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    Femen – L’Ucraina non è in vendita arriva in sala: parola alle Femen!

    Al Biografilm Festival incontriamo Sasha Shevchenko, una delle protagoniste del bel doc di Kitty Green, Ukraine Is Not a Brothel (Femen – L’Ucraina non è in vendita). “La stretta di mano tra Putin e Poroschenko al G7? una farsa! L’amicizia e la comunione d’intenti tra quei due è evidente e sarà tenuta nascosta per fini strategici, sarò troppo estremista ma questa è una cospirazione”.

    Un viaggio alle origini del movimento di protesta femminista Femen, tra luci ed ombre. Questo il senso di Femen – L’Ucraina non è in vendita’ della regista australiana Kitty Green. Un viaggio nella natia Ucraina è il pretesto che Kitty ha per approfondire una storia che pian piano si faceva già faticosamente strada sui giornali di mezzo mondo.
    Cosa ci fa un manipolo di attiviste femministe in topless per le strade di Kiev? Lo scopriamo pian piano, con le parole e le ‘azioni’ di Inna Shevchenko, Oksana Shachko, Sasha Shevchenko e tante altre, biondissime, senza paura e risolute a mostrare al mondo, attraverso la propria nudità, il clima repressivo della società patriarcale ucraina.
    Uno stile asciutto, preciso, coinvolgente quello della giovane regista, che aveva mostrato il suo lavoro in anteprima alla Mostra di Venezia ( e di cui vi avevamo dato un assaggio proprio in quell’occasione) come evento speciale e dopo le affollate proiezioni al Biografilm di Bologna si appresta ad arrivare in sala. Segue le nostre protagoniste Kitty Green, la sua camera incanala il flusso di coscienza che precede l’azione e la segue inevitabilmente, con la conta delle attiviste denunciate, arrestate, quella dei lucidi sul corpo e all’anima.
    Non mancano le ‘ombre’ del movimento, che pian piano scopriamo grazie alla presa di coscienza delle due attiviste più caparbie, Inna e Sasha Shevchenko, che vediamo ‘pilotate’ da un master of puppets occulto, tale Viktor…
    ‘Ukraine Is Not a Brothel’ svela la verità dietro Femen e ne svela anche il percorso che, dal termine delle riprese all’uscita in sala, vede le protagoniste vivere non più in una Ucraina postsovietica corrotta e devastata dalla guerra civile, ma in Francia.
    Ecco come Sasha ci racconta il nuovo capitolo del movimento Femen, che proprio a Parigi ha una sua base operativa che guarda all’Europa e al Mondo dei diritti negati.
    Voglio fare un esempio che serve a chiarire la situazione del mio paese – ci racconta a margine dell’incontro bolognese del Biografilm -. In Francia, dove vivo da qualche tempo, ci sono proteste continue ultimamente, eppure è tutto legittimo, è tutto permesso. In Ucraina no! Non puoi scendere in strada e protestare contro il regime, ti sbattono in prigione con accuse politiche… ecco la differenza. Ora spero che dopo questa rivoluzione, dopo le proteste di piazza e i morti che purtroppo ci sono stati, dopo anni in cui anche noi abbiamo fatto la nostra parte come Movimento Femen in Ucraina, la gente prenda coscienza che la rivoluzione viene dal basso, va fatta dalle persone che devono poter scegliere come vivere ed essere governate”.
    Anche dal rifugio dorato di Parigi Sasha non perde di vista la cronaca del proprio Paese e sui segni di disgelo che arrivano dal G7 di Bruxelles, malgrado i suoi 23 anni chiosa in modo disincantato: “Credo che quello che sta succedendo in queste ore, davanti alle telecamere di tutto il mondo sia una farsa. L’amicizia e la comunione d’intenti tra Putin e Poroschenko è evidente e sarà tenuta nascosta per fini strategici, sarò troppo estremista ma questa è una cospirazione”.

     

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