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Il ragazzo invisibile: Salvatores e il suo supereroe ‘made in Italy’

Il ragazzo invisibile: Salvatores e il suo supereroe ‘made in Italy’

Otto milioni di euro, 400 copie in tutta Italia – un numero si spera destinato a crescere – e un regista Premio Oscar al timone. La “strada italiana al fantasy” porta la firma di Gabriele Salvatores e si avvale del coraggio di tutte le maestranze, dagli sceneggiatori ai curatori degli effetti speciali ai produttori, che hanno reso possibile questo film, il primo del genere in Italia. Il ragazzo invisibile, in sala dal 18 dicembre, lancia una sfida al Bel Paese: produrre storie di supereroi senza doverle necessariamente aspettare da Hollywood.
L’universo del ‘ragazzo invisibile’ prova così a gettare le basi di un cinema per ragazzi made in Italy, fatto di supereroi e altrettanti ‘super problemi’ e ha già generato un mondo: prima un fumetto sui personaggi e le storie antecedenti i fatti raccontati nel film, poi un romanzo che invece amplia l’orizzonte narrativo della pellicola approfondendo alcuni personaggi marginali.
L’idea di un sequel c’è e anche la volontà di riportare sullo schermo l’intero cast: “Potrebbe essere un Boyhood di supereroi!”, scherza Salvatores.

Dopo Nirvana hai detto che ti sarebbe piaciuto girare l’invisibile…
Il cinema ha due anime: quella realistica dei Lumiere e quella fantastica di Melies. Se si riesce a metterle insieme e a far diventare magica la realtà, allora sono contento. Sono attratto da tutte quelle storie che ti permettono di andare in mondi paralleli, perché la potenza del cinema è rievocare fantasmi.

Il ragazzo invisibile è molto diverso dai tuoi lavori precedenti. Perché fare un film per ragazzi?
Parte tutto da quella specie di superpotere arrivato dall’alto nel ’92 con la vittoria dell’Oscar. Una conquista che mi sono vissuto forse stupidamente e senza capire perché e come, con un immenso senso di colpa perché era solo il mio terzo film – in quegli  anni Hollywood era per me il regno del male. Ecco, quel superpotere ha generato in me grandi responsabilità, soprattutto la sensazione e il desiderio di voler restituire in un certo senso la fortuna che mi era capitata e in questo caso era provare a fare qualcosa che agli altri non lasciano fare. E’ difficile che un produttore bocci una mia idea: Nirvana, ad esempio, poteva essere concesso solo ad un premio Oscar. Questo vale anche per Il ragazzo invisibile; arrancando in questo piano inclinato ci abbiamo voluto provato anche con i supereroi.

Quali fantasy o film sui supereroi ti piacciono?
Ho letto tanti fumetti da ragazzo, ma non ho visto tutti i film di supereroi. Non tutti mi piacciono, ma ne apprezzo alcuni come il Batman di Tim Burton, Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan o il primo Spiderman di Sam Raimi. Ho adorato Lasciami entrare, un film molto vicino al concetto del mio ragazzo invisibile, un’intelligente storia d’amore più che un film sui vampiri; ed questo è il tipo di approccio con il fantasy che mi piace.

C’è qualcosa di te nel protagonista del film?
Spesso mi vengono a trovare delle storie di adolescenti, pensavo che dipendesse dal fatto di non avere figli, che mi spingeva a creare delle mie creature cinematografiche. Poi il mio analista mi disse: “Ma non si prenda in giro, Michele è lei!”. E aveva ragione. Da ragazzo somigliavo molto a Michele, ma con un vantaggio: i miei 13 anni erano quelli di un ragazzo del ‘63 e soprattutto avevo scoperto la chitarra.

Nel nostro mondo dominato dalla cultura dell’immagine, alla fine conviene sparire come fa Michele?
Non so se la soluzione sia sparire. Michele deve paradossalmente diventare invisibile per riuscire a farsi vedere ed essere riconosciuto. C’è qualcosa di curioso oggi nella società dell’apparire…

Ci troviamo di fronte a due generi non frequentati in Italia: cinema per ragazzi e film sui supereroi. Quale aspetto ti ha interessato di più dal punto di vista registico? E quale avete realizzato prima?
La post produzione è stata lunghissima, la più lunga di tutti i miei film, ma anche la pre-produzione è stata dura perché ci sono voluti due anni di preparazione. Le riunioni erano tutte sul concetto di invisibilità, mi piaceva l’idea di girare l’invisibile ma non è stato facilissimo; ho dovuto riformare la grammatica cinematografica, non potevo dar vita a un invisibile che non si vede mai, avevo bisogno di stabilire un patto con il pubblico che in alcuni momenti avrebbe dovuto vederlo.

Il tuo supereroe preferito da ragazzino?
Sono vecchiotto e non c’era ancora l’Uomo Ragno, ma ero affascinato da Flash Gordon e da un supereroe dell’anima come Corto Maltese, lessi tutti i fumetti.

In un eventuale sequel manterrai lo stesso cast?
Mi piacerebbe fare un sequel con gli stessi attori, potrebbe essere una specie di Boyhood di supereroi.

About the author
Elisabetta Bartucca

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