La prima notte del giudizio: Blaxploitation all’epoca di Trump
La Prima Notte del Giudizio è l’ultimo episodio del fortunato franchise prodotto da Jason Blum. Il regista Gerard McMurray dirige un cast di giovani afroamericani. In sala dal 5 luglio.
“Le possibilità di un franchise come La Notte del Giudizio sono praticamente infinite”. Così disse il produttore Jason Blum in un suo breve passaggio in Italia. Era l’anno 2014 e nel corso di questi 1.400 giorni i film che in America escono con il titolo di The Purge sono passati da due a quattro e presto le storie ideate da James De Monaco potranno contare su una testa di ponte televisiva. Nel 2018, anno del presidente Donald Trump, arriva una nuova declinazione della serie che racconta di un futuro distopico dove una notte all’anno ogni cosa è concessa, ogni crimine è perdonato. La Prima Notte del Giudizio è quindi una sorta di prequel, sebbene non prenda a prestito i personaggi dei film precedenti.
Nella pellicola diretta da Gerard McMurray (che riceve il testimone dallo stesso De Monaco) si raccontano le storie del gangster Dmitri (Y’lan Noel), dell’attivista Nya (Lex Scott Davis) e del suo fratellino, l’adolescente Isaiah (Joivan Wade), tre anime perdute afroamericane che popolano i quartieri più poveri di Staten Island, quartiere ghetto che sarà la sede dell’esperimento “Notte del giudizio”, sorta di decimazione mascherata sponsorizzata dal perverso regime Wasp dei Padri Fondatori e supervisionata dal dottor Updale (Marisa Tomei).
De Monaco, che si ritaglia il ruolo di sceneggiatore, continua a imbastire quel mix tra thriller horror e fantascienza alla John Carpenter che è stato il trademark di almeno due dei film precedenti. Di nuovo c’è invece un elemento black che sembra figlio del successo di un altro film recente prodotto da Jason Blum, quello Scappa – Get Out che è riuscito a tornarsene dal Chinese Theatre di Hollywood con un’Oscar alla miglior sceneggiatura ma soprattutto che è riuscito, insieme al marvelliano Black Panther, a capitalizzare gli incassi di un’intera fetta di popolazione che si è recata al botteghino in massa. Storie di ghetto applicate alle visioni inquiete della Notte del giudizio, dove tutti i carnefici sono bianchi, dove tutte le vittime sono nere, dove bande di mercenari indossano maschere del Ku Klux Klan per fare pulizia etnica e dove non manca neanche qualche frecciata (che forse andrà persa in fase di traduzione) diretta proprio a Trump.
Alla Prima Notte del Giudizio manca però l’intelligenza e l’afflato satirico di Scappa – Get Out e anche quell’accenno di rigore dei film precedenti si annacqua in un mix di gore e action che potrebbe avere un retrogusto autoironico. La cosa più probabile è però che non si tratti di autoironia ma di semplice exploitation, blaxploitation visto il focus sugli afroamericani. E allora ci si accontenta di Y’Lan Noel che affronta i nemici in canotta, un po’ come Rambo o John McClane di Die Hard, o delle maschere disegnate dalla costumista Amela Baksic, che aggiungono una nota sinistra a una sinfonia già inquietante di suo.
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La serata di apertura di mercoledì 20 giugno si svolge durante la Giornata Mondiale del Rifugiato, in una location non casuale, ovvero Casa Scalabrini 634, ex seminario dei padri Scalabriniani in via Casilina, che dal 2015 ospita una trentina di rifugiati, che vivono in semi-autonomia con un percorso di accompagnamento al lavoro. Alle 18 il tour di Tor Pignattara condotto da donne e l’inaugurazione della mostra fotografica Viaggio alla scoperta del patrimonio culturale e dei luoghi dell’anima, a cura delle donne della scuola di Asinitas, evento conclusivo di un lungo laboratorio in un lavoro di lettura, interpretazione del territorio ed educazione all’immagine attraverso la fotografia, in collaborazione con Ecomuseo Casilino, Alessia Tagliaventi e Silvia Magna. Alle ore 20:30, “Labili Confini”, reading di poesie di migrazione, viaggio ed esilio, a cura di Francesca Palumbo, Stilo Edizioni. Alle 21 la proiezione del film L’altro volto della speranza del regista finlandese Aki Kaurismäki. Il film, vincitore dell’Orso d’Argento al Festival di Berlino per la migliore regia, racconta di un giovane rifugiato siriano, che si ritrova per caso a Helsinki come passeggero clandestino su una carboniera.
Venerdì 22 giugno alle 21 nel cortile della Casa delle Arti e del Gioco del Municipio V, proiezione in collaborazione con Goethe Institut Rom, della commedia turco-tedesca Hans in salsa piccante, della regista Buket Alakuş, tratta dall’omonimo best seller, racconta con tono divertito le dinamiche dei matrimoni misti dipingendo un affresco vivace e sfaccettato delle giovani donne di origini turche nella società tedesca di oggi. Sabato 23 giugno, sempre alle 21 nel cortile della Biblioteca Goffredo Mameli al Pigneto la proiezione, in anteprima romana, del film indiano Newton di Amir V Masurkar, la storia di un giovane impiegato ministeriale nominato scrutatore per le imminenti elezioni. Con acuto umorismo, il regista racconta le dinamiche che si celano dietro ogni elezione democratica e il “miraggio” della libertà.