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Gregoretti al Bif&st: “Girerò ‘La storia sono io’, commedia sulla mia vita…”

Gregoretti al Bif&st: “Girerò ‘La storia sono io’, commedia sulla mia vita…”

Non solo grande maestro del cinema ma un intellettuale, uomo di grande ironia e inconfondibile stile. Ugo Gregoretti incanta il pubblico del Petruzzelli con una lezione di cinema e storia. Il regalo più bello è l’annuncio di un nuovo film: “La mia autobiografia, il ritratto di un perfetto cialtrone, ma anche una beffa nei confronti di tanti miei colleghi che si monumentalizzano”.

Gregoretti con un ‘giovane regista’ come lei non possiamo che partire dal futuro…
L’auspicio per me è di aspettare qualche settimana per realizzare un nuovo film.
Si tratta di un film a basso costo, senza divi, senza appelli al mercato. E’ da ridere dal principio alla fine, che viene inserito nella categoria dei film ‘difficili’… Si tratta invece della riduzione di un mio libro di qualche anno fa che è la mia autobiografia comica. Il titolo del libro era ‘Finale aperto’, oggi nella ristampa è ‘La storia sono io’ un po per sfottere Minoli, ma anche perché a 84 anni di vita posso dirlo. a nove anni morì Pio XI e mi ci portarono i Padri Gesuiti, era la prima volta che vedevo un defunto e svenni…
La mia autobiografia è un ritratto di un perfetto cialtrone, ma vuol essere una beffa nei confronti di tanti miei colleghi che si auto monumentalizzano.

Tornando al film che è stato appena visto dal pubblico del Bif&st, come nacque questo progetto di tanti anni fa?
Ha due padri, uno era un giornalista del Mondo, il quale aveva inventato il titolo, ‘I nuovi angeli’, ed ebbe l’idea di andare alla scoperta di qualcosa. Si tratta di un film non scritto, inventato ogni giorno di sana pianta sul set. Tra il Chianti, la riviera romagnola ecc. Ad esempio sulla spiaggia di Rimini parlavo con donzelle faconde e poi buttavamo giù la fatidica e sacrale sceneggiatura. Poi il film fu doppiato e ripulito delle tante ingenuità, cosa che lo rese simile ad un film professionale, che invece è stato del tutto improvvisato.

Dopo tanta straordinaria televisione sperimentale come fu accolto dalla critica il suo debutto?
Nella grande maggioranza il film fu capito e riscosse tanti elogi. Rossellini volle presentarlo alla ‘Semaine de la critique’ del festival de Cannes. Moravia era il critico dell’espresso e non amo’ il film, ma mi dissero che ricevette molte lettere di insulti dai lettori…
Andando al cinema Capitol a Roma con mia moglie trovammo un grande ingorgo in zona e ci meravigliammo nello scoprire che la causa di quell’incontro era il mio film…
E’un film che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una carriera cinematografica che poi di fatto non ci fu. Il perché c’è. il fatto che un miserando rospo – io – dal pantano maleodorante della televisione avesse fatto un salto nel pantheon del cinema dette molto fastidio. Per lungo tempo mi fu persino negata l’iscrizione all’Anac, di cui curiosamente oggi sono Presidente perpetuo…

Come mai secondo lei gran parte della cultura di sinistra guardava con sospetto la televisione?
Direi che in ogni ambito culturale albergava il disprezzo per la televisione. IO ho vissuto le conseguenze di questo disprezzo in modo più acuto proprio perché venivo da un ambito che non ammetteva in nessun modo ammetteva la qualità della televisione.
Un critico disse che il mio film ‘Omicron’ avrebbe dovuto essere buttato in laguna invece di essere proiettato alla Mostra di Venezia. Io semmai ho sbagliato nell’essere subalterno ai miei detrattori che mi volevano far credere ed in effetti mi convinsero che non sapevo fare cinema.

Nella storia resta un capolavoro come Ro.Go.Pa.G.
Un ricordo indelebile, un Tognazzi straordinario. Addirittura l’episodio di Pasolini, ‘La ricotta’, viene riconosciuto come il suo capolavoro… La vera iniziativa creativa di Rossellini fu quella di trovare il titolo. Il ragioniere della casa di produzione non lo aveva ancora fatto e lui ci mise le iniziali dei nostri cognomi in modo creativa.
Poi dopo molte traversie di censura ecc ecc il Magistrato ci impose di cambiare il titolo per punirci e lo fece chiamare ‘Laviamoci il cervello’. Oggi a 50 anni da quel film tutti si ricordano di Ro.Go.Pa.G e nessuno di ‘Laviamoci il cervello’…

di Rocco Giurato

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La redazione

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