campione d’incassi in Croazia, ci propone una riflessione sul tema della diminuzione delle nascite che corre sul doppio filo di commedia e dramma. Dal 15 maggio in sala.

2stellemezzo

Si comincia con la commedia, si finisce nel dramma, passando per la farsa, la satira e tutto il resto. Il piatto proposto dal regista croato Vinko Brešan per il suo quinto lungometraggio, il primo distribuito in Italia, è decisamente ricco. Padre vostro, presentato in anteprima al Trieste Film Festival, è la storia del parroco di un’isola al largo della Dalmazia, don Fabijan (interpretato da Krešimir Mikić), che per risolvere il problema del calo delle nascite che minaccia letteralmente l’esistenza della sua parrocchia, decide di sabotare tutti gli anticoncezionali a disposizione degli abitanti.

Ma se uno spunto simile, in Italia, non avrebbe potuto che tradursi in una commedia, in Croazia (paese che ha visto in dieci anni diminuire di un ottavo la sua popolazione) invece è motivo di una riflessione decisamente più articolata. Riflessione articolata che però non rinuncia a strappare qualche sorriso. Le avventure di don Fabijan si trasformano ben presto infatti in una baraonda inizialmente comica che vira presto al tragicomico e che sorprende con un finale dai toni inaspettati. La sceneggiatura – ispirata a una piece teatrale di Mate Matišić e adattata dall’autore stesso – scinde il film in due parti; nella prima ora il tono è allegro, non mancano le digressioni farsesche (divertenti le scene immaginate dal parroco nell’ascoltare i racconti dei parrocchiani), i personaggi al limite del demenziale (il reduce dalla guerra in Bosnia che odia sia ortodossi che mussulmani), ci si addentra a volte nel territorio della satira (la scena del vescovo su tutte), ma c’è anche la sensazione, inizialmente inspiegabile, di un umorismo trattenuto. La scelta stilistica si svela però nell’ultima mezz’ora, quando il racconto si fa più cupo e si intuisce che la prima parte non ha ecceduto più per pudore che per altro, per non fare scadere il dramma nel grottesco.

Se l’estro visivo a Brešan (campione d’incassi e figura più celebre del cinema croato) non manca di certo e se gli attori tengono sicuramente botta, vero è che il film si basa tutto sulla sceneggiatura e sul cambiamento di toni. L’intento ambizioso e quel finale che colpisce come un pugno nello stomaco sono certamente lodevoli, ma è anche vero che il lato tragico di questo film avrebbe forse meritato più spazio, tanto da dare l’impressione che la parte comica sia troppo dilatata e che il finale, di conseguenza, contenga troppe cose in troppo poco tempo. In definitiva un film non perfetto ma neanche banale di figlio di una cinematografia poco conosciuta ma da non sottovalutare.

Marcello Lembo

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