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    Weekend al cinema: i film in sala dal 28 aprile

    Nuovo appuntamento con weekend al cinema, la nostra rubrica che vi informa sui nuovi titoli in sala pronti per essere visti durante il fine settimana. L’ultimo weekend al cinema di aprile si apre all’insegna del disaster movie con 10 Cloverfield Lane (in foto). Con John Goodman, Mary Elizabeth Winstead e John Gallagher jr., il film, diretto da Dan Trachhtenberg, è un progetto parallelo di Cloverfield, film del 2008 di Matt Reeves. Michelle, dopo un incidente d’auto, si risveglia ammanettata ad un letto in un rifugio sotterraneo. Con lei ci sono due uomini, uno dei quali le rivela di averle salvato la vita e che tutta la razza umana è stata sterminata a seguito di un attacco batteriologico. Ma qualcosa di sinistro si nasconde dietro quell’uomo.

    Per il genere animazione, Fuga dal pianeta Terra è la pellicola di Cal Brunker che racconta le avventure di due fratelli alieni che devono affrontare i più temibili (e poco intelligenti) abitanti dello spazio: gli esseri umani. Kate Winslet è la protagonista di The Dressmaker – Il diavolo è tornato, di Jocelyn Moorhouse. Siamo nel 1951 e dopo decenni, Tilly torna nel paesino da cui era stata esiliata, ma questa volta lo fa in gran stile: la donna, infatti, ha fatto carriera ed è diventata una famosa stilista. Realizzare abiti per i suoi concittadini è un modo per scoprire alcune cose del suo passato rimaste nascoste. Gus Van Sant, invece, è alla regia di La foresta dei sogni, film con Matthew McConaughey e Ken Watanabe. Arthur Brennan ha deciso di suicidarsi e per farlo si reca nella Foresta dei Suicidi ai piedi del monte Fuji in Giappone. Qui incontra Takumi Nakamura, anch’egli intenzionato a togliersi la vita. Ma il loro incontro sarà l’inizio di un’avventura tra i labirinti delle loro menti.

    Per quanto riguarda l’Italia, iniziamo con il drammatico Zeta, di Cosimo Alemà. Ambientato nella periferia di Roma, il film è una storia di formazione che ha per protagonista un giovane rapper nella sua strada verso il successo. Giulio Base dirige Massimo Boldi e Max Tortora in La coppia dei campioni: un viaggio tra le strade di Europa di due persone appartenenti a due mondi molto diversi. Ma alla base un unico obiettivo: fotografare la Coppa dei Campioni alla finale di Champions League. InFernet di Giuseppe Ferlito porta in scena cinque storie che si intersecano tra loro e che riguardano il lato oscuro della Rete. Nel cast anche Remo Girone, Roberto Farnesi e Ricky Tognazzi. La grande rabbia di Claudio Fragasso racconta la nostra società attraverso due personaggi: un ragazzo di colore che partecipa ad incontri clandestini di combattimento a mani nude e un giovane romano che lavora in un pub, ma che si fa mantenere dal padre e dal fratello più piccolo.

    Vi ricordiamo che oggi è l’ultimo giorno per poter vedere al cinema Lui è tornato, il film di David Wnendt che è diventato il caso cinematografico dell’anno in Germania. La pellicola è presente sul catalogo Netflix, ma per tre giorni (dal 26 al 28 aprile) sarà distribuito nelle sale del nostro Paese. Sempre dalla Germania arriva Lo Stato contro Fritz Bauer, di Lars Kraume. Il film racconta le vicende che hanno portato il procuratore generale tedesco Fritz Bauer a contattare il Mossad, i servizi segreti israeliani, per scoprire dove si trovasse Adolf Eichmann, ex tenente colonnello delle SS. Cile, Francia e Spagna sono i Paesi di produzione del suggestivo documentario La memoria dell’acqua: il ricordo dell’eccidio perpetrato dal regime di Pinochet vive in un racconto che parte da una riflessione sulla vita e sull’elemento naturale indispensabile per la sopravvivenza, l’acqua. Dalla Francia la commedia Benvenuti…ma non troppo, diretta da Alexandra Leclère: a causa di un inverno molto rigido, a Parigi viene stabilito che gli abitanti con case di grandi dimensioni devono ospitare precari e senza tetto. Quando due famiglie ostili al provvedimento si troveranno ad affrontare questa realtà, ci sarà da ridere (e da riflettere). Infine, Dalibor Matanic dirige Sole Alto, film drammatico ambientato a Zagabria in tre momenti diversi: nel 1991, nel 2001 e nel 2011. Protagonisti sono tre coppie di persone che devono affrontare guerra e odio etnico tra serbi e croati.

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    Lui è tornato: quando Hitler diventa pop

    Dal romanzo omonimo di Timur Vermes, arriva in Italia Lui è tornato, commedia grottesca di David Wnendt che racconta il ritorno di uno dei personaggi più sinistri della nostra Storia: Adolf Hitler. Caso cinematografico dell’anno in Germania, la pellicola è disponibile in streaming su Netflix Italia dai primi di aprile e sarà nelle sale del nostro Paese per una proiezione evento di tre giorni.

    3stelle

    Cosa succederebbe se Hitler tornasse? Riuscirebbe a destreggiarsi nella società multimediale che noi viviamo? Timur Vermes, nel 2013, si è posto questa domanda e la risposta è contenuta nel libro Lui è tornato (edito in Italia da Bompiani), dal quale David Wnendt ha tratto l’omonimo film diventato, in Germania, il caso cinematografico dell’anno. Dallo scorso 9 aprile la pellicola è disponibile su Netflix Italia e dal 26 al 28 aprile sarà proiettato nei nostri cinema con la distribuzione di Nexo Digital (qui per scoprire le sale).

    Estate 2014. Tra i cespugli di un cortile si materializza Adolf Hitler (interpretato da Oliver Masucci). Sporco, con la divisa bruciacchiata, Hitler inizia a muoversi in una Berlino a lui irriconoscibile. E se davanti alla Porta di Brandeburgo alcuni lo considerano uno scherzo di pessimo gusto, in molti gli vanno incontro per uno storico selfie (eh sì, ci sono anche dei nostalgici del fascismo italiano con tanto di braccio alzato). Una riuscitissima imitazione? Sta di fatto che incontrando le persone comuni, accompagnato dal giovane cameraman Fabian Sawatzki (Fabian Busch), Hitler trova quel terreno favorevole alle sue idee, tanto da conquistare anche la tv e YouTube e da scrivere il suo secondo libro, una sorta di Mein Kampf dei giorni nostri.

    La provocazione di Wnendt (e di Vermes prima di lui) sta proprio nel dimostrare come la Germania di oggi non sia del tutto diversa da quella del primo dopoguerra: stretta tra crisi economica, una classe politica discutibile (Hitler definisce la Merkel “una donna tozza che infonde lo stesso ottimismo di un salice piangente“), attentati terroristici e l’immigrazione, lo spettro del populismo si aggira tra le strade tedesche – ma possiamo tranquillamente allargare il nostro spazio all’Europa intera – e assurge a punto di vista rispettabile (“A causa di quella macchia del passato, uno non può nemmeno più dire quello che pensa. Ti danno subito del razzista“, dice la proprietaria di un chiosco) quando in realtà è solo un pericoloso retrocedere verso i gravi errori del passato. E’ l’importanza della memoria il messaggio che Lui è tornato vuole lanciare e a sottolinearlo è una delle scene più emotivamente forti della pellicola, quando Hitler incontra un’anziana donna costretta sulla sedia a rotelle e afflitta da demenza senile. Al solo sentire la sua voce, la donna lo riconosce e lo affronta: “Sei tale e quale ad allora e dici le stesse cose di allora. Anche all’epoca, all’inizio, ridevano di te. Io so bene chi sei, non l’ho dimenticato!“.

    Populismo e odio alimentati dai mezzi di comunicazione di massa, prima fra tutti la televisione, quello “straordinario strumento di propaganda” che affascina tanto il Führer, ma che è popolato di cuochi, programmi pseudo-satirici che sugli stereotipi basano la loro fortuna e che considera sin da subito il suo ritorno come un business da non farsi scappare, in barba al comune senso del pudore.
    Hitler diventa pop in un modo così grottesco da far venire i brividi ed è proprio in questa visione del regista che la provocazione riesce alla perfezione.

    Lui è tornato si muove sul doppio binario del racconto grottesco (alternato a scene da candid camera) e la denuncia sociale. E proprio qui sta il principale difetto del film: ad un certo punto si ha quasi l’impressione che il regista non riesca a tenere sotto controllo il crescendo delle situazioni surreali, che qualcosa gli sfugga, e si passa in maniera repentina alla critica sociale, senza soluzioni di continuità, tanto da provocare un certo spaesamento nello spettatore. Tuttavia la pellicola di Wnendt trova un certo equilibrio grazie all’interpretazione del suo protagonista: Oliver Masucci riesce magnificamente a somigliare al Führer non solo a livello fisico, ma anche nei gesti, nel suo modo parlare e di presentarsi in scena. Di contorno ci sono tutta una serie di personaggi sì funzionali all’intera storia, ma principalmente spalle su cui può contare il personaggio di Masucci.

    Altra scena memorabile è quella in cui il film cambia registro, verso il finale. Sawatzki e Hitler sono in cima ad un palazzo: il cameraman spara al Führer che cade nel vuoto. Ma quando il giovane si affaccia, ecco che Hitler gli compare alle spalle: “Non puoi uccidermi. Perché una parte di me è in tutti voi!“. Spiazzante, attuale, agghiacciante. Lui è tornato, quindi. Ma siamo davvero sicuri che se ne sia veramente andato?

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