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    Point Break: Remake estremo

    Filosofia e sport estremi nel thriller di Ericson Core, remake del classico del 1991 che lanciò la carriera di Kathryn Bigelow. Luke Bracey ed Edgar Ramirez riprendono i ruoli che furono di Keanu Reeves e Patrick Swayze. In sala dal 27 gennaio.

    2stelle

    Un po’ meno surf ma tanta adrenalina lo stesso. Perché oltre alle tavole che solcano le onde qua ci sono moto da cross, snowboard, jumpsuit e un obiettivo allargato a tutti gli sport estremi. Point Break 25 anni dopo è anche questo, un film di culto che nel 1991 ha segnato una generazione torna con la speranza di segnarne un’altra o almeno di segnare qualche zero in più in certi conti in banca. Ma è Hollywood, baby, e allora giusto il tempo di una scorsa ai titoli e poi conviene allacciarsi la cintura.

    Alla voce regia troviamo scritto Ericson Core, che finora aveva diretto Imbattibile, storia di football con Mark Wahlberg, ma che la carriera l’ha fatta soprattutto come direttore della fotografia, al servizio di Lawrence Kasdan, Kevin Reynolds e per il primo capitolo della saga di Fast & Furious. Gli interpreti sono invece due newcomer, il venezuelano Edgar Ramirez (nel cast di Joy, The Bourne Ultimatum e nel prossimo La Ragazza del Treno) e l’australiano Luke Bracey (una carriera schizofrenica tra le soap degli antipodi ed action come G.I. Joe – La Vendetta). Le scarpe da riempire sono belle grosse, quelle di Kathryn Bigelow, che nel frattempo ha vinto un Oscar per The Hurt Locker, e quelle di Keanu Reeves e Patrick Swayze che nel Point Break del ’91 trovarono rispettivamente una rampa di lancio e l’ultimo grande ruolo.

    La storia è quella di Johnny Utah (Bracey), ex stella di Youtube e giovane agente dell’Fbi in cerca di una propria strada, e di Bohdi (Ramirez), filosofo e criminale a capo di una banda di filosofi e criminali impegnati in un’impresa impossibile. Lo sceneggiatore Kurt Wimmer, nel momento di adattare la storia classica di Rick King e W. Peter Illiff, parte da un presupposto, quel senso inebriante di adrenalina che dava la carica al film precedente, e cerca di moltiplicarla spostando il focus dal surf al mondo degli sport estremi e venando di un vago ambientalismo le aspirazioni filosofiche di Bohdi e della sua banda. Così spariscono i rapinatori con la maschera da ex presidente guidati da Patrick Swayze e arriva un gruppo di eco-terroristi impegnati a seguire la via dell’illuminazione passando per otto imprese impossibili.

    Core, che firma anche la fotografia, sposa in pieno questa scelta e decide di dare largo spazio agli stuntman e alle loro imprese decidendo di ridurre al minimo l’utilizzo del green screen e degli effetti digitali, anche se quel minimo ogni tanto si vede e rovina un po’ il senso dell’impresa. Per il resto tra l’arrampicata libera delle Angel Falls in Venezuela, le evoluzioni in jumpsuit e snowboard tra le alpi svizzere e quelle italiane e le onde giganti al largo della Francia (ma girate in realtà alla barriera di Teahuppo, nella Polinesia francese) è anche facile rimanere senza fiato. Si tratta di sequenze che probabilmente resteranno nella storia dello stunting, eseguite da atleti specializzati spesso di fama mondiale. Restare nella storia del cinema sarà invece uno stunt davvero impossibile per questo nuovo Point Break, che vorrebbe raccontarci di un viaggio spirituale in netto contrasto con le evoluzioni da Youtube e i finanziamenti degli sponsor ma che poi, a parte le evoluzioni da Youtbe e i finanziamenti degli sponsor, non ha molto da dire e quel poco di interessante l’aveva già detto meglio il film della Bigelow.

     

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