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Sin City – Una donna per cui uccidere: Una pin up che ne sa una più del diavolo.

Sin City – Una donna per cui uccidere: Una pin up che ne sa una più del diavolo.

In sala dal 2 ottobre per la Lucky Red, arriva anche in Italia il nuovo capitolo della saga di Frank Miller, diretto ancora una volta dall’autore e da Robert Rodriguez; nel cast anche Ray Liotta, Christopher Lloyd e Lady Gaga.

3stelle

Circa 400 copie, equamente divise tra 2D e 3D, per il nuovo adattamento ad opera dell’accoppiata Miller – Rodriguez: non si può parlare infatti di secondo capitolo ma piuttosto di un prequel, perché il film si basa quasi totalmente sulla graphic novel “A dame to kill for”, nella quale Dwight McCarthy (Josh Brolin) è alle prese con la quintessenza della femme fatale nonché sua vecchia fiamma, Ava Lord (Eva Green), anni prima della guerra nella città vecchia raccontata nel precedente lungometraggio. La tridimensionalità, come sottolinea Rodriguez, non è solo un artificio estetico, ma serve a “sottolineare un particolare fondamentale nella scena: sarebbe utile vedere la versione standard per capire la differenza”. Dunque i fan saranno contenti di ritrovare amplificata la “magia” del primo film, almeno dal punto di vista delle immagini: ci sono i bulli Dwight, Hartigan (Bruce Willis) e Marv (“Ormai è impossibile anche per me non pensare a Mickey Rourke quando lo disegno”, confessa Miller), ci sono le pupe Ava, Nancy Callahan (Jessica Alba) e Gail (Rosario Dawson). C’è l’assoluta fedeltà alla graphic novel, un punto d’onore per i due registi: lodevole la cura posta per evitare di snaturare l’opera, a volte anche controversa, di uno dei mostri sacri del fumetto.
Eppure, a volte si ha l’impressione che il film duri più dei 102 minuti effettivi: forse è la “maledizione” del secondo capitolo, forse manca un po’ di freschezza, di novità, o magari semplicemente pesa la minore articolazione della storia rispetto al precedente episodio. In questo caso, infatti, la coppia dietro la macchina da presa si è concentrata soltanto su un romanzo aggiungendo meno sottotrame, tra cui la storia inedita che ha per protagonista il giocatore d’azzardo Johnny (Joseph Gordon-Levitt): in questo modo la narrazione risulta forse meno dinamica, anche se c’è maggiore attenzione per i personaggi, per la loro psiche più che per i muscoli o le curve. Insomma, è apprezzabile il coraggio dei due filmmaker di proporre ancora una volta il loro modo di essere, più che di girare, insieme però a delle note un po’ stonate: basterà questo per rinverdire i fasti della Città del Peccato?

Guido Curzio

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La redazione

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