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Pussy Riot – A punk prayer: Quando la musica diventa strumento di liberalismo

Pussy Riot – A punk prayer: Quando la musica diventa strumento di liberalismo

Il mito delle Pussy Riot approda a Hollywood con uno dei documentari più controversi di sempre diretto dal duo Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin.

4stelle

Non è facile portare e  contestualizzare un argomento controverso in un panorama tutt’altro che semplice come quello di Hollywood, sebbene si stia parlando di un documentario indipendente. La grande prova di coraggio da parte di Mike Lerner e Maxim Pozdorovkin nel presentare il mito delle Pussy Riot tra una statuetta dorata – tra l’altro il film è in corsa per l’Oscar – ed una “splendente costellazione” di stelle del cinema, è indice di come si vogliano ampliare certi confini anche lì dove sembra difficile “osare”.
Testimonianze asciutte che formano un collage audio-visivo e riprese di esibizioni artistico-musicali a sfondo punk a fini pacifico-sovversivi, sono l’epicentro di questo prezioso documentario che approfondisce in maniera diretta il reale obbiettivo di questa vera e propria organizzazione artistica. Quello che si apprezza di Pussy Riot – A punk prayer è proprio voler mettere a nudo – lecita la metafora – i motivi essenziali che hanno dato modo a questo clan di ragazze ultra-liberaliste, di poter manifestare in una maniera abbastanza grottesca il disprezzo per l’attuale forma di governo sovietico, causando un vero e proprio “affare di stato”.  Tutto questo è avvenuto riprendendo le vere testimonianze durante il “burocratico” processo. Quello che ne viene fuori è la voglia di questa band a tinte rosa di unire i credenti ortodossi alla cultura della protesta, cultura che non deve appartenere unicamente a Chiesa, Patriarca e Putin. Una sorta di “guerra santa” quella che le Pussy Riot hanno in qualche modo attuato, ovviamente nella maniera più pacifica di sempre, l’esibizionismo indotto.
Del documentario sono apprezzabili anche le varie testimonianze degli “oppositori” alle Pussy Riot, ovvero tutte quelle  persone che tengono alta la moralità e che allo stesso tempo contestano l’atteggiamento sfrontato della band come un danno irreparabile al vero liberalismo. Mette gioia vedere un lavoro non commerciale e molto più impegnativo del consueto essere considerato in un panorama estremamente importante come quello hollywoodiano – basti pensare al premio speciale della giuria ricevuto al recente Sundance Film Festival. L’auspicio al duo Lerner- Pozdorovkin è di continuare su questa strada, preservando la loro voglia di far conoscere un certo tipo di arte cinematografica anche laddove questa non sia contemplata più di tanto.

Alessio Giuffrida

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