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Se il mondo intorno crepa: Western all’italiana

Se il mondo intorno crepa: Western all’italiana

Dopo “Inferno Bianco” del 2007, Stefano Jacurti ed Emiliano Ferrera tornano a lavorare insieme con “Se il mondo intorno crepa”, western tutto italiano e indipendente. Tecnicamente un film di genere perfetto, ma storia e recitazione lasciano molto a desiderare.

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Black Burt (Stefano Jacurti) e Butcher Joe (Simone Pieroni) sono due fuorilegge in viaggio verso il Messico. Per programmare le loro prossime rapine, i due si danno appuntamento in una ghost town dove la polvere del deserto e i fantasmi di un passato fatto di violenza, avranno un ruolo pesante su Black Burt, detto “Il Poeta” perchè prima di uccidere declama versi. Black Burt, emarginato e solitario, osserva il mondo che lo circonda e in lui avviene la trasformazione che lo porterà alla redenzione. Ad aiutarlo anche l’incontro con la prostituta Sheila (Emanuela Ponzano): anche lei emarginata perchè non vedente.
Dopo Inferno Bianco del 2007 (film vincitore del premio ACEC al Tentacoli Film Festival e apprezzato da Pupi Avati), Stefano Jacurti torna alla sua passione, il western, e con l’amico Emiliano Ferrera realizza Se il mondo intorno crepa, medio metraggio low cost che ruota attorno al tema dell’emarginazione e dell’assenza di istituzioni. Il film si presenta come un perfetto esercizio di stile: tutti i canoni del genere western, quello che ha reso grande l’Italia nel mondo (vedi Sergio Leone), vengono rispettati. Primi piani, piani americani, battute pungenti e veloci, la presenza di personaggi cardine (il cattivo, il buono, la prostituta/ragazza di saloon), fanno di Se il mondo intorno crepa una pellicola perfetta dal punto di vista filmico.
Quello in cui il film pecca è la recitazione che risulta eccessivamente forzata in alcuni attori, come in Stefano Jacurti (regista e protagonista del film), ma soprattutto in Emanuela Ponzano, che registra picchi melodrammatici molto teatrali. Questa forzatura fa perdere il fascino proprio del cinema, quel concetto per il quale si è consapevoli di assistere ad uno spettacolo, ad una fiction, ma che allo stesso tempo permette di immergersi nella storia, riuscendo a provare emozioni. Una recitazione forzata, invece, appiattisce il tutto e porta lo spettatore ad annoiarsi.
Ed è un peccato: tanti gli aspetti da sfruttare per realizzare un vero capolavoro. Inutile dire che la psicologia dei personaggi non esiste, anzi, meglio, non viene per nulla approfondita: non bastano dei brevi flashback per permettere a Black Burt di redimersi e non bastano solo due boccali di birra e una pistola per portare sullo schermo un cowboy.
Lodi, invece, all’accompagnamento musicale realizzato da Klaus Veri e Fabrizio Sartini. Con le sue note, Klaus Veri riesce a sottolineare in maniera appropriata e ben studiata gli eventi, i primi piani dei protagonisti e le cavalcate per i vasti campi. La scena finale in cui Fabrizio Sartini, invece, canta la canzone da lui composta per questo film, è sicuramente il momento migliore di tutto il film.
Troppo attento alla precisione tecnica, Se il mondo intorno crepa ha dimenticato quello che è l’aspetto più importante del genere western: lo spessore psicologico e morale dei suoi protagonisti.

Augusto D’Amante

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La redazione

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