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    Fast & Furious 8: Più veloci di tutto

    Vin Diesel a tutto gas affronta la più bella delle minacce, Charlize Theron. F. Gary Gray dirige Fast & Furious 8, nuovo capitolo della saga che sconta ancora il lutto di Paul Walker. In sala dal 13 aprile.

     

    Lo spettacolo deve continuare. Anche quando a calare è il sipario più tragico. Era il novembre 2013 quando Paul Walker morì in un incidente automobilistico, mentre sfrecciava con la sua auto in una corsa di beneficenza, proprio come avrebbe fatto Brian, il suo personaggio più famoso. Sono passati tre anni e mezzo e l’uscita di Fast & Furious 8 mette Vin Diesel e la sua banda di piloti spericolati alle prese con la battaglia più difficile, quella di affrontare il nuovo film del franchise più redditizio di casa Universal senza un amico e senza una delle colonne portanti della serie. La missione non era delle più semplici, né per Diesel, né per il regista F. Gary Gray, nonostante il cast con gli anni si sia arricchito di tanti nomi, da Dwayne “The Rock” Johnson a Jason Statham, da Kurt Russell fino alle aggiunte più recenti, Charlize Theron ed Helen Mirren.

    L’insaziabile sete di stupore dei fan della serie porta lo sceneggiatore di punta, Chris Morgan, a imbastire uno degli stratagemmi narrativi più in voga nell’ultimo anno, quello della guerra interna al fronte dei buoni. Dopo Batman e Superman, dopo Capitan America e Iron Man, tocca a Dom Toretto (Diesel), pilota e criminale, affrontare i complici delle sue ultime imprese, la sua “famiglia” come la definisce, tra cui la compagna Letty (Michelle Rodriguez) e l’agente federale Hobbs (Johnson). Tutta colpa delle macchinazioni di Cipher (Charlize Theron), hacker dai capelli biondi che svela la sua natura di eminenza grigia, un’ombra che non si concretizza solo nel presente ma risale anche la china del passato, riscrivendo con luce sinistra tutti gli avvenimenti della saga.

    C’è stato un tempo in cui per Fast & Furious si intendeva un film d’azione ambientato nel mondo delle corse clandestine, tra i bolidi che sfrecciavano per le strade poco illuminate e i corpi formosi di attrici-modelle che agitavano la bandiera dello starter. Nei primi anni del decennio però qualcosa è cambiato. Sempre fast e sempre furious ma la crescita esponenziale degli incassi e del budget a disposizione ha finito per sfumare a poco a poco un muro divisorio netto, quello che divideva le evoluzioni automobilistiche di Vin Diesel e Paul Walker dall’adrenalina spionistica di Ethan Hunt e della squadra di Mission Impossible. Con Fast & Furious 8 si fa poi ancora un passo avanti. La scena delle auto teleguidate, l’assalto al sottomarino e le supercar che sfrecciano sempre, ma stavolta affiancate da carri armati e altri gingilli per appassionati di militaria, ci ricordano in fondo che un altro confine comincia a farsi più labile, quello che costeggia il mondo dei cinecomics.

    Gray però sa il fatto suo. Il regista che si fece conoscere quasi 20 anni fa con Il Negoziatore e che ha rilanciato la sua carriera con Straight outta Compton, film dedicato agli NWA, banda rap di culto, i suoi compiti li ha fatti. Le scene d’azione lasciano piacevolmente senza fiato anche se non c’è un passaggio della trama che uscirebbe indenne dal setaccio di un fact-checking o di un più generalizzato realismo. Tra auto che piovono dal cielo, Lamborghini che affondano nel ghiaccio e bolidi che schivano missili  e siluri le corse clandestine sono solo un ricordo nostalgico, di quelli a cui riservi un brindisi quando incontri gli amici che non vedi da tempo. E l’omaggio alle origini è il senso di tutta la sequenza iniziale del film, ambientata e girata in una Cuba di nuovo ammaliata dalla seduzione di Hollywood.

    Tra i nuovi elementi di questo Fast & Furious 8 spicca sicuramente Charlize Theron, che mette in scena la villain più riuscita della saga. Peccato però che il suo ruolo la costringa a urlare ordini dietro una scrivania, sarebbe stato bello vederle cucire addosso la versione contemporanea del costume di Furiosa, imperatrice dell’ottano, regina del deserto, vera protagonista dell’ultimo Mad Max: Fury Road. Per il resto Diesel perde la sfida di carisma con gli altri due action hero dalla testa rasata, Johnson e Statham, eppure la saga è sua e questo è il suo film. La chimica con Michelle Rodriguez è buona, anche quando si trasforma in tensione, e l’omaggio allo scomparso Walker è genuino e sentito ed è anche l’unico modo per scacciare un’ombra, per provare a rispondere a una domanda che non ha risposta.

    In sostanza Fast & Furious 8 conferma i pregi e i difetti del franchise. Da un lato l’equilibrio tra le sequenze mozzafiato e le scene di alleggerimento (tra cui si segnala un Jason Statham alle prese con una famiglia sui generis  e un bebé in mezzo ai proiettili) dall’altro l’intreccio non particolarmente verosimile e la deriva supereroistica della messa in scena. Ma la verità è che la formula non cambia e funziona e alla fine è facile perdonare tutto il perdonabile e godersi un altro giro folle di giostra a velocità massima.

     

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    Billy Lynn: Un giorno da eroe – La parata delle ipocrisie

    Ang Lee torna al cinema con Billy Lynn: Un giorno da eroe, dramma satirico interpretato tra gli altri da Garrett Hedlund, Kristen Stewart e Vin Diesel. In sala dal 2 febbraio.

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    L’America che alza i muri e l’America che solleva i dubbi. La retorica dei “nostri ragazzi” e la vita vera di quei ragazzi, appesa a un filo, a un cordone sottilissimo che li lega a una quotidianità lontana, quasi dimenticata. Billy Lynn: Un giorno da eroe porta sullo schermo le incertezze di quei ragazzini in divisa, le decisioni inevitabili ma non per questo meno difficili. Ang Lee mette di nuovo in scena il suo cinema a quattro anni dal successo di Vita di Pi, e per farlo ha deciso di puntare su una storia americana che più americana non si può e di piazzare una scommessa tecnologica che però, almeno in Italia, non pagherà dividendi.

    Billy Lynn: Un giorno da eroe, interpretato dall’esordiente assoluto Joe Alwyn e da un cast ben assortito composto da Garrett Hedlund, Kristen Stewart, Steve Martin e Vin Diesel, è infatti il primo film della storia girato in 4K HD con una risoluzione di 120 fotogrammi al secondo, cinque volte di più del consueto standard di 24, cancellando così il record precedente stabilito dallo Hobbit di Peter Jackson che si era fermato a 48. Peccato però che solo sei cinema in tutto il mondo siano attrezzati per riprodurre un film con queste specifiche tecniche, nessuno dei quali in Italia, e allora per il Belpaese si è scelto di distribuire una copia con il formato standard a 24 fps.

    Considerazioni tecniche a parte il film racconta della giornata di Billy Lynn (Alwyn), soldato impegnato nella guerra in Iraq, che torna per un breve periodo in patria. L’occasione è quella di celebrare la sua compagnia, decorata per un’azione eroica sul fronte, costata comunque la vita al sergente-filosofo Shroom (Diesel). Mentre un produttore cerca a tutti i costi di vendere la loro storia agli executive di Hollywood la squadra viene coinvolta nella festa-concerto che si terrà durante l’intervallo di una partita di football, appuntamento glamour del giorno del Ringraziamento, organizzata dal magnate padrone della squadra di casa (Martin).

    Tratto dal romanzo “È il tuo giorno, Billy Lynn” di Ben Fountain l’intreccio è un contrappunto satirico tra le certezze di chi resta a casa e i dubbi di chi si trova a combattere in un deserto lontano. Nella sceneggiatura firmata da Jean-Christophe Castelli si concentrano tante cose: da un lato il senso del dovere e lo straniamento del soldato, il senso di colpa di chi se ne sta comodo in poltrona, la sindrome da stress post-traumatico, i rapporti difficili con la famiglia, alleviati in parte dalla presenza di una nuova famiglia allargata, quella dei commilitoni. Dall’altro lato c’è il superficiale sostegno degli estranei, della massa distratta per cui si dovrebbe combattere. I cinici, gli annoiati, gli interessati e i disinteressati. Dietro ogni stretta di mano, dietro ogni pacca sulla spalla sembra nascondersi qualcosa. Una presenza viscida che si alterna, grazie ai continui flashback, all’orrore più concreto della violenza che accompagna la piccola e personale formazione del suo protagonista.

    Tra il sogno d’amore rappresentato da una cheerleader e la possibilità di una diserzione sostanziale anche se non formale, Ang Lee lascia comunque parlare il suo cinema, che si concentra sulle persone più che sulla critica sociale. E così il Billy Lynn del grande schermo esalta il lato melodrammatico della storia e attutisce in parte lo sforzo satirico che comunque affiora a sprazzi, affidato all’ottima prestazione di un Garrett Hedlund che condisce ogni sua battuta con un irresistibile sarcasmo militaresco. Lo stile è elegante, il film è ben recitato (con l’unica eccezione di Vin Diesel a cui va comunque riconosciuto il merito di aver accettato un ruolo fuori dai suoi schemi) ma a volte la sensazione è che Billy Lynn arrivi con qualche anno di ritardo. Del resto già Clint Eastwood aveva raccontato – e con grande lucidità – sia la sindrome del ritorno a casa (American Sniper) che la falsa retorica delle celebrazioni (Flag of our Fathers). Restano comunque il buon cast (sugli scudi oltre a Hedlund anche il redivivo Steve Martin) e una riflessione di fondo sempre valida, che celebra e allo stesso tempo critica il paese che racconta.

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    xXx: Il Ritorno di Xander Cage – Vin Diesel extreme

    Vin Diesel torna ad interpretare la saga di xXx con Il Ritorno di Xander Xage, un mix esplosivo tra 007 e Fast & Furious. Dirige D.J. Caruso. In sala dal 19 gennaio.

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    Il suo nome è Diesel, Vin Diesel. Perché se il mondo è in pericolo e serve un eroe tutto muscoli, sport estremi e battuta pronta la risposta non può che essere un James Bond cotto nell’olio motore di Fast & Furious. Si parla ovviamente di xXx: Il Ritorno di Xander Cage, terzo capitolo di un franchise avviato a inizio secolo (2002) e che riabbraccia il figliol prodigo, Diesel appunto, dopo un episodio intermedio interpretato dall’ex rapper Ice Cube.

    A riesumare lo Xander Cage del titolo (Diesel) ci pensa un’orda di imprecisati cattivoni che fa letteralmente piovere i satelliti sulla testa delle persone, grazie a un congegno segretissimo finito nelle mani della banda guidata da Xiang (il Donnie Yen di Rogue One) e dalla bella Serena (Deepika Padukone). Peccato che non tutto sia come sembra e il nostro eroe e la sua banda di killer e mezzi pazzi si troveranno alle prese con nemici, armi e il consueto bagaglio di risse, sparatorie e inseguimenti per terra, per mare e pure per aria.

    Il regista, D.J. Caruso (che nel 2007 firmò il thriller indipendente Disturbia), e lo sceneggiatore Rich Wilkes avevano probabilmente da esaudire un solo mandato: quello di confezionare un prodotto di intrattenimento che strizzasse l’occhio al mercato dell’esportazione. Missione non impossibile e decisamente compiuta. Basti pensare al casting che pesca tra i mercati più promettenti per la nuova espansione hollywoodiana: due cinesi (oltre a Yen la pop star Kris Wu), un’indiana (Padukone), un thailandese (il maestro di Muy Thai Tony Jaa) e anche Neymar Jr, stella del calcio brasiliano, che interpreta sé stesso in un piccolo cameo al fianco di Samuel L. Jackson. Se poi ci aggiungiamo qualche attore pescato con precisione chirurgica dal mondo delle serie tv (la Nina Dobrev di The Vampire Diaries e il Rory McCann di Game of Thrones) il grosso è fatto.

    Per carità, xXx non ha certo ambizioni da nouvelle vague e non ha mai provato a nascondere la sua anima commerciale. Anzi, in un certo modo se ne fa vanto, sfoggiando un senso del grottesco tanto insistito da assumere i contorni dell’autoironia. Tra moto enduro che si inseguono in mezzo ai cavalloni come tavole da surf e fughe mirabolanti in skateboard per riuscire a vedere in tempo la partita, Il Ritorno di Xander Cage finisce per essere una versione scanzonata, forse troppo scanzonata, di Fast & Furious e l’impressione è che Diesel e Caruso non si sforzino più di tanto per trovare il giusto ritmo di un’estetica sopra le righe, com’era riuscito, per esempio, ai Nice Guys di Shane Black. xXx in definitiva è quel che vuole essere, cioè un film da pop-corn fatto apposta per spegnere il cervello per un paio d’ore, e riesce ad esserlo senza scadere necessariamente nell’offensivo. Il che – va detto – non è cosa da poco.

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    Riddick, l’antieroe colpisce ancora…

    Vin Diesel incarna il personaggio guascone e irriverente del mercenario delle stelle, ricercato in tutta la galassia, ma capace di essere persino simpatico nel terzo episodio della saga.

    Accettare un ‘invito’ da Riddick e’ qualcosa di molto pericoloso… Partendo da questo assunto si entra subito in sintonia con il terzo capitolo della saga sull’antieroe interpretato da Vin Diesel.
    Impossibile non entrare immediatamente in sintonia infatti con la più ‘buona’ tra le facce da cattivo dello schermo, seguendo il nostro, ormai tradito dai Necromonger e lasciato quasi morto su un pianeta desolato, che si trova a combattere a mani nude contro predatori alieni….
    Riddick piace perche’ e’ eccessivo, guascone, irriverente esattamente come chi gli presta la prorompente fisicita’. Ecco la chiave di un successo che dal 2000 con Pich Black a The Chronicles of Riddick vede dividersi critica e folto, foltissimo pubblico di fan.
    Lo troviamo al tappeto all’inizio di questa sua nuova avventura, con la mente ai suoi giorni da Lord Marshal, decisamente in ghingheri e troppo, troppo civilizzato per essere il guerriero selvaggio di un tempo. Il prologo e’ così un silente ritorno alle origini, tra esseri volanti cui sfuggire e lupi mannari tecnologici da neutralizzare a mani nude. C’è anche spazio per il ‘tenero svezzamento’ proprio di un cucciolo di questa specie di lupo alieno, che diverrà fidato amico, protagonista di snodi narrativi importanti nel cuore dell’azione.
    È l’azione arriva ben presto, con una ‘chiamata’ cui si faceva cenno, una trappola che più squadre di mercenari si illuderanno di aver teso al moribondo Riddick, sempre troppo tardi accorgendosi che… Il nostro Vin e’ davvero un duro a morire.

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    Fast & Furious 6 – Première mondiale a Londra

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    Seguiamo insieme live e in diretta la première mondiale del film Fast & Furious 6

    Appuntamento su twitter (#Fast6Premiere) e online, con noi, martedì 7 alle 18.00, con video e clip registrate per intrattenere i primi curiosi collegati… e ingannare l’attesa dell’arrivo delle star del film che si concederanno nelle interviste dal red carpet di Londra!

    E per accompagnarvi nell’attesa, inziate a conoscere meglio il sesto capitolo di una saga adrenalinica come nessuna con:
    film e trailer
    la gallery
    poster e personaggi

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    Fast & Furious 6

    Fast and Furious 6


    FAST & FURIOUS 6

    (The Fast and the Furious 6)
    GENERE: Azione
    ANNO: 2013
    USCITA: 22/05/2013
    NAZIONALITA‘: USA
    REGIA: Justin Lin
    CAST: Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, Tyrese Gibson
    DISTRIBUZIONE: Universal Pictures Italia
    TRAMA: Da quando Dom e Brian hanno compiuto la rapina a Rio sgominando l’impero di un boss malavitoso, lasciando la loro squadra con 100 milioni di dollari, sono spariti nel nulla. Col tempo però, il non poter tornare a casa e la latitanza finiranno per render loro la vita impossibile.
    Intanto Hobbs segue il caso di un’organizzazione di violenti piloti mercenari in 12 paesi, il cui capo è affiancato da uno spietato braccio destro, che si rivela essere la donna amata da Dom, che credeva morta: Letty. L’unico modo per fermare questa pericolosa organizzazione, è quello di sfidarli e batterli sulla strada: così Hobbs propone a Dom di rimettere insieme la sua squadra speciale di Londra. In compenso, verranno assolti da tutti i loro crimini e potranno tornare a casa dalle loro famiglie.

    RECENSIONE:
    VOTO:

    TRAILER

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