Ettore Scola racconta Federico Fellini… in un film
Il regista di pellicole cult come C’eravamo tanto amati torna alla regia per celebrare, a vent’anni dalla scomparsa, Federico Fellini, in un film/ritratto, Che strano chiamarsi Federico, scritto a sei mani insieme a Paola e Silvia Scola.
“Avevo promesso di non fare più film, l’ultimo è del 2003. Sono riuscito a tenere fede a quello che avevo detto per una serie di motivi, tra i quali quello di non riuscire più a riconoscere nessuna delle logiche che mi avevano guidato fino a quel momento. Così per motivi psicologici e politici non riuscivo più a fare cinema…a fare film…ma questo infatti non è un film…non è un documentario”. E invece Ettore Scola il cinema è tornato a farlo e quelli che lo hanno portato a venir meno alla sua promessa sono Roberto Ciccutto, “persona implacabile”, Felice Laudadio e le sue figlie Paola e Silvia. Il risultato è Che strano chiamarsi Federico, lungometraggio nato per omaggiare Federico Fellini e per raccontare il proprio rapporto con “un uomo contraddistinto da grande determinazione e da un’infinita visionarietà”. L’occasione per parlarne è l’annuncio di fine riprese sul set del film a Cinecittà.
Che strano chiamarsi Federico nasce grazie a un attento lavoro mnemonico portato avanti con passione da Scola, che scavando nel proprio trascorso riesuma ogni momento passato accanto all’amico Federico: dalla fine degli anni Quaranta, quando si conobbero presso la redazione del Marc’Aurelio (rivista satirica romana), alle visite sui set dei rispettivi film, alle cene a casa Scola (il regista racconta divertito di una cena a casa sua durante la quale Federico mangiò con cappotto, sciarpa e cappello per via dell’aria che entrava dalla cappa sopra i fornelli). Tutto viene narrato da un regista che con “debito e devozione” mette in scena una vera e propria “scenografia di ricordi”.
Scola racconta come non sia stato semplice trovare attori che ricoprissero al meglio i ruoli dei due registi da giovani: “Gli attori, per quello che rappresentano, per quello che raccontano, dovevano essere più che degli strumenti mnemonici; possedere un cuore di attore non sarebbe bastato, avrebbero dovuto avere un forte interesse nel costruire qualcosa che riguardasse i personaggi. Tommaso Lazzotti (Fellini giovane) e Giacomo Lazzotti (Scola giovane) hanno dentro qualcosa che li anima, un’apertura alla sperimentazione e sicurezza nelle scelte che un giovane deve essere pronto a fare”.
La curiosità di sapere come sarà il film, distribuito in sala il prossimo autunno da Bim e Istituto Luce, non appartiene solo a noi, ma anche allo stesso regista che afferma: “Non so realmente cosa ne verrà fuori. So che a me piacerà. Non so se questo basta. Sono comunque curioso di sapere che film sarà”.
Giuditta Langone



