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    Io viaggio sola: Tognazzi e un film ‘internazionale’

    Una donna normale con un lavoro molto, molto speciale… Margherita Buy è Irene, di professione ‘ospite a sorpresa’, alias ispettore in incognito per una società che valuta le eccellenze in fatto di alberghi di lusso. Potrebbe sembrare semplice, comodo e divertente stabilire a che temperatura va servita una zuppa, come vanno disposti i saponi e quale la distanza esatta tra le posate; in realtà non è così, come ci racconta la bella interpretazione della Buy, diretta da Maria Sole Tognazzi .
    Un film inconsueto per il nostro cinema ‘Io viaggio sola’, commedia sofisticata che cerca anche risposte sul piano sociale alla domanda “Perchè una donna single e soddisfatta è considerata sola, mentre una maschio nelle stesse condizioni è uno che ama la libertà?”.
    Sempre alla ricerca di una storia convincente e coinvolgente da raccontare, la Tognazzi che aveva stupito al Festival di Roma con il racconto affascinante delle figura paterna, non si smentisce e con leggerezza guida – e si lascia trascinare – da un’ottima interprete di fobie e ansie dei nostri tempi.
    Un connubio quello tra queste due professioniste, che merita di essere segnalato dalla critica ed apprezzato dal pubblico, alle prese con un film che sfonda le pareti del ‘due camere e cucina’, raccontando una storia che da Roma guarda il Mondo. Viaggia tra hotel ed aeroporti, lenzuola inamidate e domande esistenziali sulla maternità, Maria Sole Tognazzi, per poi farvi ritorno nella sua Capitale, con una consapevolezza maggiore, sua, della protagonista e forse, probabilmente, anche dello spettatore.

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    Maria Sole Tognazzi viaggia in ottima compagnia…

    Maria Sole Tognazzi dirige una Margherita Buy straordinariamente in parte in ‘ Viaggio sola’, leggero e divertente ma non senza un tocco di riflessione profonda sulla nostra società osservata con gli occhi di una donna libera.

    Maria Sole, quando hai pensato di raccontare un personaggio così particolare?
    E’ nato con il proposito di raccontare una cosa che esiste ma si vede poco sugli schermi; raccontare cioè una donna che non è in carriera, non rinuncia alla sua vita per il lavoro, non è problematica.
    La mi protagonista ha semplicemente un lavoro che le piace, fa l’ispettore per una catena che certifica solo alberghi a 5 stelle, è sola, senza famiglia, senza figli, ma non per questo non accetta la vita per quello che le offre.

    Fai anche riflettere sul fatto che la società giudica però una persona come Margherita come sola…
    E’ esattamente quello che volevo raccontare. Il fatto che lei viva serena la sua vita non corrisponde alla percezione che il mondo ha di lei, semplicemente perché non è mamma e non è moglie…
    Da donna mi interessava molto raccontare questa storia, il personaggio di Irene. Io ho quarant’anni e avrei voglia di fare un figlio, ma non mi è capitato e non so se mi capiterà, malgrado oggi le donne facciano figli sempre più tardi; molte di noi non si sentono complete se non con la maternità, altre, come il personaggio che ha interpretato in maniera fantastica Margherita, vivono bene la propria vita in ogni caso.

    Come hai scovato il personaggio particolarissimo che affidi alla Buy?
    Io sono alla mia quarta regia e sinceramente l’idea di raccontare un personaggio che non fosse stato rappresentato al cinema, almeno come protagonista, come il mio ‘mistery guest’ non era male.
    Devo ringraziare Francesca Marciano perché scriveva con me ed Ivan Cotroneo questo film ma l’idea di questa single senza figli che ormai è al 17% in Italia è venuta a lei.
    Abbiamo incontrato un ispettore vero ed abbiamo ambientato la storia in 7 reali alberghi sparsi per il mondo.

    Irene è una donna libera, emancipata, il tuo concetto di libertà?
    E’ senza dubbio il bene più prezioso poter decidere del proprio destino. Non sentirsi obbligati a dover scegliere per forza è una bella sensazione; quando si sceglie poi si fanno i conti solo con la prova coscienza.

    il personaggio di Irene sembra ritagliato sulla recitazione di Margherita, sembra quasi che in Italia avrebbe potuto realizzarlo solo lei il tuo film, non è vero?
    Io faccio la regista da tanto, da quanto avevo 28 anni, e almeno da 10 anni pensavo di fare un film con lei. Il mio secondo film era scritto per lei, purtroppo non lo abbiamo mai realizzato…
    Dieci anni dopo mi sono trovata ad offrirle un nuovo ruolo e per fortuna questa volta lei ha acettato ed il film si è fatto. Voglio ringraziarla perché io conosco gli attori, vengo da una famiglia di attori, ne conosco la psicologia, l’indole, ma il rapporto che abbiamo creato sul set ha permesso di creare un personaggio etereo, leggero ma allo stesso tempo malinconico il suo personaggio, che io avevo pensato esattamente così.

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