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The Stalker: Le origini della violenza

The Stalker: Le origini della violenza

Dopo “Circuito chiuso” Giorgio Amato torna con un nuovo lavoro, in bilico tra il thriller e il noir, che indaga i meccanismi oscuri di una mente rapita dall’ossessione.

3stelle

Lucio Melillo è un uomo solo, vive in un minuscolo appartamento trascurato in compagnia di un cane e di un serpente. Ha perso tutto, dopo aver investito soldi e sentimenti nel rapporto con la ex moglie, che lo ha abbandonato per un altro. Ossessionato dalla donna, Lucio inizia a seguirla ovunque, si inroduce nottetempo nella sua abitazione, la segue sul posto di lavoro, la spia, con la compagnia fedele della telecamera, con la quale riprende maniacalmente ogni cosa.
La sua unica consolazione è la figlia Adele, ma dopo l’ennesima scenata violenta in pubblico, il giudice stabilisce l’affidamento esclusivo alla madre. Senza ormai più niente da perdere, Lucio si lancia in un folle progetto di fuga con la sua bambina, ultimo (forse?) gesto guidato da un amore malato.
Ispirato da un tema di grande attualità come quello dello stalking, con The Stalker Giorgio Amato dà prova di maneggiare il materiale narrativo con grande maestria, dando vita ad un’opera coinvolgente e avvincente, che porta in più punti il livello di tensione alle stelle.
Forte di una sceneggiatura ottimamente orchestrata (scritta dallo stesso Amato, che tra l’altro interpreta anche una parte), il film cattura da subito l’attenzione dello spettatore, nonostante i rischiosi venti minuti iniziali di silenzio.
Il ritmo è scandito dai gesti ossessivi e abitudinari del protagonista e si mantiene vivo e sostenuto per tutta la durata del film, con picchi di particolare intensità e scene estremamente esplicite che donano un sapore ancora più crudo e reale al dolore dell’uomo. Pur non prendendo esplicitamente le parti del protagonista, infatti, Amato racconta una storia di violenza dal punto di vista del carnefice, regalando un ritratto sincero e sfaccettato di un uomo che non è solo violento e brutale, ma è anche e soprattutto un uomo disperato. Non c’è ombra di giustificazione, solo un ritratto verosimile e, in definitiva, ‘umano’.
La buona riuscita del film è anche dovuta all’ottima interpretazione di Victor Alfieri (ben sostenuto anche dalla co-protagonista Cosetta Turco), perfetto nel ruolo del protagonista, al quale dona la giusta intensità psicologica e ‘fisica’.
Con un piccolo budget e varie problematiche legate alla tempistica (come ha raccontato nella conferenza stampa di presentazione al film) Giorgio Amato è riuscito a costruire un ottimo film, curato dal punto di vista formale e completo dal punto di vista narrativo. Un’ottima prova che fa ben sperare per il suo prossimo lavoro.

Sara Tonarelli

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La redazione

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