LOGO
  • G.I. Joe – La vendetta: Real american heroes

    Arriva nelle sale di tutto il mondo G.I. Joe – La vendetta, secondo capitolo della serie ispirata ai giocattoli della Hasbro nel quale spiccano Dwayne Johnson e Bruce Willis, che interpreta il Joe Originale.
    VOTO: 3

    I membri del gruppo speciale G.I.Joe, vengono accusati di alto tradimento dal misterioso assassino esperto di travestimenti Zartan che ha preso le sembianze del Presidente degli Stati Uniti, e che elimina la maggior parte della squadra attirandoli in una trappola. La Casa Bianca è in mano al Comandante Cobra, evaso con l’aiuto di Storm Shadow, mentre gli ultimi Joe rimasti, ovvero Roadblock (Dwayne Johnson Fast & Furious 5), Flint (D.J. Cotrona Dear John) e Lady Jaye (Adrianne Palicki, già vista in Legion) escogitano un piano per dimostrare la verità e distruggere i Cobra. Al loro fianco ci saranno Snake Eyes  il ninja muto, Storm Shadow che per vendicarsi di Zartan decide di combattere questa battaglia coi Joe e il Generale Joseph B. Colton, il cui nome in codice è G.I.Joe.
    Rispetto al primo film, il regista Jon M. Chu ha voluto dare un’idea di arricchimento: intanto il 3D da una dimensione completamente diversa, consente di trasportare lo spettatore direttamente all’interno dell’azione e, seconda cosa, la creazione di nuove identità, che ha permesso di introdurre nuovi personaggi.
    Gli amanti della serie a cartoni animati potrebbero rimanere comunque delusi, dato che il film continua a discostarsi parecchio: di fatto le uniche cose che hanno in comune sono i personaggi.

    Antonella Ravaglia

    Read more »
  • Il cacciatore di giganti: Ammazzasette 2000

    Bryan Singer sceglie Il cacciatore di giganti per la sua prima prova in 3D, una libera trasposizione della celebre fiaba ‘Il fagiolo magico’…
    VOTO: 2.5

    Il racconto di Jack and the Giant Slayer sembra risalire addirittura al 1711, ma a differenza di altre storie tradizionali – forse per la difficoltà di rendere credibili giganti e rampicanti – ha avuto decisamente pochi trattamenti cinematografici: Un corto animato nel 1925, il Topolino ammazzasette del 1938 e il lungometraggio L’ammazzagiganti del 1962.
    Di certo quello della Disney è il più noto e quello che più facilmente farà risuonare alcune corde (e alcuni riferimenti, uno in particolare) nel pubblico, ma nessuno è lontanamente apparentabile al film di Singer, per vari motivi.
    Le radici sono antiche, come dicevamo, ma – come allora e nonostante tutto – il problema resta quello della credibilità… Non tanto quella assoluta, che sicuramente si potrà contare sul sostegno degli spettatori più disposti a sospensioni di incredulità e su un’ottima rappresentazione di un mondo fantastico, grazie anche a una maniera di affrontare l’azione su più livelli per la quale Singer non ha certo bisogno di lezioni.
    E’ più la credibilità del progetto che sembra scricchiolare, la sua coerenza. Diviso tra il rischio di spaventare i più piccini e di annoiare gli adolescenti, il film mostra una veste favolistica – prevedibile nella sua classicità – che poggia molto su un CGI volutamente grossolano e rozzo, perfetto per i giganti ma che finisce per dare una impressione di scollamento di fondali ‘dipinti’ da un primo piano, spesso esaurito in un 3D di buona profondità anche se a volte eccessivo.
    Un inizio da fantasy piuttosto furbesco, personaggi al limite della caricatura e gag piuttosto corporali, oltre a una rappresentazione della violenza piuttosto ellittica e ‘pulita’ ne fanno un prodotto più semplice del previsto, che probabilmente divertirà il pubblico più giovane. Certo, considerati i 195 milioni di budget e i risultati attuali del botteghino statunitense, sarà difficile vederne un sequel…

    Read more »
  • Benvenuto Presidente!: Cercasi eroe

    In Benvenuto Presidente!, Claudio Bisio è Giuseppe Garibaldi, personaggio naive al centro della farsa di Riccardo Milani… una idea divertente che rischia purtroppo di diventare stucchevole.
    VOTO: 2.5

    In fondo qualche merito ce l’ha questa “favola surreale” (come amano definirla) di Bisio e Milani, in sala in un momento decisamente anomalo per le sorti della politica italiana e del Paese tutto.
    Un buon selvaggio nelle stanze del potere: il tema non sconvolge e non punta sull’originalità, visti i tanti precedenti e il riferimento esplicito al Dave – Presidente per un giorno di Ivan Reitman e Kevin Kline, ma l’uscita segue da presso – per una casulità fortuita e fortunata – l’entrata in Parlamento dell’onda del Movimento 5 Stelle. Lo esplicitiamo solo per eliminare dalla mente degli spettatori qualsiasi connessione apparente o voluta, per fare chiarezza, insomma.
    Il film aveva come unica finalità quella di giocare con la politica italiana e con qualche stereotipo. Purtroppo, in questo, arriva buon ultimo dopo tanti – più o meno fortunati o riusciti – predecessori dai quali si distingue comunque. Sicuramente per la scelta leggera e surreale (e un po’ populista e maieuticamente critica), che lo eleva già al di sopra di pastrocchi alla Qualunquemente… e poco più.
    Bisio fa un gran lavoro per tutto il film e veste alla perfezione i panni cucitigli addosso dall’amico Milani, e un cast di grandi comprimari (prestati al genere) lo aiuta non poco. Persino Kasia Smutniak, almeno nella prima frazione, gioca bene le non troppe frecce del suo arco.
    Il problema, purtroppo, sta nella misura. Nella scelta di una comicità sì surreale ma fin troppo didascalica e insistita nella ripetizione di una linea molto elementare, quella della corruzione e storica cattiva fede del nostro sistema politico, a fronte di soluzioni semplici e realizzabili celate alla brava gente per interessi superiori… Peccato che l’effetto ‘rivincita del popolo’ si perda nel rimestare generico suddetto, come anche la velata critica al popolo stesso, distratto (colpevolmente) e passivo, chiuso nelle proprie cucine, ipnotizzato dalla televisione e pigramente adagiato sui luoghi comuni.
    Un invito alla responsabililtà civile che chissà in quanti sentiranno come rivolto anche a sé… preferendo dare la colpa ai Poteri Forti, purtroppo ben lontani dalla incredibile rappresentazione che ne dà Milani approfittando dei camei congiunti di Lina Wertmuller, Pupi Avati, Gianni Rondolino e Steve Della Casa.

    Read more »
  • Sono un pirata, sono un signore: No more Julio

    Più comico che commedia, a tratti, Sono un pirata, sono un signore di Edoardo Tartaglia manca di equilibrio e di ritmo e la simpatia ‘naturale’ non basta a sostenerlo.
    VOTO: 1,5

    Manca solo Julio Iglesias tra le foreste e le spiagge di questo quarto film di Eduardo Tartaglia, nato dallo sconcerto provato – come dichiara il regista – davanti a una surreale intervista ai familiari delle vittime di un rapimento di pirati. Quello che mette in scena lui stesso nel film, cercando di mantenere lo stesso spirito e di offrire un racconto paradossale al pubblico, che rischia invece di uscire proprio sconcertato alla fine dell’avventura.
    Dalla mescolanza di piani e di argomenti, in primis. Dall’insistere su sprazzi di malinconia al declinare improvviso verso la battuta facile, per poi tentare la via dei (buoni) sentimenti. Ci sono anche i pregiudizi italici, i nostri malcostumi, i riferimenti a una contingenza a tratti drammatica e una napoletanità strabordante, sempre tra stigmatizzazione e sfruttamento… anche se propenderemmo più per il secondo visto che da qui vengono alcuni dei pochi momenti da salvare e che è evidente una tendenza autocitazionista (che si diverte a rievocare il titolo del proprio film d’esordio: Il mare, non c’è paragone).
    Il legame con la tradizione è evidente, meno chiaro a quale ci si voglia riferire tra commedia italiana moderna, musicarello regionale, sceneggiato televisivo (per interpreti e riferimenti). Si parte da una sorta di Natale in Crociera e si finisce con uno sguardo ai moderni Selvaggi, in mezzo però – ci spiace dirlo – non c’è molto, e quel poco appare ancor più gracile a causa di una inutile dilatazione che davvero nuoce alle singole scene. Tutto sommato, il respiro è ridotto, come si conferma nel cast, diseguale nella caratterizzazione e soprattutto nella resa.

    Read more »
  • ,

    Qualcuno da amare

    qualcuno_amare_24aprile

    QUALCUNO DA AMARE
    (Like Someone in Love)
    GENERE: Drammatico, Sentimentale
    ANNO: 2012
    USCITA: 24/04/2013
    DURATA: 109′
    NAZIONALITA’: Francia, Iran, Giappone
    REGIA: Abbas Kiarostami
    CAST: Ryo Kase, Rin Takanashi, Tadashi Okuno
    DISTRIBUZIONE: Lucky Red
    TRAMA: Tokyo. Una studentessa di un college femminile si prostituisce per pagarsi gli studi ma finisce per innamorarsi di un cliente molto singolare: un anziano e raffinato professore universitario che si mostra sin da subito molto benevolo nei suoi confronti.
    —————
    Presentato al Festival di Cannes 2012 – In Concorso

    RECENSIONE: Some things are better left unsaid
    VOTO: 3.5

    TRAILER

    Read more »
  • Le streghe di Salem: Troppo sangue al fuoco

    Le streghe di Salem di Rob Zombie confermano il gusto macabro e visionario del musicista, sempre più a suo agio con i topoi del genere, che mostra di maneggiare in maniera originale e rispettosa… anche se non sempre equilibrata
    VOTO: 3

    Che piaccia o meno, non si può negare una indubbia qualità al musicista e regista Rob Zombie: adora cambiare. Più nel cinema, che nella musica (ma attendiamo smentite), e pur restando fondamentalmente fedele e lagato al genere più amato: l’horror.
    Forse, semmai, dopo l’exploit dei primi due film e l’ottimo doppio omaggio al classico Halloween – e trascurando volutamente l’animato SuperBeasto – in questo ‘Lord of Salem’ si è fatto un po’ troppo prendere dal progetto integrato di uscire contemporaneamente con un film, un libro (del film) e un disco.
    Meno originale di altre sue prove, queste Streghe di Salem raccoglie una quantità di suggestioni e impressioni dalle fonti più disparate (ci sono Melies e Alice Cooper, Polanski e Kubrick, la Pop Art e l’espressionismo tedesco) e le mescola insieme non sempre con egual equilibrio e senso.
    La storia che si sviluppa intorno a una splendida, coriacea e carismatica Sheri Moon è di quelle pù classiche; o meglio, unisce due classici: il tema della maledizione e quello dell’anticristo. Forse troppa carne al fuoco, nonostante sia sviluppata attraverso divertenti variazioni sull’ulteriore tema della ‘Musica satanica’. Soprattutto per l’uso fatto di splendide canzoni dei Velvet Underground nei momenti topici del film.
    Per il resto, molta confusione e qualche rozzezza. Voluta, sicuramente; visto quanto Zombie adora la grossolanità dell’horror di altri tempi, declinata in maniera più capace e creativa di tanti contemporanei convinti di rendere omaggi al genere solo presentando film mal fotografati o similia.
    Le parti più blasfeme (sempre che superino il visto della censura italiana) e caleidoscopiche sono sicuramente quelle che restano in mente, peccato per la creatura simil-Scrondo che potrebbe strappare inopportuni sorrisi al pubblico nostrano.

    Read more »
  • Qualcuno da amare: Some things are better left unsaid

    Con due ambienti, quattro personaggi e tanti dialoghi: ecco Qualcuno da amare, il nuovo film di Abbas Kiarostami, che non sembra aver bisogno di un inizio preciso e di una conclusione chiara per creare una connessione tra storia e spettatori.
    VOTO: 3.5

    Kiarostami, spesso, richiede molta pazienza, fede quasi, in questo caso sarà bene invece dimostrare un certo intuito. Il “Like someone to love” presentato al 65esimo Festival di Cannes dal regista iraniano, con cast (e ambientazione) giapponese è un film che non va sottovalutato, né seguito distrattamente. Attenzione, infatti, ad adagiarsi sulla ripetitività e limitatezza delle scene, degli ambienti e dei personaggi, ché si rischierebbe di farsi sfuggire dettagli utili. Quanto meno alla decrittazione della storia.
    Come detto, molto, forse troppo, è omesso, lasciato all’interpretazione e alla fantasia del pubblico. Libero come non mai di ‘farsi il proprio film’. Una costruzione ambigua, fatta di non detti e non mostrati, permette fraintendimenti utili a colmare i vuoti che lo sviluppo volutamente lascia.
    Kiarostami è sempre lui: tempi dilatati, lunghi dialoghi, campi e controcampi, camera fissa ad attendere l’azione; e due protagonisti perfetti – in un cast più che esiguo – intorno ai quali ruota l’intero film.
    Ma al di là delle linee e delle connessioni tra i vari capitoli e snodi dell’azione (si fa per dire), quel che va riconosciuto in una storia anche banale di relazioni apparenti e sognate (una giovane universitaria arrotonda facendo la escort all’insaputa del suo ragazzo e della famiglia lasciata nella provincia lontana) è quel che passa attraverso il cuore, più che per le capacità deduttive di ciascuno.
    La solitudine la fa da padrona. Dettata dal destino, da antichi lutti, dal bisogno, dalla vergogna, è triste la venatura di questa commedia sentimentale. Molto triste. Perfino straziante, all’ascoltare i messaggi lasciati in segreteria della anziana in attesa sotto la statua davanti alla stazione di Tokyo…

    Read more »
  • Attacco al potere – Olympus has fallen: PoliticAction

    VOTO: 2.5

    Mentre le minacce nucleari della Corea del Nord occupano le prime pagine dei giornali e ogni aggiornamento televisivo, il caso e una programmazione fortunata portano nelle sale italiane un film che fa di questo tema scottante la base per una rappresentazione (sempre meno) fanta-politica, con il rischio persino di suggerire malaugurati piani di azione a eventuali malintenzionati.
    Già, perché l’assalto alla Casa Bianca messo in scena da Butler e Fuqua è di quelli da ricordare, e rivedere, per orchestrazione e complessità – a patto di accettare alcune strane ingenuità da parte di uno dei sistema di difesa più sofisticati al mondo – e inserisce di diritto questo Attacco al potere – Oympus has Fallen in un filone action che dopo gli anni ’80 aveva avuto pochi degni epigoni. Grana grossa, machismo a badilate, eroi granitici e motivazioni semplici (la vendetta, la redenzione, l’onore), tutto condito con sparatorie e scontri corpo a corpo in un percorso da videogioco fino al ‘quadro finale’: la ricetta è semplice, ma efficace. Onore al merito alla coppia suddetta di averla saputa impiattare, anche se a tutto vantaggio – in primis – di un Butler che dall’alto della sua veste di produttore ancora una volta sceglie di porsi al centro di un progetto costruito su misura e per farlo risaltare al massimo. In questo caso negli inediti panni di ‘Action Hero’. Ruolo che – dopo i ritorni di imarcescibili grandi vecchi (in Mercenari, Last Stand e Jimmy Bobo) – rischiava di non avere candidati sotto i 50 anni a interpretarlo.
    In molti dovranno celare meglio il proprio gongolare per una concordanza di eventi che non potrà che convenire a un film che, non pago di puntare forte sulle paure più inconfessate del pubblico statunitense, non lesina nemmeno sul risvegliarle. Anche rievocando il trauma ancora vivo delle Torri Gemelle, a conferma di uno strano contrappasso sempre più frequente a Hollywood e che ricorda l’elaborazione del dopo Bomba giapponese nei tanti film catastrofici e godzilliani del dopo guerra.
    Ma, a parte questo, preparatevi a un grande lunapark, e a un film esattamente fedele alle aspettative che crea… Sarà pure retorico e prevedibile, ma – se volete un consiglio – accontentatevi… e portate i pop corn!

    Read more »
  • ,

    Nella casa: Insider reading

    VOTO: 3.5

    A vedere Nella casa, il nuovo film di Francoise Ozon, sembra davvero che i problemi della scuola e di alfabetizzazione giovanile non siano solo italiani, come anche la frustrazione di chi vive di parole e di cultura… Senza entrare nel merito o dedicarsi, se non lateralmente, a una analisi di questo aspetto, lo sguardo indagatore del regista si rivolge altrove, senza che per questo il risultato si banalizzi o appaia meno complesso.
    Pochi personaggi, tutti apparentemente principali, come in una rappresentazione teatrale nella quale ci si alterna sulla scena, ruotano intorno a una dinamica centrale, quella tra l’insegnante di letteratura Germain e l’allievo Claude.
    Una educazione reciproca nella quale entrambi trovano la scusa per inseguire i propri inconfessabili desideri, uno in particolare, quello di continuare a osservare la vita, altrui. Pirandello diceva: ‘o si vive o si scrive’, e qui la scelta sembra esser ben chiara. Ma non importa, né ai protagonisti né al regista, che li mette in scena in un turbinare di metafore e riferimenti.
    L’intrigo, ci rendiamo conto (e avvisiamo), è del tutto intellettuale. Pur con venature thriller e morbose, e una forte impronta Alleniana (soprattutto in alcune scene, tra Io e Annie e Misterioso Omicidio a Manhattan), il continuo spostare la partecipazione empatica del pubblico finisce per evidenziarlo. Sicuro merito del regista è quello di riuscire a mantenere l’equilibrio tra le diverse linee di racconto e i tanti elementi, mai inutili, alternandoli e facendole convergere su una risoluzione.
    Ma il fascino maggiore, per chi vorrà coglierlo, di questo viaggio in un ‘inferno’ così quotidiano e semplice da sembrare banale è forse proprio nell’invidia di quella normalità cui si anela e che, non raggiunta, istiga alla distruzione.
    Una fascinazione, una curiosità, che si rovesciano in sadismo e passano attraverso un malcelato senso di superiorità e un desiderio di punizione che cercano nella letterarietà una giustificazione. La scelta di un narratore adolescente rende la prosa stessa molto giovane, e aggiunge alla stessa un tocco di crudeltà e schiettezza; una naivte che va perdendosi via via che prosegue l’educazione dei due soggetti, Claude in primis, la cui spontaneità gradualmente scolora verso un cinismo fatto di strategia e plagio.

    Read more »
  • ,

    Confessions: A little broken flower

    Candidato agli Oscar come miglior film straniero, secondo Michael Mann Confessions  è “un capolavoro inquietante e assoluto”, finalmente in Italia trova la distribuzione della Tuker Film e un trampolino di lancio come il Far East Festival di Udine.
    VOTO: 4

    Questa trasposizione cinematografica del romanzo omonimo di Kanae Minato, si dimostratecnicamente ineccepibile, un ricordo visivo che resta scolpito nella mente degli spettatori, che travalicai confini nazionali per guadagnarsi a pieno titolo un posto tra i più fregiati e famosi lavori hollywoodiani.
    Una storia snella, non banale, una ricostruzione a ritroso per un thriller con una linea narrativa degna diun Bryan Singer in ottima forma. Tutto molto moderno, attuale, perfettamente contestualizzato nelraccontare una complessa vita adolescenziale, non cristallizzata ma esportabile oltreoceano.
    Un forte senso di giustizia privata è il fil rouge che lega tutta l’opera, avvicinandola ad una cinica leggedel taglione: percorso amaro tra punizione e redenzione in cui la nemesi è anche catarsi, vissutaintensamente sulle emozionanti note di Little flower dei Radiohead.
    La morale comune tuttavia è forse la parte che più stona, ridondante nel voler trovare per forza unsenso e un risarcimento, un inquadramento in un troppo scontato “ciò che semini è ciò che raccogli”che la vita, quella vera, praticamente mai dona.
    Moriguchi, ragazza madre e semplice insegnante diliceo, colpita da un dramma perverso, si erge così a giudice supremo, in questo la vendetta ritrova unsuo senso, fuoriuscendo da uno schema troppo karmico persino per un orientale e così crudo eschietto per il mercato occidentale.

    Chiara Nucera

    Read more »
Back to Top