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    Far East Festival, 15 anni e si festeggia ancora

    Al Far East Festival 2013, il Gelso d’Oro all’alfiere mondiale della cultura coreana è solo la punta di iceberg che ha molto da mostrare e da scoprire; in attesa dei Gelsi d’oro ogni singolo film è una celebrazione dei 15 anni della manifestazione di Udine.

     

    Kim Dong-ho, uomo di pace

    In questi 15 anni abbiamo incontrato molti registi, molti attori e molte attrici dal talento e dalla bellezza ineguagliabili. Abbiamo conosciuto anche i maestri del cinema contemporaneo e li abbiamo premiati per le loro carriere straordinarie. Da Michael Hui, il Jerry Lewis d’Oriente, al nostro amatissimo Johnnie To, con le sue visioni di una Hong Kong nera, più nera della pece, e con i suoi romantici eroi a mano armata. In questi 15 anni, poi, ci siamo pure imbattuti in grandi uomini e grandi donne che spesso hanno agito, in nome di un amore irrefrenabile per il cinema, non in prima linea, ovvero non sul grande schermo, ma in maniera comunque decisiva e determinante. Uno di questi è Mr. Kim Dong-ho.

    Tra i fondatori del Festival di Busan (cioè la Cannes dell’Estremo Oriente), il signor Kim è stato per noi un esempio. Un uomo forte che ha vissuto della sua determinazione e con la sua passione ha reso grande il suo festival e la cinematografia di un intero paese: la Corea del Sud. Regista e anche attore, lo storico fondatore e direttore del Festival di Busan ha diffuso in tutto il mondo il verbo creativo della sua terra quando ancora era in massima parte sconosciuto agli occhi occidentali. Quest’azione costante, questo suo girare per il mondo nelle vesti di ambasciatore, non a caso, ha coinciso con lo straordinario rinascimento del cinema coreano, dalla fine degli anni Ottanta agli anni Novanta, poi culminato nella consacrazione internazionale di autentiche eccellenze (basti pensare ai nomi di Park Chan-hook, Kim Jee-woon e Bong Joon-ho).

    A Kim Dong-ho consegneremo il Premio alla carriera della quindicesima edizione del Far East Film, il Gelso d’oro. Per noi è un gesto di rispetto e di riconoscenza. Ma l’idea di premiare un direttore di un festival vuole anche essere un segnale forte di resistenza a dimostrare la necessità, come azioni di libertà intellettuale, di un parlare di cinema e di un vivere di cinema. Kim è un motivo di ispirazione costante e anche la dimostrazione che i festival e il lavoro di ricerca, anche oggi tra le mille difficoltà, siano un qualcosa di imprescindibile per la circolazione delle idee.

     

    Il Gelso d’Oro

    Nato dalla collaborazione tra il Far East Film Festival e Idea Prototipi® (l’azienda di Udine che unisce la lavorazione del metallo alla tecnologia più avanzata), il Gelso è il premio ufficiale del Far East Film. Caratteristico del paesaggio del Friuli Venezia Giulia ma originario dell’Asia, l’albero del gelso è stato scelto come simbolo dell’incontro tra due culture, quella Occidentale e quella Orientale, ma anche tra due diversi immaginari.

    Da Tokyo a Taipei: il viaggio dell’edizione 2013

    Accanto alla Corea c’è il Giappone e là, ogni giorno, un ragazzino di 12 anni controlla la vita dei suoi vicini e si prende cura della sicurezza del caseggiato, dove vivono organizzate centinaia di famiglie. A raccontarci la straordinaria e, al tempo stesso, quotidianissima storia di un piccolo grande eroe è Nakamura Yoshihiro in See You Tomorrow, Everyone. Regista-chiave del cinema giapponese contemporaneo, Nakamura sarà una delle grandi personalità presenti al Festival di Udine.

    Un Giappone, quello che vedremo al FEFF, dove abitano tante donne moderne, come in Girls for Keeps, dove s’incontrano i cuori solitari in trasferta di I Have to buy New Shoes e dove si agitano adolescenti con gli ormoni in subbuglio come commedia Maruyama, The Middle Schooler dell’eccentrico sceneggiatore e regista Kudo Kankuro.

    Dalla Cina Continentale, con uno stile epico ed esteticamente impeccabile, ritorna invece dopo il successo di The City Of Life and Death Lu Chuan, per raccontarci la nascita della Dinastia Han che governò la Cina duecento anni prima di Cristo. Un capolavoro carnale e tenebroso che tra Shakespeare e Kurosawa ha per titolo The Last Supper. Lu Chuan sarà accompagnato a Udine dalla sua musa: la diva Qin Lan.

    Altro ospite del festival sarà il grande Herman Yau, vecchia conoscenza del pubblico udinese, che rappresenterà i colori di Hong Kong con uno dei titoli più attesi dell’intera selezione: Ip Man – The Final Fight, nuova tappa del biopic sul grande maestro di Bruce Lee.

    Il viaggio del Far East Film si sposterà poi a Taipei (per la prima volta sono 5 i titoli di Taiwan presenti nella selezione), in Malesia (presente con un unico film), nelle Filippine (4 titoli) e in Thailandia (5 titoli), dove incontreremo, tra gli altri, il bizzarro messia tossico del pulp horror Countdown!

    King Hu, tra visioni cinematografiche e parola scritta

    La fama di King Hu travalica, ovviamente, i confini orientali. Il nome dell’autore di A Touch of Zen e di tanti altri capolavori è ben noto anche in Occidente, almeno presso tutti coloro che amano e frequentano il cinema asiatico. A tal proposito ci piace ricordare che, già nel 1998, la rassegna Hong Kong Film (prima incursione del Centro Espressioni Cinematografiche di Udine nel territorio orientale) presentò in retrospettiva Dragon Inn.

    Però in Occidente – ne parla lo stesso King Hu – gli spettatori e i cinefili tendono a guardare all’opera del grande regista cinese più in relazione allo stile cinematografico e alla costruzione visiva che in rapporto alla storia e alla cultura classica cinese, della quale essa si nutre. In generale, il grande pubblico occidentale si è sempre trovato nella condizione di chi vede i film dei maestri e dei semplici artigiani del cinema storico cinese apprezzandone gli aspetti formali e quelli narrativi immediati, ma ignorandone il background culturale; dandone quindi una lettura quanto meno limitativa.

    Il ponte culturale che congiunga il grande patrimonio culturale orientale con quello occidentale è un luminoso progetto ancora in costruzione. E noi del Far East Film Festival siamo fieri di portare la nostra pietra a questo progetto con l’insieme della nostra attività e con la pubblicazione – la prima in inglese e in italiano – degli scritti di King Hu, dalla quale emergono vivacemente la sua vivacità culturale, la sua ricchezza di stimoli intellettuali, la riflessione teorica e l’attenzione storica sottese ai suoi film.

    Questa raccolta di scritti, lungo progetto del curatore Roger Garcia, ci restituisce un King Hu inedito e finalmente completo rispetto all’immagine che ne avevamo in Occidente. E, quindi, anche i suoi meravigliosi film assumono ai nostri occhi una nuova luce. Questo, probabilmente, è il più grande evento della quindicesima edizione del Far East Film.

    15 anni di FEFF

    Più un festival invecchia, più scopre la sua necessità. Smette di essere solo un evento e diventa, a tutti gli effetti, un avamposto culturale. Dopo 15 anni, la percezione del lontano Oriente non è cambiata molto dalla prima edizione: resta lontano. Si guarda costantemente alla Cina aspettando una occidentalizzazione dei suoi costumi. Si interpretano i movimenti sociali aspettando l’arrivo dei sindacati. Continuiamo a decifrare quel mondo usando solo i nostri strumenti. 15 anni sono pochi per cambiamenti che possono avvenire solo attraverso generazioni. Perché anche se vediamo il mondo cambiare velocemente, noi restiamo ancorati al nostro immaginario.

    Nell’arco del tempo il Far East Film ha lavorato su questo concetto, cercando di allargare la sua vita: ha portato alcuni film in distribuzione nelle sale cinematografiche, ha stimolato la nascita di rassegne televisive, ha costruito la sua collana home video, ed ora avrà il suo debutto sul web. Dopo quindici anni almeno esiste, nel senso che è conosciuto, il cinema orientale anche in Italia e in Europa. La maggior parte dei film che trovano visibilità in Europa sono passati al Far East Film. Si è creato un pubblico. Il lontano Oriente resta lontano, d’accordo, ma per i più giovani un po’ meno.

    Al suo quindicesimo anniversario, il festival di Udine ha, ora più che mai, riflettuto sul senso e sul significato di una proposta che non vuole essere d’elite, autoreferenziale, prevedibile, mutuabile. Spogliandosi di tutto e ritornando alle origini, dopo 15 anni, il Far East Film è sempre e soltanto espressione di una stessa esigenza e di una stessa urgenza: quella “fame di mondo” che certo non si è mai placata. Anzi: è stata alimentata proprio dalla continua frequentazione con l’Oriente.


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