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Cobain – Montage of Heck: in sala il biodoc di Brett Morgen su Kurt Cobain

Cobain – Montage of Heck: in sala il biodoc di Brett Morgen su Kurt Cobain

Presentato in anteprima all’ultima edizione del Bif&st, il documentario – l’unico autorizzato – sul leader dei Nirvana arriva in sala con un’uscita evento di due giorni: il 28 e 29 aprile.

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Ci sono voluti otto anni per districarsi tra fotografie di famiglia, registrazioni originali, suoni, brani inediti, giornali, filmini e le oltre 4 mila pagine di diario. Ma alla fine Brett Morgen ce l’ha fatta e, dopo quasi un decennio per riordinare il materiale proveniente dagli archivi personali di Kurt Cobain messi a disposizione dalla figlia Frances Bean Cobain e dalla moglie Courtney Love, il regista di documentari come On the Rops – una nomination agli Oscar nel 1999 – è riuscito nella titanica impresa di portare sullo schermo Cobain – Montage of Heck, in sala per soli due giorni il 28 e 29 aprile.
Il risultato è un ritratto imponente sul leader dei Nirvana morto suicida il 5 aprile 1994, lontano da santificazioni, facili agiografie e mistificazioni: oltre due ore nel rock viscerale e rabbioso di una figura diventata suo malgrado simbolo, mito e icona di una generazione e di un’epoca.
Morgen rivela così particolari inediti, scopre momenti di vita privata, raccoglie testimonianze di  amici e familiari e restituisce quei suoi brevi, disperati ventisette anni di vita nel modo più onesto e sincero.

E non passa istante in cui non si avverta la portata autodistruttiva di un talento che fece del proprio dolore la traccia di una vita intera, della propria geniale follia un’arte e della distorsione la rivoluzionaria rilettura di un genere.
Dalle foto di Kurt bambino, caschetto biondo nel giardino di casa, all’adolescenza grigia ad Aberdeen, alla passione per il punk, passando per i disegni di Kurt o gli stralci di taccuino su cui appuntare note sgangherate, le sue poesie, la sua musica, i suoi mal di stomaco, le immagini amatoriali di Courtney e Kurt strafatti: tutto contribuisce a ridisegnare i confini di un genio solitario.
Un documentario dolente che non può fare a meno di includere un ‘collage sonoro’ del 1988 che dà il titolo al film, quel “Montage of Heck” inciso da Cobain su un registratore a quattro piste, cucendo insieme alcune registrazioni di trasmissioni radiofoniche, suoni da lui stesso creati e canzoni disparate.
Frances Bean si fa da parte, di lei rimarranno i filmini che la ritraggono neonata tra le braccia di Courtney Love e Kurt Cobain, e quest’opera di cui è produttrice; a parlare davanti alla macchina da prese lascia la madre e la sorella di Cobain, la moglie Courtney, la sua prima fidanzata Tracy Marander, il cofondatore e bassista del gruppo Krist Novoselic. E sul finale semplicemente una dissolvenza in nero, confinando nello spazio di quei pochi secondi sospesi nel vuoto la fucilata che avrebbe messo fine a tutto.

 

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Elisabetta Bartucca

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