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Redenzione a tinte cupe per Giuseppe Ferlito

Redenzione a tinte cupe per Giuseppe Ferlito

Opera prima del padovano Giuseppe Ferlito, Presto farà giorno racconta la storia di redenzione di due ragazzi che, ognuno per conto proprio, cercheranno di dare una svolta alla loro giovane vita. Abbiamo incontrato il regista e alcuni membri del cast.

Un film su un argomento molto forte. Come ti sei posto nei confronti del tema trattato?
Giuseppe Ferlito: Il mio obiettivo in questo film era quello di raccontare e non di prendere una posizione nei confronti dell’argomento che tratto. A me interessava scoprire l’evoluzione che i miei protagonisti hanno avuto nel momento in cui dalla solitudine che vivevano hanno incontrato altre persone.

E il cast come si è preparato per interpretare questi personaggi che sembra nascondino una certa ambiguità al loro interno?
Ami Codovini: Mary, il mio personaggio, è in continua evoluzione, si confronta continuamente con diverse realtà. Ogni personaggio che lei ha incontrato le ha portato qualcosa di buono, fino a farla cambiare totalmente. Più che ambiguità io parlerei di fragilità di Mary. Il suo approccio a Loris, è un avvicinarsi ad una figura maschile che non c’é. Mary è una ragazza normale, semplice e fragile e per me era interessante interpretare questo tipo di personaggio.
Valerio Morigi: Loris ha le idee molto chiare ed è intenzionato a raggiungere determinati obiettivi precisi. La sua è una storia di redenzione, che passa per il carcere. Le motivazioni che spingono Loris non sono ambigue, ma provengono da un piano ben preciso. I personaggi sono caratterizzati tutti dall’aver messo in pratica delle scelte sbagliate. Loris fa continuamente delle scelte sbagliate, fino alla fine del film.
Ludovico Fremont: Il mio personaggio è stato scritto in maniera molto raffinata, secondo me. Cris, ad un certo punto, si trova davanti ad un bivio, quello tra il lavoro e l’amicizia e sceglie la strada del suo lavoro. Penso che questo sia un film coraggioso, perché racconta senza perbenismi le cose come stanno.
Chiara Caselli: Giuseppe ha una grande attenzione alle persone. In questo film la mancanza di giudizio è sincera e c’é un’attenzione delicata, mai morbosa ai personaggi. Volevo che uscisse fuori la complessità di un personaggio che ha cresciuto da sola una figlia, che affronta i conflitti con la figlia adolescente e si arriva a creare un rapporto fortemente conflittuale. Il percorso che fa il mio personaggio è quello di cercare di trovare le risorse che c’erano nel rapporto con la figlia e costruire un rapporto totalmente nuovo.

Perchè una ragazza che non ha problemi mentali si ritrova ricoverata in una clinica psichiatrica?
G.F.: Purtroppo succede. Per fare questo film mi sono preparato molto e ho studiato l’argomento. Ho scoperto che davanti a situazioni di questo genere, i ragazzi che hanno questo tipo di problemi vengono inseriti in contesti come questo. Quando ho voluto raccontare questa storia, ho voluto affrontare questo problema e capire cosa succede in queste situazioni. Tra l’altro quando ero giovane ricordo di essere andato a trovare un mio amico che aveva dei problemi di droga e che era ricoverato in una struttura del genere. Quindi il racconto che ho fatto è un racconto che prende spunto da fatti accaduti.

Nella tua carriera hai lavorato molto con Jordi Molla e nel film c’è un suo cameo…
G.F.: È stato inaspettato. Ho lavorato con lui per tanti anni e lavoreremo ancora insieme. Mi ha detto che voleva venirmi a trovare sul set e siamo riusciti a trovargli una piccola parte. Tra l’altro era il primo cameo della sua carriera. Il personaggio di Molla è diventato indispensabile per segnare il cambiamento, la scelta che stava affrontando il personaggio interpretato da Fremont.

Augusto D’Amante

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La redazione

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