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  • La casa: Home same Home

    La recensione de La casa, l’atteso remake del film cult di Sam Raimi del 1981. Una rilettura non riuscitissima, ma a tratti fedele nello spirito.
    VOTO: 3

    Sam Raimi ritorna al suo (e nostro) vecchio amore: quel Evil Dead che ancora oggi resiste tra i grandi classici incontaminati e irragiungibili, soprattutto considerando i sequel – ufficiali e non (compresi un paio di italiani apocrifi).
    Vi torna da produttore, affidando la regia all’esordiente Fede Alvarez, scovato grazie a un cortometraggio – nel quale fa distrugge la natale Montevideo da un’armata di robot extraterrestri – piuttosto limitato all’esercizio di stile, ma sicuramente – visti anche gli esiti attuali – funzionale.
    Non ci si improvvisa registi, però, e certi difetti non si correggono certo al primo lungometraggio, che sconta una certa difficoltà a trovare una via propria, soprattutto a livello stilistico. Il riferimento è ingombrante, certo, e va rispettato senza allonatanarsene troppo. E con un guinzaglio così corto è oggettivamente arduo riuscire ad aggiungere pennellate proprie che non siano eccessi sanguinolenti o umoristici.
    Il tentativo di aggiungere un background familiare e drammatico alle caratterizzazioni dei personaggi è encomiabile, in fondo, anche se si sente la mancanza di quella bidimensionalità old style che aveva fatto la fortuna del film del 1981. Nel quale la naivte dei soggetti e il loro essere vittime designate alleggeriva le responsabilità della sceneggiatura, che oggi invece risulta poco equilibrata nel rendere credibili le debolezze – funzionali al loro sacrificio – dei 5 ragazzi. Scioccamente forzate, in alcuni casi, ma certo condizionate dall’obbligo del risultato finale; come anche – più in generale – l’impegno del giovane Alvarez, al quale per ora assegniamo un 6 politico, copensando la poca decisione con il piacere che i fan del franchise potranno comunque trarre dalla visione del film. E della sua scena aggiuntiva, dopo i titoli di coda.

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    Il grande e potente Oz

    Il grande e potente Oz 7marzo

    IL GRANDE E POTENTE OZ
    (Oz: the Great and the Powerful)
    GENERE: Fantastico, Avventura
    ANNO: 2013
    USCITA: 07/03/2013
    DURATA: 127′
    NAZIONALITA‘: Usa
    REGIA: Sam Raimi
    CAST: James Franco, Michelle Williams, Mila Kunis, Rachel Weisz, Abigail Spencer, Zach Braff, Joey King, Martin Klebba, Ted Raimi, Bill Cobbs, Tony Cox, Toni Wynne, Tim Holmes, Keith Schloemp, Dennis Kleinsmith, Wayne Brinston, Jon Overgaauw, Mark S. Kerr, Phillip Huber
    DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios Motion Pictures Italia
    TRAMA: Oscar Diggs è il mago di un piccolo circo e non brilla per etica e moralità… Quando il giovane e carismatico illusionista viene catapultato dal polveroso Kansas nel misterioso mondo di Oz il primo pensiero è quello di aver trovato l’occasione della vita. Ma i sogni di fama e fortuna vacillano sin dal primo incontro con le tre streghe locali – Teodora, Evanora e Glinda – che non sembrano troppo convinte che lui sia il potente mago che dice di essere.
    Coinvolto controvoglia nei problemi del paese di di Oz e dei suoi abitanti, Oscar si trova costretto a scoprire chi è buono e chi no, prima che sia troppo tardi. Ma questa, tra illusioni e ingenuità, potrebbe essere l’occasione per diventare un uomo migliore.
    —————
    Ispirato al romanzo “Il mago di OZ” di L.Frank Baum, il film è una sorta di Prequel della storia, narrato dal punto di vista del mago.

    RECENSIONE: Lasciate che i bambini…
    VOTO: 3

    TRAILER

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  • Il grande e potente Oz: Lasciate che i bambini…

    Il Favoloso Mago di Oz, raccontato da se medesimo! Il grande e potente Oz offre uno sguardo originale e un taglio nuovo per una storia senza tempo…
    VOTO: 3

    Non è facile guardare questo ‘Grande e Potente Oz’ pensando al classico del 1939 di Victor Fleming, per tanti motivi. Eppure tutto – dalla promozione a molti riferimenti interni – continua a richiamarlo, costantemente, ostentando un legame che risulta comportare una fatica inutile, per chi lo ha realizzato e per il pubblico.
    L’incontro con un leone che scappa spaventato, i riferimenti (e di più non si poteva, per motivi legali) alla realizzazione di spaventapasseri e di mirabilie meccaniche (in latta, si intende…), come anche gli incontri con i nuovi partner e la loro tipologia sono ben più forti delle necessarie ed inevitabili (e corrette) presentazioni di Città di Smeraldo simil Metropolis, Strade di mattoni gialli, scimmie volanti, Munchkins, ma se da una parte costituiscono un gioco divertente – siamo in film di Raimi! – dall’altra rischiano di condizionare l’osservatore innamorato del testo originario di L. Frank Baum, e creare aspettative.
    Come fu per la Alice di Burton (seppur poi realizzata con meno passione e successo), anche qui le radici sono una scusa, molto più che un omaggio, e quello che si sviluppa (come non fu per quel deludente ‘Paese delle Meraviglie’) è in tutto e per tutto un film del regista delle saghe di Spider-man e Evil Dead.
    Ed è evidente sin (e soprattutto) dall’inizio, simmetrico del vecchio ‘Wizard of Oz’ e in un bianco e nero ‘Kansas’, nel quale troviamo forse le sorprese più divertenti grazie a uno sfruttamento ‘libero’ di un finto formato 4:3. Non vi anticipiamo nulla, ma ricordate che Raimi tende a non prendersi troppo sul serio e a non farsi imprigionare dalle forme, che ama colorare del suo humor dark e ricoprire di ironia.
    Purtroppo, Raimi a parte, al film manca quella verve che avrebbe potuto far perdonare certa prevedibilità, lo sviluppo – alternativamente – si dilunga e si concentra, ma soprattutto nella parte centrale rischia di annoiare, anche nello stesso sfarzo delle scenografie digitali, splendide come sfondi scrivania ma non sufficenti a sostenere un carico narrativo.
    Anche il cast, sconta la mancanza di spalle come furono i tre compagni di Dorothy e finisce per pesare sul solo Franco, un po’ monotòno, e le tre streghe, tra le quali spicca soprattutto la Kunis.
    Il pubblico più adulto potrà giocare con le citazioni (accennate e non, anche poco note al pubblico italico, come quella del musical Wicked di Gregory Maguire), ma buonismo e caratterizzazioni infantili sembrerebbero definire questo ‘Oz’ come un prodotto per il pubblico più giovane,
    allettato costantemente e nel mirino della produzione. A meno di non aver frainteso la lettura di una versione ‘child’ del Signore degli Anelli – soprattutto per l’attacco delle Guardie Strizzole-Uruk Hai comandato dalla torre da Theodora-Saruman – e certe scelte di 3D, troppo spesso piuttosto invadente e ad effetto. Peccato, perché in generale invece risulta ben calibrato e utile a dare profondità al fantastico mondo raccontato.
    d’altronde anche il libro di Baum era letteratura per l’infanzia, prima di tutto.

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