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Magic in the Moonlight: Una delicata commedia fra realtà e finzione

Magic in the Moonlight: Una delicata commedia fra realtà e finzione

Il nuovo film di Woody Allen ha la particolarità di soffermarsi sull’ eterno dilemma fra ragione e sentimento, assumendo una certa contemporaneità dei tempi; nelle sale italiane dal 4 Dicembre.

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Romanticismo e spensieratezza sono gli ingredienti che compongono l’ultima commedia di Woody Allen, Magic in the Moonlight. In un contesto paesaggistico notevole – i candidi prati transalpini della Provenza – con una maestosa fotografia che mette in risalto le stesse scenografie, Allen ci presenta una commedia particolarmente lieve, senza pretese, gradevolmente apprezzabile sia sul piano strutturale che sul piano tecnico. L’art-deco che capitalizza l’intero film, rappresentata però in una maniera quasi kitsch, intensifica sempre più quel cinismo che Allen ha da sempre fatto trapelare nei suoi lavori.

Il solito giochino della sessuologia tipica del regista – non tanto distante dal filosofico Io e Annie – è l’elemento principale che compone Magic in the Moonlight. Il dilemma fra ragione e sentimento viene affrontato in maniera del tutto particolare, sfruttando una sorta di contrasto degli opposti: si parte infatti dal dualismo fra scienza e magia, fra ciò che è reale e ciò che non lo è, fino ad arrivare al profondo distacco fra raziocinio e  passionalità . Tutto questo viene manifestato dal personaggio interpretato da una gradevole Emma Stone, che accetta di buon grado di cimentarsi in un ruolo tanto strampalato da renderla squisitamente adorabile. Opposto a lei Colin Firth, rappresentante di quello spietato razionalismo che è capace di cannibalizzare ogni tipo di spensieratezza. Da sottolineare la forte atipicità del romanticismo rappresentato nel film dai due – forse voluta direttamente da Allen – che danno vita più ad un legame genitoriale che ad un rapporto vero e proprio.

Eppure l’interpretazione dei due è soddisfacente sotto tutti i punti di vista: lei esageratamente spensierata, lui tremendamente materialista. La forte alienazione di lei ricorda in parecchi modi quei connotati da sempre ricercati da Allen nei suoi personaggi – in maggior modo in quelli femminili – quindi il rischio che Emma Stone possa diventare la nuova  musa del vecchio Woody è tanto. A differenza di Blue Jasmine, questo è un lavoro più soft, apparentemente meno problematico sul piano esistenziale, ma che ha tanto su cui far riflettere.

Nonostante sia datata, la pungente ironia di Allen lascia sempre il segno: peccato che nessuno sappia coglierla come si dovrebbe. La pellicola è infatti addirittura vietata ai minori di tredici anni a causa di “commenti inappropriati e gratuiti nel film”, ma Magic in the Moonlight non è nulla di sovversivo ne tantomeno provocatorio; al contrario, costituisce un lavoro dotato di pura innocenza e di un totale senso civico – seppur graffiante – capace di lanciare un messaggio chiaro e preciso : l’amore, quello che conta, esiste .

Alessio Giuffrida

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La redazione

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