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    Cinema e lato oscuro della società, esiste il fascino del male?

    Uno sceneggiatore come Andrea Purgatori, il regista Alessandro Piva e il giornalista d’inchiesta Gaetano Savatteri affrontano il tema nel corso di un incontro coordinato da Laura Delli Colli a margine di una giornata di studio organizzata dal Sindacato giornalisti cinematografici italiani.

    Cinema e lato oscuro della società: se ne è parlato nel corso di una giornata di studio organizzata dal Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani. Gli interventi, coordinati dalla Presidente Laura Delli Colli, sono stati non solo illustri ma in qualche modo cruciali per capire i meccanismi che in fase di scrittura, realizzazione e racconto di una fiction o un film sulla criminalità, è necessario mettere in campo per non cadere nella trappola del ‘fascino del male’.
    Reduce da un film che proprio di questo si occupa, I milionari, il regista Alessandro Piva: “Il lavoro che sta facendo Saviano ed è sotto gli occhi di tutti è proprio quello di demitizzare i clan; tuttavia chi non possiede determinati strumenti corre il rischio dell’effetto fascinazione del male. Quindi sono d’accordo sul fatto che bisogna stare molto attenti a come si approcciano questi argomenti. Ed è quello che abbiamo fatto con il mio ultimo film ‘I milionari’, di recente presentato al Festival di Roma”.

    Gaetano Savatteri, giornalista investigativo del Tg5, nel suo intervento parte da una fondamentale domanda: “Di fronte ad un film o ad una fiction su argomenti che riguardano la criminalità abbiamo il dovere morale da cittadini e da giornalisti di prendere le distanze o dobbiamo solo giudicare la coerenza artistica e la rispondenza al vero?”.
    La risposta sta nelle parole dello stesso Savatteri: “Siamo di fronte ad una trappola morale, è chiaro. Ovviamente i registi devono raccontare tutto ciò che vogliono. Ma cosa fare allora? Cosa ci interessa raccontare?
    Intorno alla mafia -precisa – c’è tutto un percorso culturale fatto da registi, intellettuali, giornalisti che hanno permesso di ricostruire le basi del fenomeno atavico che dall’Italia si dipana in tutto il mondo. Politica, detenuti comuni, carceri, massoneria e carboneria come base per la nascita del fenomeno, tutto ‘letto’ dalla cultura italiana, per capirla prima e combatterla poi. Ma tutto questo è sempre rischioso.
    C’è sempre chi la racconta, la legge, la riporta in perfetta buona fede, ma in questa operazione si può celare un effetto di fascinazione; secondo alcuni la mafia non è perfino mai esistita. Dunque ci vuole estrema attenzione, perché si tratta di una elaborazione culturale che per oltre 100 anni ha ritardato persino le indagini, perché se non esiste la mafia su cosa fai le indagini? Tutto ciò parte in circoli culturali che elaborano un pensiero dominante, non presso il contadino di Corleone.
    Quanto al come il cinema racconti la mafia penso al capostipite ‘Il Padrino’, la cui operazione però incappa in errori gravi perché non ci sono mafiosi ‘buoni’ e ‘cattivi’.
    Ne “Il Padrino parte seconda” ci immedesimiamo e ‘capiamo’ le ragioni dell’uccisione di un fratello… Non può essere, no?”

    Quindi – conclude Savatteri – tornando alla domanda iniziale bisogna dire che se il giornalista percepisce l’ambiguità del contenuto ha il dovere morale di segnalarlo”.

    Il giornalista d’inchiesta e sceneggiatore Andrea Purgatori (Il muro di gomma, Fortapasc) sottolinea: “Credo che da un punto di vista cinematografico o televisivo non si debba partire dal fine pedagogico. Il fine sono le storie, le vite, siano esse percorse nel bene o nel male. Ho scritto decine di scene ambientate al Quirinale o a Palazzo Chigi e sono sempre saltate… Altro che ‘House of cards’.
    Noi non siamo un Paese normale – prosegue Purgatori – faccio un esempio: pochi mesi fa il Direttore Generale della Rai ad un congresso di polizia dice: ‘Noi non racconteremo mai la criminalità come Gomorra…’.
    Beh questo e’ sbagliato perché il servizio pubblico dovrebbe proporre storie vere, anche se i protagonisti sono criminali. Il servizio è proprio questo.
    Quello che è successo con ‘Gomorra – La serie’ è di epocale, uno spartiacque dopo il quale si è capito che il male si può raccontare.
    Vorrei fare un film dal titolo ‘I 18 giorni’, con cui si possa capire perché il Generale Mori non sia entrato in casa di Totò Riina… Questa è una delle storie di questo ‘Paese non normale’ che si possono raccontare in maniera accattivante, senza fare i santini. Credo che il male ed il bene vadano raccontati, purché sia fatto nel rispetto della loro veridicità, solo così possiamo sperare di sopravvivere a Don Matteo…
    ” .

    Rocco Giurato

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    Passione sinistra

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    PASSIONE SINISTRA
    GENERE: Commedia
    ANNO: 2013
    USCITA: 18/04/2013
    DURATA: 90′
    NAZIONALITA’: Italia
    REGIA: Marco Ponti
    CAST: Alessandro Preziosi, Valentina Lodovini, Vinicio Marchioni, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Iurij Ferrini, Glen Blackhall
    DISTRIBUZIONE: 01 Distribution
    TRAMA: Nina è un’integralista di sinistra, crede in quello che fa ed è convinta che si possa lottare per un mondo migliore. Vive con Bernando, giovane intellettuale che spera un giorno di diventare uno scrittore di successo. Giulio invece è figlio di una famiglia di industriali, arrogante e qualunquista, fidanzato con Simonetta, ‘una simpatica biondezza’. Nina e Giulio un giorno si incontrano casulamente e a prima vista si odiano, Giulio rappresenta per Nina l’uomo che da sempre disprezza, Nina è per Giulio il tipo di donna che di solito ignora. Ma nonostante tutto la passione li travolge, e dopo il loro incontro ogni presunta certezza verrà distrutta e ogni differenza azzerata.
    RECENSIONE:
    VOTO:
    TRAILER

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    Riccobono e Lodovini, non solo belle in Passione sinistra

    Eva Riccobono e Valentina Lodovini, due bellissime e divertenti protagoniste di ‘Passione sinistra’, ci raccontano le loro protagoniste in un’Italia sempre più allo sbaraglio…

    Eva quanto è difficile recitare la parte della bionda completamente svampita?
    E’ difficile ma divertente. Perché hai la possibilità di tornare ad essere bambina, frivola dire quello che ti pare senza freni. I ruoli più distanti da te sono quelli che ti gratificano di più, devi inventare una personalità che non ti appartiene. In america hanno creato stelle ed incassi fantastici, in Italia non so perché fanno paura.

    Eppure sei quella che tra tutti i caratteri che vediamo nel film dice le verità più condivisibili
    Si perché è il personaggio meno costruito, il più spontaneo, che ha meno preconcetti. Essere di destra ti obbliga ad avere dei comportamenti, idem se sei di sinistra. E’ la nostra società e lei invece riesce ad essere se stessa e si vuole un gran bene.

    Abbiamo parlato di Simonetta, la tua protagonista, Eva invece come vede la realtà che ci circonda, come reagisce alle prime pagine dei giornali che legge al mattino?
    Sono profondamente imbarazzata, disgustata sinceramente. Sono stata sempre una grande sostenitrice dell’Italia nel periodo in cui per il mio mestiere di modella ero in America. Sono sempre voluta tornare, amando il mio Paese, che mi mancava. Proprio viaggiando in tutto il Mondo ho capito che meglio dell’Italia non c’è. Il problema dell’Italia sono gli italiani, un popolo chenon si ama. Noi preferiamo sempre l’erba del vicino, sempre più verde; abbiamo dimenticato quanto sia bella la nostra patria e non la rispettiamo più…

    Valentina, credi di assomigliare alla tua protagonista, ecologista e politicamente impegnata?
    Guarda in effetti no, io e Nina non abbiamo assolutamente nulla in comune, comunque è stato molto bello interpretarla. Siamo distantissime, lei è idealista e come gli idealisti spesso si fa travolgere dalla realtà, io sono molto più pragmatica. Io credo, spero, mi auguro, ci provo… ad essere coerente; Nina non si pone molto il problema di essere coerente, crede e basta. In questo dico che siamo distanti.

    Eva Riccobono si dice ‘disgustata’, tu invece come ti rapporti alle prime pagine dei giornali italiani?
    Da cittadina sono molto molto preoccupata. Mi rendo conto che stiamo vivendo il periodo più nero dal dopoguerra e c’è davvero poco da scherzare. Nina si racconta con leggerezza perché la sua vicenda è inquadrata nell’ambito della commedia. Ecco forse se mi chiedi di cercare un punto di contatto tra Nina e Valentina posso inquadrarlo nella confusione che entrambe ci troviamo ad affrontare. Le paure sono probabilmente le stesse, il modo di affrontarle è però profondamente diverso.

    La crisi quanto e come incide sul meraviglioso mondo dello spettacolo?
    Tanto, come in tutti gli altri settori, non è che poi siamo dei privilegiati inaccessibili. Io personalmente mi sento fortunata perché ho lavorato ed in questo momento sto lavorando tanto, però si produce molto meno e si può tranquillamente parlare di disoccupazione anche tra gli attori.
    La cultura nel nostro Paese sono molti anni che non riceve il giusto sostegno. Figuriamoci adesso che ci sono problemi molto, molto più seri. Se eravamo l’ultima ruota del carro adesso cosa siamo diventati…?

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