I Peggiori: mercenari della giustizia “fai da te”
Al suo debutto alla regia, Vincenzo Alfieri racconta la storia di due eroi urbani, intenzionati a portare giustizia in quei settori del quotidiano in cui la giustizia è un optional. I Peggiori, interpretato dallo stesso Alfieri con Lino Guanciale, arriva nelle sale il 18 maggio.
Se a Roma, due anni fa, c’era l’Enzo Ceccotti di Gabriele Mainetti, nella Napoli del 2017 ci sono i fratelli Miele di Vincenzo Alfieri. Al suo debutto sul grande schermo come regista con I Peggiori, Alfieri prosegue sulla strada spianata dal regista di Lo chiamavano Jeeg Robot, quella dell’action e del cinecomics made in Italy. Massimo (Lino Guanciale) e Fabrizio (Vincenzo Alfieri) sono due fratelli squattrinati e senza prospettive che si barcamenano alla meglio per garantire un futuro alla sorella minore, Chiara. Figli di un’imprenditrice truffaldina, tra affitto da pagare e precarietà lavorativa, i due fratelli si inventano un’insolita attività: armati di maschere e smartphone, smaschereranno l’identità dei tanti “furbetti” che popolano la città, dando vita alla coppia dei Demolitori. E come ogni eroe che si rispetti, anche qui il nemico è temibile: Eva Perrot aspira a diventare una figura di spicco nel settore edile e farà di tutto per fermarli.
Scontato, soprattutto durante la visione, il parallelismo con il film di Gabriele Mainetti, ma immediatamente ci rendiamo conto che quella che abbiamo davanti è una pellicola con una sua precisa identità, non solo grazie alle differenze tra i fatti narrati, ma anche grazie al modo in cui Alfieri decide di raccontarli. Certo, segue quel canone ben preciso che il genere richiede, ma riesce tutto sommato egregiamente a trovare una sua strada. Massimo e Fabrizio non hanno nessun tipo di superpotere, sono persone comuni, che vivono ai bordi di una società che non li accetta e li addita come figli di un’imbrogliona: il classico “le colpe dei padri ricadono sui figli”. Moderni mercenari, ossimori viventi, i due fratelli vogliono portare giustizia in maniera non proprio lecita lì dove giustizia manca, facendosi, ovviamente, pagare. Sfruttando questo sentore comune e prendendolo anche sottilmente in giro, Alfieri fa in modo che i suoi due protagonisti diventino uno specchio grottesco nel quale riflettere il modo di pensare di molti italiani.
Per Massimo e Fabrizio tutto questo non sarebbe possibile senza l’intervento della stessa Chiara: tredicenne apatica e arrabbiata, costretta a sopportare i caratteri molto diversi dei fratelli maggiori, sarà l’esperta informatica che aiuterà i Demolitori a portare a segno i loro colpi. Ad Alfieri va riconosciuto il merito di aver scelto, per questo ruolo, una splendida giovane attrice, Sara Tancredi, che riesce a risollevare le sorti della pellicola quando gli inevitabili – per un’opera prima – momenti di incertezza fanno capolino. Nelle scene in cui sono da soli, Guanciale e Alfieri funzionano benissimo, insieme, invece, non riescono completamente a far sentire quell’alchimia che in un film come questo è necessaria, tanto che gli equilibri sono più a favore del primo che del secondo. E sono poi le interpretazioni di Antonella Attili (perfetta villain della storia) e Biagio Izzo a conferire ulteriori sfumature al risultato finale.
Napoli con i suoi vicoli, le sue terrazze, i suoi cantieri e il suo riconoscibile e bellissimo profilo ne esce a testa alta: le dinamiche di una città che fin troppo facilmente finiscono per diventare stereotipo, sono qui espresse senza troppa malizia, ma con l’occhio di chi racconta il particolare per riferirsi a qualcosa di più grande. I Peggiori porta una bella boccata d’aria fresca nel nostro cinema: una commedia intelligente, dinamica, accompagnata da una colonna sonora da applausi e che fa i conti con le storture del nostro paese, ridendoci e, perché no, riflettendoci sopra. Una bellissima sorpresa travestita da fumetto.



