Nymphomaniac – Volume 1: Quando la libertà del corpo diventa libertà di concetto
Attraverso un lavoro profondamente umoristico ed identificativo, Lars Von Trier come sempre fa parlare di sè, utilizzando come pretesto prettamente metaforico la figura di una tormentata “ninfomane”.
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Forse il cinema che è stato contemplato fino ad ora cessa di esistere con questo lavoro targato Lars Von Trier. Il godimento – termine propriamente abbinabile al contesto – di fronte ad un lavoro tanto umoristico quanto eterogeneo risulta essere ampio. Vedere “aleggiare” in questo magnifico Nymphomaniac – Volume 1 le anime di Walerian Borowczyk, François Truffaut e Andrej Tarkovskij è un sussulto al cuore per ogni appassionato di genere. Accostamento tanto azzardato quanto dovuto visto la complessità e eterogeneità del film: la sublime ed elegante espressione corporale che rievoca lo stile di Borowczyk, la classica “commedia rosa” con conduzione quasi teatrale-identificativa in stile Truffaut fino ad arrivare a quelle “immersioni sperimentali” alla Tarkovskij con il solito sfondo concettuale.
A tutto questo poi si aggiunge lui, Von Trier, pronto a divertirsi – come fa sempre del resto – utilizzando la figura di un personaggio socialmente “fuori dagli schemi”, quello di una ninfomane. Delicato ruolo che il regista danese decide di affidare “in tandem” a due attrici: il suo “feticcio” Charlotte Gainsbourg ( Antichrist ) , con la sua “aurea tormentata e assente”, e la giovane esordiente Stacy Martin, ad oggi forse il volto più sensuale del cinema contemporaneo. Appena 23 anni, ma di una “sensualità interpretativa” tale rievocare l’alter ego al femminile di Antoine Doinel, storico personaggio partorito dalla mente di Truffaut.
È sorprendente il modo in cui ci si ritrova a immedesimarsi durante la visione con la “controversa” Joe, ninfomane coerente ma profondamente tormentata dalla sua altalenante esistenza.
L’idea di usare metaforicamente la figura di una ninfomane per dar sfogo a quella libertà di concetto spesso sedata dal cinema più ortodosso, rendono questo lavoro un prodotto quasi sovversivo, gradevolmente provocatorio.
Menzione speciale, poi, a Uma Thurman protagonista di un’interpretazione ai limiti del visionario distruttivo; impossibile non citare anche quelle di John Stellan Skarsgård, quasi onnipresente in ogni film di Von Trier, in un ruolo sostanzialmente pseudo-tradizionalista, e di Christian Slater – “riesumato” dopo l’incerto Dolan’s Cadillac – nei panni del padre di Joe.
Ad avere un ruolo fondamentale è però Shia LaBeouf, unico vero amore “proibito” di Joe. Nymphomaniac Volume 1 è principalmente lo sfogo interno di un regista che fa della salace ironia il suo elemento identificativo.
L’attesa per Nymphomaniac Volume 2 pare essere implacabile…
Alessio Giuffrida



