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    Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein – Tony Stark Redux

    James McAvoy e l’ex Harry Potter Daniel Radcliffe portano sullo schermo una nuova versione del classico di Mary Shelley. Alla regia Paul McGuigan. In sala dal 7 aprile.

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    Ancora mostri, ancora fulmini, ancora gobbi o quasi. A poche settimane dal fantascientifico Frankenstein di Bernard Rose esce anche Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein, nuova versione del classico gotico di Mary Shelley, uno dei romanzi più celebrati, adattati, a volte anche bistrattati da Hollywood. Dalla leggenda di Boris Karloff alla fedeltà di Kenneth Branagh passando per la parodia di Mel Brooks e per le più bieche trovate commerciali, il fascino dello scienziato pazzo e della creatura che ha finito per ereditarne il nome sembrano non conoscere cedimenti, almeno tra gli executive di hollywood se non tra gli spettatori. In quest’ultima versione, diretta dal britannico Paul McGuigan, già regista di Slevin e della serie tv di Sherlock, i protagonisti sono James McAvoy e l’ex Harry Potter Daniel Radcliffe, rispettivamente nel title-role e nella parte del gobbo assistente Igor.

    La storia architettata dallo sceneggiatore Max Landis (Chronicle) non è propriamente una riedizione di quella classica ma una sorta di prequel, neanche troppo fedele al materiale originale, che narra dell’incontro tra Victor Frankenstein e Igor, promosso da semplice e deforme assistente a pari del più famoso collega. Salvato Igor dalle grinfie di uno spietato circo e instradatolo verso la sua vera passione, quella per l’anatomia, Frankenstein porterà avanti il suo sogno di sconfiggere la morte fino alle più inquietanti conseguenze.

    Pur senza trascurare il tema fondante del libro, la riflessione etica sulla scienza e sui suoi limiti, l’accoppiata Landis-McGuigan sceglie però di cambiare tono, affidando l’elemento gotico a una vaga e inquietante sottotraccia e puntando invece sugli andamenti ritmati e allegri di un cinema sopra le righe che sembra avere in Guy Ritchie il suo regista di riferimento. Molte sono le trovate che riportano alla mente i due film di Ritchie dedicati a Sherlock Holmes, come pure è interessante il lavoro fatto sul personaggio di Frankenstein. Carismatico, intraprendente e un po’ guascone lo scienziato maledetto di Mary Shelley diventa grazie alla magia di Hollywood (bianca o nera che sia), una sorta di Tony Stark ante-litteram, tanto che non è difficile, chiudendo gli occhi, pensare a una versione invecchiata del personaggio interpretata da Robert Downey Jr. in persona. L’Igor di Daniel Radcliffe, pur con tutte le differenze, resta invece ancorato a un ruolo per lui nuovo, quello di narratore, di tramite tra gli avvenimenti narrati e lo spettatore, che non permette all’interprete troppi svolazzi.

    Victor: La storia segreta del dottor Frankenstein finisce quindi per reggersi tutto sulle spalle di McAvoy ed il rammarico più grande è che la sottile linea tra genio e follia su cui si incammina il protagonista non venga mai davvero varcata, tanto che la sceneggiatura di Landis è costretta nel finale a inserire nel menù il più banale dei cattivi. E così il film non spicca il volo, appesantito dalle sue stesse incertezze, e resta solo una piacevole escursione in un cinema divertente e commerciale, impreziosita dallo score incalzante di Craig Armstrong.

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