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Berlinale 2014: Lo zoo di Wes Anderson

Berlinale 2014: Lo zoo di Wes Anderson

Apertura psichedelica per la 64esima edizione del Festival di Berlino con The Grand Budapest Hotel, l’ottavo film del regista de “I Tenenbaun”. Nelle sale italiane dal 10 aprile.

3stelle

Torna più visionario e cinetico che mai al Festival che lo ha visto passare con alcuni cult come Le avventure acquatiche di Steve Zissou  e I Tenenbaun. È Wes Anderson, che apre la 64esima edizione della Berlinale con un salto in un mondo immaginifico costantemente in movimento, circense e psichedelico come solo le sue favole sanno essere.
Questa volta tocca a The Grand Budapest Hotel, un’incursione nell’Europa dell’Est fotografata tra le due guerre, un lungo flashback che catapulta lo spettatore dal comunismo degli anni ’80 alle tradizioni mitteleuropee di un passato non troppo lontano.
Un salto che combina insieme la comicità sofisticata delle commedie anni ’30 e le memorie dello scrittore viennese Stefan Zweig: “Ho cercato di riproporre le atmosfere degli anni ’20 e ’30 riproposte da Zweig”, precisa Anderson durante la presentazione del film a Berlino.
E non è un caso che per trovare la giusta ispirazione abbia coinvolto l’intero cast (da Ralph Fiennes a Mathieu Amalric, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jude Law, Bill Murray, Edward Norton, Saoirse Ronan, Jason Schwartzman, Tilda Swinton, Tom Wilkinson e Owen Wilson) nella visione di film come Grand Hotel di Edmund Goulding o To Be or Not to Be di Ernst Lubitsch.
Il pretesto sono le avventure di Gustave H  concierge di un leggendario hotel europeo (il Grand Budapest Hotel del titolo), e di Zero Moustafa, l’ingenuo lobby boy che diventerà il suo amico più fidato; sullo sfondo l’immaginaria città di Zubrowka.
Il furto di un prezioso dipinto rinascimentale, la rivendicazione di una ricca eredità e l’amore li porteranno ad affrontare un lungo viaggio su e giù per il vecchio continente attraversato dai drammatici sconvolgimenti storici di quegli anni.
Ma con le trovate fiabesche di un regista che conferma una cifra stilistica personalissima:
“Alla fine ti ritrovi a vivere dentro il mondo di Wes: le sue fantasie diventano realtà e le vedi accadere”, come succede a Bill Murray ormai abituale frequentatore dei suoi voli onirici.
Un sodalizio artistico che lega lo storico comico americano al funambolico regista texano sin dai tempi di Le avventure acquatiche di Steve Zissou; un rapporto sul quale oggi Murray può permettersi di scherzare così: “L’innamoramento è finito. Forse siamo ormai diventati due vecchi amici, o come padre e figlio. Anche se i miei figli non sono così ben educati come Wes”.
Un microcosmo buffo, uno zoo di bizzarri tipi umani, una babele di situazioni e personaggi che Anderson lancia a tutta velocità in un universo visionario. Ed ecco venir fuori il circo del Grand Budapest Hotel: fantastico, tragico e malinconicamente umano.

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Elisabetta Bartucca

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