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    Venezia 70. – Alba Rohrwacher ci racconta il suo film con Emma Dante

    Una delle ottime protagoniste di Via Castellana Bandiera e’ Alba Rohrwacher, che ci racconta così il suo ruolo ed un rapporto speciale con la regista Emma Dante.

    Alba come hai incontrato questo personaggio?
    La sceneggiatura nelle sue due versioni che abbiamo ricevuto riassumeva alla perfezione il romanzo di Emma; io ero curiosissima di affrontare le riprese perché davvero non riuscivo ad immaginare come quelle parole che avevo letto avrebbero preso vita nelle nostre interpretazioni ed avrebbero costruito il film.

    Ci racconti il tuo rapporto con la regista?
    Emma e’ fantastica, il suo metodo funziona davvero. E’ dura lavorare su un suo set o in teatro con lei, ti chiede il massimo e ti porta al limite, ma è un’esperienza indimenticabile ed istruttiva lavorare con lei.

    Questo film è anche una grande allegoria del nostro Paese, ma non solo, come ti ci sei sentita da dentro?
    C’è dentro un modo di essere cieco ottuso, quello di considerare un luogo come chiuso, invalicabile. In realtà invece si tratta di una piazza, un luogo quantomai aperto, al dialogo, alla comprensione, al limite alla fuga, cosa che eviterebbe il duello che invece le protagoniste affrontano. Ecco dove poggia le sue basi l’allegoria di cui parli, cosa che inevitabilmente abbraccia il nostro Paese, con un linguaggio che vuole essere universalmente comprensibile.

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    Via Castellana bandiera: Occhi contro occhi

    Emma Dante in concorso a Venezia con il suo primo lungometraggio. Esordio da Leone per un’opera che diventa allegoria di un intero paese.

    Via Castellana Bandiera, Palermo, Italia. Luoghi fisici che nell’esordio alla regia di Emma Dante sono funzionali ad un racconto che parla di un non luogo, di una metafora che potrebbe definirsi glocal, tanto parte dal microcosmo di una stradina di periferia per parlare a tutti.
    A singolar tenzone si sfidano due donne, due opposte ostinazioni. Per una volta sono gli uomini il coro, il duello all’ok Corrall lo sostengono due donne, attraverso i loro volti intensi, i loro sguardi, lunghi, interminabili silenzi.
    È l’allegoria di un Paese intero Via Castellana Bandiera, di un modo di pensare, dell’incapacita’ di osservare le reciproche differenze per superare con sguardo terzo, non con il puro scontro distruttivo.
    Una disputa automobilistica per il diritto di precedenza e’ lo spunto narrativo per la Dante, che attraverso il punto di osservazione di due automobili strette tra un muro e poche povere case racconta tanti individui, molti mondi tra loro sconosciuti e poco permeabili, molte donne ed attraverso di loro altrettanti uomini.
    Indiscutibilmente un buon esordio quello della regista teatrale, che grazie ad una buona interpretazione affronta la prima regia a tutto tondo. Piccolo ma impegnativo ruolo per Alba Rohwacher, una delle tre protagoniste assieme alla sua regista.
    Primo meritatissimo tappeto rosso a 82 anni, dopo una vita dedicata al teatro per Elena Cotta, che in Via Castellana Bandiera recita quasi solo con gli occhi, interpretando il ruolo di Samira, donna granitica che duella con le più giovani protagoniste.
    Il film dopo la calorosa accoglienza di critica e pubblico si appresta ad affrontare il pubblico, dal 12 settembre con la premiere a Palermo e dal 19 in tutta Italia.

    Titta DiGirolamo

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    RED 2: La nuova riscossa dei pensionati

    Willis, Mirren, Malkovich, Hopkins. Ancora un ensemble di vecchie glorie per un action comedy che vuole essere anche un inno alla terza età. In uscita per Universal il 21 agosto.

     

    Pensionati alla riscossa, ancora una volta. A tre anni di distanza arriva il seguito di RED, che beninteso non sta per il colore ma è l’acronimo di Retired extremely dangerous, pensionati estremamente pericolosi, un gruppetto di arzilli ex agenti dei servizi segreti impegnati a salvare il mondo e a divertirci. E per RED 2 sulla scena ci sale un gruppo di attori di grande fama e/o grande talento, a cominciare dai redivivi Bruce Willis, John Malkovich e Helen Mirren, fino ai nuovi innesti Anthony Hopkins e Catherine Zeta-Jones, cui spetta il compito di non far rimpiangere Morgan Freeman ed Ernest Borgnine, che avevano partecipato al primo film.

    Per il sequel cambia anche la mano dietro la cinepresa con la regia che passa da Robert Schwentke all’americano Dean Parisot (che a fine anni ’90 firmò il demenziale Galaxy Quest) mentre la squadra di sceneggiatori composta da Joe ed Erich Hoeber, resta la stessa. Come pure la stessa è l’idea di fondo, quella di svestire di machismo il materiale originale (un fumetto realizzato una decina di anni fa da Warren Ellis e Cully Hamner) e di spingere sul tasto dell’action comedy in modo da sfruttare al massimo un cast attempato ma invidiabile.

    Il risultato è un mix di dialoghi da commedia brillante inframezzato da cascate di proiettili e inseguimenti adrenalinici, con una morale di fondo: se si ha qualche anno in più non vuol dire che si valga di meno. E così Willis continua a metterci il grugno e la fisicità, Malkovich i travestimenti strampalati, la Mirren l’autoironia, Hopkins aggiunge un tocco di classe, eppure la macchina sembra funzionare un po’ peggio rispetto a tre anni fa. Forse è solo minore il numero delle battute che va a segno, forse è solo che in fondo si è deciso di non modificare per niente il canovaccio rispetto al primo film.

    Il risultato comunque non è del tutto spiacevole, gli attori danno l’idea di divertirsi un mondo e non è difficile farsi coinvolgere dall’ilarità anche se qualche personaggio (quello di Malkovich ad esempio) sembra godere di meno spazio rispetto al passato. La pellicola inoltre riserva qualche chicca per gli appassionati del cult, dalla cecchina Helen Mirren, spietata e spassosa, costretta a vestire di nuovo i panni di una regina d’Inghilterra anche se solo in un manicomio, fino a una scena con stretta di mano tra Hopkins e Brian Cox, ovvero i due Hannibal Lecter del grande schermo.

    Marcello Lembo

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    Le Tre Rose di Eva 2: Tra Amore & Thriller!

    Tornerà a settembre il secondo capitolo delle Tre Rose di Eva, fortunata fiction  targata Raffaele Mertes e Vincenzo Verdecchi. Quattordici puntate che terranno con il fiato sospeso, visto che l’amore di Alessandro (Roberto Farnesi) e Aurora (Anna Safroncik) verrà messo ancora a dura prova. Nel cast anche Giorgia Wurth, Karin Proia e Luca Capuano. Molte le novità a partire da come è stato girato, ossia con due troupe, un modo produttivo per risparmiare tempo e soldi. In più ci sono otto new entry nel vastissimo cast come Euridice Axen, Mario Cordova e Simon Grechi e un tocco thriller e gotico nella trama.
    “La fiction si caratterizza per scrittura precisa  e molto accurata, cercare di trovare una qualità alta e trovare una squadra di tecnici, registi e  attori molto motivati. – ha annunciato il Direttore Fiction Mediaset Antonino Antonucci durante la presentazione della serie a Roma –  Siamo tutti contenti del risultato visto il momento, è ovvio che se vogliamo dare continuità a questo nuovo metodo produttivo  deve essere seguito”.

    “Il compito per noi è sempre più difficile, ma siamo spinti dall’amore per il nostro lavoro e cercare di fare del nostro meglio per rilanciare le fiction. – ha continuato poi uno dei registi Raffaele Mertes – Quando si deve realizzare in poco tempo ci si deve organizzare al meglio. Visto il nuovo metodo produttivo abbiamo introdotto una nuova tecnologia, i droni, delle macchine aeree , meno dispendiosi del classico dolly”.
    Infine la parola è stata lasciata ai protagonisti, in primis Anna Safroncik  che ha commentato: “La differenza per noi attori era che arrivavamo la mattina,  ti vedevi truccato e  vestito entravi nel personaggio e non ne uscivi, questo supportava l’emotività da dare al ruolo. Per me è stata molto dura, lo dico con orgoglio, perché siamo arrivati al un livello migliore dell’anno scorso, avendo avuto così tante scene e tanto impegno, alla fine abbiamo detto ok ci buttiamo e vediamo che succede! Quello che ti dà questo modello produttivo  è la realtà. Noi attori non abbiamo più la possibilità di creare un personaggio sopra le righe, ma  siamo reali e più vicini al pubblico”.

    Elisa Solofrano

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    Barbera: Venezia la crisi e…

    Il Direttore della Mostra di Venezia, Alberto Barbera, ci racconta le line guida e le aspettative per l’edizione 70 della rassegna internazionale più longeva del Mondo.

    Barbera, partiamo dal programma, ci sono tematiche affini o ricorrenti?
    Non so se c’e’ un vero e proprio filo rosso ma è vero che il cinema di oggi è un cinema che riflette le crisi che stiamo attraversando: economiche, finanziarie, sociali, politiche. Un cinema che affronta di petto la contemporaneità e che si scontra con la negatività: non c’è nessun regista che riesca a guardare al di là, che riesca a dare dei segni d’ottimismo. Siamo rimasti colpiti da film che guardano la famiglia come microcosmo simbolico della crisi di tutta la società. Il cinema è da sempre specchio della realtà, e non ci possiamo lamentare che questa immagine sia oggi cupa e violenta.

    Il secondo festival dell’era ‘crisi’ sotto la sua direzione, si aspetta critiche sul cartellone presentato in anteprima alla stampa?
    La selezione di un festival non si fa per accontentare questo o quello; mi auguro che questo programma accontenti chi accusa i festival di proporre sempre i soliti nomi.
    I film che non ci sono? Guardate cosa ha proposto Cannes. Tanti sono oggi i motivi per cui un film non è a un festival: potrebbe non essere pronto, potrebbe non essere piaciuto a chi lo seleziona, o potrebbero esserci dei problemi relativi alla presenza dei talent o al budget promozionale messo a disposizione dalla produzione. Lascio a voi fare il giochino su quale titolo rientra in quale categoria.

    In un cartellone ridotto in Concorso ci sono venti pellicole, non 18 come era stato annunciato, qualche motivo articolare?
    Abbiamo ritenuto importante dare spazio all’anteprima internazionale di Kaze Tachinu, il nuovo film di Hayao Miyazaki, autore legato a Venezia da una vecchia amicizia che teneva molto ad essere in competizione; e anche Tsai Ming-Liang, che ha realizzato quel che ha annunciato essere il suo ultimo film: Stray Dogs, un film testamentario rispetto al cinema e al suo linguaggio, un film al di là del cinema, un film che è la summa di tutta l’opera di Tsai e che già va oltre. Un corpo estraneo rispetto al resto del concorso, ma affascinante.

    Due documentari in concorso a Venezia, si tratta di una novità assoluta, in controtendenza con la sala che poi i documentari non li ospita…
    Si, si tratta di una importante prima volta: la prima volta in un grande Festival europeo di due documentari in competizione; si tratta di The Unknown Known: the Life and Times of Donald Rumsfeld e Sacro GRA: il primo è diretto da Erroll Morris e racconta l’ex segretario alla Difesa statunitense e il secondo da Gianfranco Rosi, che ha letteralmente vissuto per lungo tempo ai margini del Raccordo Anulare di Roma per poterlo raccontare nel film. Sono due film straordinari che ci confermano che la distinzione tra fiction e documentario appartiene al passato, che il cinema moderno compie continui passaggi tra finzione e realtà, anche se, come sottolinea lei la sala stenta ad accogliere questo tipo di prodotto…

    Continuando con i film italiani cosa può anticipare
    Che sono la fotografia attuale del nostro cinema: abbiamo un grande autore, Amelio con L’intrepido e un’opera prima, quella di Emma Dante, Via Castellana Bandiera. Danno l’idea di un cinema italiano eterogeneo, fatto di contaminazioni e novità. Vorrei anche che si sfatasse il mito che vuole i film italiani trattati male a Venezia: se i film sono buoni, non li maltratta nessuno. E bisogna assolutamente che tutti, media in testa, entrino nell’ordine di idee che se non si vince un premio, questo non vuol dire che si è perso.

    Nessuna polemica dunque con Luchetti che presenta il suo film in anteprima mondiale a Toronto e non qualche giorno prima a Venezia…
    Assolutamente. Quella di Luchetti e’ una scelta personale. Me lo aveva anticipato anche a Cannes. Credo non sia rimasto soddisfatto dal trattamento riservato gli dalla stampa una decina di anni fa al Lido e quindi ha deciso di volare a Toronto con il suo nuovo film. Non ho visto il film ma gli auguro ogni fortuna e rispetto la sua decisione.

    IL PROGRAMMA COMPLETO DI VENEZIA 70

     

     

     

     

     

     

     

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    Venezia 70., Tutti i film in programma

    Annunciato alla stampa il cartellone della 70esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, diretta da Alberto Barbera.

    Tre gli italiani in concorso (L’intrepido di Gianni Amelio, il docu-film Sacro G.R.A. di Gianfranco Rosi e Via Castellana Bandiera, documentario opera prima della regista teatrale Emma Dante).
    Venti film in concorso, tra i quali due documentari (quelli di Rosi e Morris), fatto inedito per un festival. Significativa rappresentanza americana, come di consueto, con ben cinque titoli in gara (John Curran, Errol Morris, David Gordon Green, Kelly Reichardt e James Franco), tre gli inglesi (Terry Gilliam, Stephen Frears e Jonathan Glazer).
    In generale pero’ si segnalano in corsa per il Leone d’Oro pellicole da tutto il mondo, Tracks di John Curran, Miss Violence di Alexandros Avranas, Tom a la femme di Xavier Dolan, Under the Skin di Jonathan Glazer, Child of God di James Franco, Night Moves di Kelly Reichardt, Kaze Tachinu di Hayao Miyazaki, The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld di Errol Morris, Les Terrasses di Merzak Allouache, Joe di David Gordon Green, Philomena di Stephen Frears, Die Frau Des Polizisten di Philip Groning, Ana Arabia di Amos Gitai, La Jealousie di Philippe Garrell, The Zero Theorem di Terry Gilliam, Joaoyou di Tsai Ming Liang e l’opera prima di Peter Landesman Parkland.
    Ma proviamo ad analizzare tutti i film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia numero 70′, a cominciare dai colori italiani.

    Il protagonista de L’intrepido, commedia amara del regista di Lamerica sarà Antonio Albanese che interpreterà un personaggio dall’animo buono, un puro di cuore…
    Il primo doc in concorso è l’italianissimo Sacro GRA del Maestro Gianfranco Rosi, premiato proprio a Venezia lo scorso anno con un meritatissimo Leone alla carriera.
    GRA sta per Grande Raccordo Anulare, la strada che circonda la capitale e che tutti i romani conoscono. Il regista ha vissuto attorno al GRA muovendosi in camper per oltre un anno per raccogliere le storie di chi vive intorno alla grande strada-cintura della città eterna.
    La regista teatrale Emma Dante arriva al Lido con il suo primo film, tratto dal suo romanzo omonimo. La storia di Via Castellana Bandiera è ambientata a Palermo. Protagonista è un duello al femminile, definito “forte e silenzioso, testardo e insolente, in una Sicilia fuori dal tempo.
    Volando sul programma del concorso veneziano trovamo che James Franco sarà in concorso con la trasposizione di un romanzo di Cormac McCarthy: Child of God (Figlio di Dio). La storia si concentra sulla figura di Lester Ballard, un uomo che vive praticamente in “esilio”, ai margini della società.
    Torna a Venezia anche Amos Gitai con Ana Arabia, con Yuval Scharf e Sarah Adler. Film coprodotto da Israele e Francia.
    Dall’Inghilterra arriva Philomena, il nuovo film di Stephen Frears. Basato su una storia vera, il film è incentrato su Philomena Lee (interpretata da Judi Dench), una donna irlandese costretta a dare in adozione il figlio illegittimo. Torna a Venezia Philippe Garrelle con il suo La jalousie.
    La sceneggiatura è centrata su un uomo di trent’anni che vive con una donna in un appartamento ammobiliato. E’ una storia d’amore. Ma quest’uomo ha un’altra donna con cui ha avuto un bambino, che ha abbandonato.

    In concorso anche The zero theorem, il nuovo film di Terry Gilliam, con Christoph Waltz, Tilda Swinton, Matt Damon, David Thewlis e Melanie Thierry, il film, ambientato in un futuro orwelliano, racconta la storia di un uomo alle prese con un teorema che potrebbe svelare il senso della vita.
    La bella Scarlett Johansson è la protagonista di Under the skin, il film in concorso di Jonathan Glazer. Protagonista è Isserley, un’aliena dalle sembianze umane che percorre più volte al giorno le autostrade deserte a caccia di prede umane sfruttando la sua avvenenza fisica come esca. Le cose cambiano quando Isserley inizierà a vedere diversamente gli umani ed entrerà in conflitto con la sua natura extraterrestre.
    Sempre in tema di star di Hollywood Nicholas Cage è il protagonista di Joe, il fim in concorso del regista americano David Gordon Green. Ambientato in Texas, il film racconta la storia dell’ex-detenuto Joe Ransom che cerca di mettersi il passato alle spalle e di vivere una vita semplice…
    Anche l’Algeria rappresentata alla Mostra del Cinema 2013 con Merzak Allouache e il suo Les Terrasses, un dramma intimo che raggiunge il suo epilogo su una terrazza di un vecchio edificio a Bab El-Oued, un quartiere a nord di Algeri.
    La Grecia in concorso con Alexandros Avranas e il suo Miss Violence. La storia della morte di Angeliki nel giorno del suo undicesimo compleanno. La caduta dal balcone e la morte con il sorriso in faccia.
    Arriva dall’Australia il film di John Curran, Tracks, con Mia Wasikowska e Adam Driver, tratto dal romanzo di Robyn Davidson in cui racconta un viaggio di nove mesi in cammello attraverso il deserto australiano.
    E’ un film a tematica gay quello del canadese Xavier Dolan, Tom à la ferme.
    Tratto dalla pièce teatrale di Michel Marc Bouchard, parte dal dolore del protagonista Tom per la perdita del compagno per arrivare alla scoperta che la famiglia del suo partner nulla sapeva del suo orientamento sessuale né della loro relazione…
    A rappresentare la Germania in concorso ci pensa Philip Groning con il suo Die Frau des Polizisten (La moglie del poliziotto). si tratta della storia di una giovane famiglia: un uomo, una donna, un bambino. Ma scoppia una lite tra marito e moglie e la donna fa tutto il possibile per salvare l’anima del bimbo…
    Unico film d’animazione in concorso è quello del maestro giapponese Hayao Miyazaki Kaze Tachinu (S’alza il vento). Protagonista è Jiro Horikoshi il designer del caccia Mitsubishi A6M Zero usato nella Seconda Guerra Mondiale dall’esercito giapponese.
    Come detto faranno parte del cartellone di Venezia 70 ben due documentari in concorso. Ci sarà il regista statunitense Errol Morris con The unknown known: the life and times of Donald Rumsfeld. Un’intervista con l’ex segretario alla difesa degli Stati Uniti con i presidenti Ford e George W. Bush: è contemporaneamente la persona più giovane e la più anziana ad aver ricoperto questo incarico.
    In concorso anche l’America off, con l’ultimo film della regista indipendente Kelly Reichardt, Night Moves, che racconta la vicenda di alcuni eco-terroristi che pianificano di far saltare in aria una diga.
    Dulcis in fundo in concorso c’è anche Taiwan con il regista Ming-liang Tsai, che si ripromette di stupire con il suo ultimo film Jiaoyou (Cani randagi).


    TUTTI I FILM IN PROGRAMMA

     

    SELEZIONE UFFICIALE

     

    In concorso
    The Rooftops di Merzak Allouache
    L’intrepido di Gianni Amelio
    Miss Violence di Alexandros Avranas
    Tracks di John Curran
    Via Castellana Bandiera di Emma Dante
    Tom à la ferme di Xavier Dolan
    Child of God di James Franco
    Philomena di Stephen Frears
    La jalousie di Philippe Garrel
    The Zero Theorem di Terry Gilliam
    Ana Arabia di Amos Gitai
    Under the Skin di Jonathan Glazer
    Joe di David Gordon Green
    The Police Officer’s Wife di Philip Gröning
    The Wind Rises di Hayao Miyazaki
    The Unknown Known: The Life and Times of Donald Rumsfeld di Errol Morris
    Night Moves di Kelly Reichardt
    Sacro GRA di Gianfranco RosI
    Stray Dogs di Tsai Ming-Liang
    Parkland di Peter Landesman

    Fuori Concorso
    Capitan Harlock di Shinji Aramaki
    Gravity di Alfonso Cuarón (Film di apertura)
    Moebius di Kim Ki-duk
    Locke di Steven Knight
    Unforgiven di Lee Sang-il
    Wolf Creek 2 di Greg McLean
    Die andere Heimat di Edgar Reitz
    The Canyons di Paul Schrader
    Che strano chiamarsi Federico! di Ettore Scola
    Walesa, Man of Hope di Andrzej Wajda e Ewa Brodzka
    Une promesse di Patrice Leconte

    Fuori Concorso – Documentari
    Summer ’82 when Zappa came to Sicily di Salvo Cuccia
    Pine Ridge di Anna Eborn
    The Armstrong Lie di Alex Gibney
    Redemption di Miguel Gomes
    Ukraine is not a Brothel di Kitty Green
    Con il fiato sospeso di Costanza Quatriglio
    Amazonia di Thierry Ragobert (Film di chiusura)
    La voce di Berlinguer di Mario Sesti e Teho Teardo
    Til Madness Do Us Part di Wang Bing
    At Berkeley di Frederick Wiseman
     

    ORIZZONTI

     
    Je m’appelle Hmmm… di Agnès B.
    Little Brother di Serik Aprimov
    Il terzo tempo di Enrico Maria Artale
    Eastern Boys di Robin Campillo
    Palo Alto di Gia Coppola
    Ruin di Amiel Courtin-Wilson e Michael Cody
    Fish & Cat di Shahram Mokri
    We are the best! di Lukas Moodysson
    Wolfskinder di Rick Ostermann
    La vida después di David Pablos
    Algunas Chicas di Santiago Palavecino
    Medeas di Andrea Pallaoro
    Still Life di Uberto Pasolini
    Piccola patria di Alessandro Rossetto
    La prima neve di Andrea Segre
    Why Don’t You Play in Hell? di Sion Sono
    The Sacrament di Ti West

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    Addio Cerami, poeta prestato al cinema

    Con Vincenzo Cerami se ne va un poeta prestato al cinema. Capace di raccontare una lacrima attraverso un sorriso e tramutare lo stesso in amara riflessione su quello che ci circonda. Ha lavorato con i grandi, in modo sempre molto modesto, conservando un profilo da outsider, lui che era il campione di un cinema che non c’è più.
    Cerami e’ stato uno capace di ‘esordire’ con “Un borghese piccolo piccolo“, da lui scritto e portato sullo schermo alcuni anni dopo dal Grande Monicelli.
    ‘Aiuto’ regia di Pasolini in ‘Uccellacci uccellini’ nel 1966, poi la scrittura, i film minori fino all’esordio mostre del film con Sordi e Monicelli, cerami e’ stato l’autore delle emozioni, delle pagine di storia riletta alla luce dei sentimenti, sempre osservati dalla parte dell’uomo.
    Non mancano ad una filmografia eccellente le pagine esilaranti,fin dal gioiellino ‘Il Casotto’, cui si aggiungeranno ‘Il piccolo diavolo’ e ‘Johnny Stecchino‘, gli esordi comici con un campione di nome Benigni.
    La strada verso l’Oscar per ‘La vita e’ bella’, meritatissimo e condiviso – era lui stesso candidato per la sceneggiatura nel 1999 – con il comico toscano, parla di una copione geniale che attraverso la farsa, riesce a raccontare in maniera originale e toccante una tragedia come l’Olocausto.
    Cerami ha condiviso la vita e la carriera con i grandi del cinema e della letteratura, da Moravia a Fellini, passando per Troisi, Totò, Alberto Sordi, Pasolini, Monicelli, molti dei quali Lui stesso spesso ringraziava, per avergli permesso di rubar loro “tutto quello che di buono sapeva fare…”.
    Oggi il cinema lo ringrazia per quel che ha insegnato al pubblico, e generazioni lo ricorderanno per sempre, grazie ai suoi, personalissimi, commoventi, geniali, premiatissimi e indimenticabili capolavori.

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    The Lone Ranger: Il western si mette la maschera

    Il team de I Pirati dei Caraibi ripercorre le gesta del cowboy mascherato, mattatore da 70 anni sia in radio che in tv, per un lungometraggio che mescola western e commedia. Nelle sale dal 3 luglio.

    Mai togliersi la maschera. Ce lo spiega Johnny Depp che per l’amico regista Gore Verbinski e per i soldi di zio Walt Disney veste i panni di un comprimario, l’indiano Tonto, spalla del protagonista, il ranger mascherato John Reid, interpretato da Arnie Hammer. E The Lone Ranger la maschera non se la toglie mai, perché la pellicola, basata sul personaggio che fu protagonista di un radiodramma del 1933 e che vent’anni dopo sbancò anche in tv,  è tutto fuorché un western, nonostante il campionario di banditi, indiani, uomini di legge e giacche blu.
    Dopotutto i credit e i trailer lo evidenziano con trasporto, questo è il team de I Pirati dei Caraibi. Di Depp e Verbinski abbiamo già detto, ma ci sono anche il produttore Jerry Bruckheimer, gli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio (affiancati da Justin Haythe), il montatore Craig Wood e il compositore Hans Zimmer.

    Il risultato non può che essere un film avventuroso che punta su un umorismo a metà tra il film demenziale e la commedia slapstick, senza tralasciare quei richiami al fumetto pulp che fecero la fortuna di Indiana Jones. E la sensazione è che, tutto sommato, sia la formula preferita dalla Disney perché l’interlocutore principale – e ce lo spiega un prologo ambientato nella San Francisco degli anni 30 – sono i bambini. E così ecco Hammer nei panni di un eroe un po’ imbranato che ricorda più l’Orlando Bloom de La Maledizione della Prima Luna che non il Tex Willer di Sergio Bonelli, ecco un Johnny Depp che fa ancora una volta la mascherina più che la maschera, ecco un bordello che sembra la corte dei miracoli di Notre Dame de Paris, ecco una Helena Bonham-Carter uscita direttamente dal paese delle meraviglie, ecco indiani orologiai, cavalli che ruttano, banditi con la sei colpi e banditi in doppiopetto, battute sulla pipì e sulla pupù e coniglietti un po’ bastardi.

    Fortuna vuole che al mix sia  stata aggiunta anche una forte dose di autoironia e così i buchi della sceneggiatura diventano l’occasione di un sorriso, più che di un dubbio. E poi in fondo, quando la situazione stagna la soluzione è semplice: la musica di Hans Zimmer lascia il posto all’overture del Gugliemo Tell di Rossini, storico tema del telefilm, e via con le sequenze d’azione degne di Jack Sparrow e compari, per una baraonda a tratti irresistibile che fa chiudere un occhio anche sui treni che vanno a marcia indietro o sui cavalli che spariscono e ricompaiono proprio al momento giusto. E non importa che il personaggio sia un po’ stravolto perché l’obiettivo è far divertire i bambini e i bambini, di certo, apprezzeranno.

    Marcello Lembo

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    Pino Quartullo: “I miei piccoli film”

    Abbiamo incontrato Pino Quartullo, attore, regista, sceneggiatore e doppiatore romano, che negli ultimi tempi ha dedicato la sua  attenzione al mondo dei cortometraggi…

    Pino, a breve sarai premiato sul palco del Mompeo in Corto, storica kermesse dedicata interamente al cortometraggio. Quale è il tuo rapporto con il mondo del corto?
    La mia carriera di regista è iniziata con un cortometraggio: era il 1985 quando il programma di Monica Vitti scelse il corto EXIT per il programma tv “Passione mia” di Roberto Russo, realizzato insieme a Stefano Reali, dando inizio cosi alla mia attività. Il merito del progetto della Vitti fu quello di rilanciare il ruolo del cortometraggio in Italia, che in quegli anni era un po’ andato a perdersi, offrendo visibilità e spazio a giovani video maker come me. Exit ricevette nomination e premi di rilievo nazionale e internazionale e segnò una grande svolta nella mia carriera!

    E la vita continua è il nome del cortometraggio con cui stai ricevendo numerosi riconoscimenti, come mai la scelta di dedicarti a questo progetto?
    È un piccolo film commissionatomi dalla Fondazione Trapianti Milano e dal Professore Girolamo Sirchia, in collaborazione con Nicola Liguori e Tommaso Ranchino, ispirato ad una storia vera, è stato pensato e realizzato per informare e sensibilizzare il pubblico sul tema dei trapianti e l’attività della donazione di organi in Italia, con un linguaggio cinematografico.
    Per me è stato importante realizzare questo lavoro, con un cast eccezionale, con protagonisti Ludovico Fremont e Cesare Bocci che mi hanno permesso di mostrare come è possibile aiutare qualcuno con la propria vita.

    Come è nata l’idea di questo corto per sensibilizzare il pubblico verso una tematica tanto delicata come il trapianto degli organi?
    Sono di Civitavecchia, luogo di mare in cui il ruolo del bagnino è vitale e per questo ho voluto che il protagonista svolgesse questo lavoro nella semplicità della sua realtà di ragazzo che si affaccia all’età adulta e che vorrebbe salvare una vita, ma ancora non ne ha avuto modo. Il ruolo di Fremont è quello di sdrammatizzare la tragedia di una vita spezzata cosi giovane nel modo con cui racconta la sua storia. Dall’altra parte, ho lavorato tempo fa con un attore in teatro che aveva subito un trapianto di organi e questo mi ha ispirato notevolmente al punto da pensare a lui per il ruolo svolto da Cesare Bocci.

    Dopo questo prezioso lavoro, in cosa sarai impegnato?
    Mi sono dedicato a un altro cortometraggio con Margherita Buy, Io… Donna, tratto dal romanzo omonimo di Matteo Bonadies. Anche questo ha uno straordinario cast di attori, tra cui Sergio Rubini, Massimo Wertmuller, Giampaolo Morelli, Valentina Cenni, Crescenza Guarnieri, Sabrina Picci Terranova. Ora il film è in concorso in numerosi contest internazionali: si tratta di una commedia al femminile.

    Maria Luisa Lafiandra

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