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    Zona d’Ombra: La caduta dei giganti

    In Zona d’Ombra Will Smith punta il dito contro lo sport più amato dagli americani in un film tratto da una storia vera. In sala dal 21 aprile.

    3stelle

    Casco in testa, protezioni sulle spalle e sugli spalti il caos della folla, inebriante, esaltante. Ma quando le luci dello stadio e della ribalta si spengono resta solo una Zona d’Ombra, un’inquietante scia di morti e di follie. Il football americano è una grossa fetta degli Stati Uniti, la sua anima forse, di certo il suo passatempo principale. Non è mancato quindi il coraggio al dottor Bennett Omalu, nigeriano di nascita, americano d’adozione,  l’anatomo-patologo che ha scosso il mondo dell’NFL, che ha fatto tremare uno dei poteri forti del nuovo continente, denunciando l’esistenza della CTE, encefalopatia traumatica cronica, il male che ha spinto alla pazzia e al suicidio molti ex giocatori professionisti di football. Ora la sua storia è diventata un film, Zona d’Ombra appunto, interpretato da Will Smith, Alec Baldwin e Gugu Mbatha-Raw e diretto da quel Peter Landesman che nel suo Parkland ricostruì il caos del giorno in cui morì John Fitzgerald Kennedy.

    La storia prende le mosse dall’articolo “Game Brain” pubblicato su GQ e firmato dalla giornalista Jeanne Marie Laskas e ripercorre le mosse del dottor Omalu (Smith), dipendente dell’ufficio del coroner di Pittsburgh, che cominciò a indagare su quella che sarebbe poi stata chiamata CTE esaminando il cadavere di Mike Webster, leggendario centro dei Pittsburgh Steelers, morto dopo anni di problemi cognitivi, abuso di droghe e tentati suicidi. Ma il centro del film non è tanto la scoperta della malattia, quanto l’arduo compito di farla accettare, l’impresa di Sisifo di chi si trova contro non solo il sistema, ma anche le vittime e un pubblico solitamente disinteressato.

    La scelta di Landesman, anche sceneggiatore, è quella di seguire il doppio binario dell’indagine civile e di quella umana. Perché Bennett Omalu, nonostante il passaporto dica altrimenti, rappresenta l’idea stessa dell’America e del suo sogno. L’idea di una terra dopo il mare, dove i cittadini delle più svariate origini possano dare un contributo per l’avanzamento di tutti. Qui sta il merito di Zona d’Ombra, qui il suo brillante paradosso. Perché per realizzare il suo sogno, il vero americano Omalu è costretto a distruggere una grossa fetta del paese che ama, è costretto ad andare avanti, con la convinzione ottusa di chi ha semplicemente ragione, inimicandosi quelle stesse persone da cui vorrebbe farsi accettare. Tutto questo è reso con un occhio a un certo cinema civile e con un orecchio al linguaggio del mainstream. Il territorio è lo stesso dove trovarono la loro fortuna Erin Brockovich e L’Uomo della Pioggia, e di certo vedere Zona d’Ombra candidato a qualche Oscar non avrebbe destato scandalo anche se avere di fronte Il Caso Spotlight, film simile nelle tematiche ma decisamente più elegante nello stile, non ha certo giovato.

    Resta quindi l’interpretazione magnetica di Smith, eroe goffo e dagli occhi acquosi che eclissa un cast comunque non banale, confermandosi centro e colonna portante di un film che parla della caduta dei giganti, giganti dalla testa d’argilla, e che evita la trappola di un finale melenso e ottimista, un po’ spielberghiano per così dire, drizzando la schiena all’improvviso, un attimo prima delle didascalie di chiusura, immancabili in ogni pellicola che racconti una storia vera.

     

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    Weekend al cinema: i film in sala dal 21 aprile

    Complice la Festa della Liberazione, quello che sta per iniziare sarà un lungo weekend al cinema, il penultimo di aprile. Vediamo quali sono i nuovi titoli che da oggi andranno ad arricchire le programmazioni delle sale italiane e partiamo proprio dai film prodotti nel nostro Paese. Roberto Andò dirige Toni Servillo nel drammatico Le Confessioni (in foto). All’indomani di un importante summit, i ministri dell’economia di otto Paesi si ritrovano in un resort di lusso e con loro soggiornano anche tre ospiti voluti dal direttore del Fondo Monetario Internazionale, Daniel Roché: una rock star, una scrittrice di best seller e un monaco. Roché chiede al monaco di confessarlo e poco dopo viene ritrovato morto: omicidio o suicidio?

    Dal Giffoni Film Festival arriva Grotto, il film di avventura firmato da Micol Pallucca con un cast di esordienti. Finiti in una grotta, tre bambini cercano il modo per tornare in superficie. In loro aiuto arriverà uno strano essere, una stalagmite in gradi di emettere suoni e di muoversi. Stefania Rocca e Moise Curia sono tra i protagonisti di Abbraccialo per me, film drammatico di Vittorio Sindoni ambientato in Sicilia. Il film racconta la storia di un ragazzo con gravi problemi mentali e di come la sua situazione arriverà a sconvolgere la vita di tutto un paese. Orazio Guarino è alla regia di Sp1ral con Marco Cocci: un giovane regista italiano emigrato a New York torna nel suo paese di origine dopo la morte del padre. Qui si riapriranno alcune ferite del passato e i suoi disturbi borderline si acuiranno pericolosamente. Per gli amanti del documentario, I ricordi del fiume è il film di Gianluca De Serio e Massimiliano De Serio che racconta la vita nel platz, una delle più grandi baraccopoli d’Europa  sugli argini del fiume Stura a Torino.

    Dall’Italia spostiamoci negli USA. Due le pellicole che arrivano da Oltreoceano: la prima è Zona d’ombra – Una scomoda verità di Peter Landesman. Will Smith interpreta un anatomopatologo di origini nigeriane non ben integrato con la società americana che deve investigare sulla morte di Mike Webster, leggenda del football americano. Ciò che scoprirà metterà in serio pericolo la sua carriera e la sua famiglia. Per il thriller, invece, John Hillcoat dirige Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor, Michale K. Williams, Gal Gadot, Woody Harrelson e Kate Winslet in Codice 999. Una banda di ex militari e poliziotti corrotti cerca di mettere a segno il colpo più grande della loro carriera criminale, pilotati dalla russa Irina.

    Infine torniamo in Europa con l’horror The other side of the door di Johannes Roberts. Durante una tranquilla vacanze, una famiglia viene colpita da una grande tragedia: il figlio più piccolo muore. Venuta a conoscenza di un antico rituale in grado di riportare indietro il bambino, la madre si avventura alla ricerca di un antico tempio. Qui scoprirà la porta che separa il regno dei vivi da quello dei morti, ma disobbedisce all’ordine di non aprirla. Da oggi arriva nei nostri cinema il caso cinematografico dell’anno in Spagna, Truman, di Cesc Gay. Con Javier Càmara e Ricardo Darìn, il film racconta la storia di due amici, Tomas e Julian, che si ritrovano a Madrid e, nonostante a Julian restino ancora pochi giorni da vivere, i due si rifiutano di inscenare un addio. Tante le decisioni pratiche da prendere ed una di queste riguarda le sorti di Truman, il cane di Julian.

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