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Anarchia – La notte del giudizio: un sequel che sa di Carpenter

Anarchia – La notte del giudizio: un sequel che sa di Carpenter

Il 23 luglio in sala il secondo episodio della saga a basso budget che ha sbancato i botteghini d’America. In cabina di regia sempre James DeMonaco per una produzione targata Jason Blum e Michael Bay

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L’anno scorso La notte del giudizio fu un piccolo caso. Costato tre milioni, ne incassò circa 80 per la fortuna e la felicità di due persone che nel panorama hollywoodiano stanno agli antipodi ma che per quella avventura avevano deciso di fare la strada insieme. Stiamo parlando del produttore Jason Blum, il re dei film low cost, e di Michael Bay, il più noto autore di blockbuster fracassoni e costosissimi. Il tandem si riunisce anche per questo sequel (anche se la definizione non è proprio calzante) intitolato Anarchia – La notte del giudizio che arriva a poco meno di un anno dal suo predecessore.
Costato 9 milioni (un record per la Blumhouse Production) il lungometraggio scritto e diretto anche questa volta da James DeMonaco usa la stessa ambientazione e lo stesso meccanismo narrativo del precedente senza però prenderne i personaggi che sono tutti nuovi. Di fatto quindi, pur essendo un seguito, Anarchia può essere visto senza problemi anche da chi non ha affrontato il precedente.
Stessa premessa dicevamo, quella delle 12 ore all’anno in cui tutto è permesso, ma declinata in maniera diversa. Se La notte del giudizio era di fatto un home invasion movie, girato tra le stanze buie e le pareti fortificate di una grande villa in un quartiere periferico, Anarchia invece concede allo spettatore una gita al centro del caos. Questa svolta ha un duplice effetto, da un lato smorza l’elemento thriller sposando di più l’anima action, dall’altro però allarga il campo dell’azione dando il là a qualche momento visionario anche piuttosto efficace. E così i protagonisti – guidati dal Frank Grillo di Captain America -The Winter Soldier e dall’attrice televisiva Carmen Ejogo – si muovono per le strade di una città senza più regole che accosta al richiamo dei romanzi di James G. Ballard (presenti pure nel primo episodio) anche citazioni filmiche decisamente nobili, dai Guerrieri della notte di Walter Hill fino a 1997 Fuga da New York di John Carpenter. E da quest’ultimo nome sembra presa anche la carica politica della pellicola, che calca molto di più rispetto al precedente il tema della critica sociale. In Anarchia infatti non c’è solo un feroce attacco al feticismo tutto americano per le armi da fuoco ma anche squadroni della morte che puntano apertamente al cuore di quartieri poveri ma animati da sentimenti di rivolta, mentre ai piani alti si tengono eleganti banchetti a base di giochi spietati e perversi.
Tutto sommato un mix niente affatto banale anche se forse a sminuire il risultato ci pensa un ricorso sistematico a colpi di scena che hanno il solo scopo di far saltare sulla sedia lo spettatore anche quando non ce ne sarebbe troppo bisogno. E di fatto queste persone che spuntano regolarmente dagli angoli bui sanno troppo di trovata estemporanea e non aggiungono nulla alla trama ma finiscono per ricordarci che quello che abbiamo davanti è un film che meritava sicuramente un pizzico di ambizione in più.

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Marcello Lembo

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